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domenica 5 maggio 2013


Oggi innanzi la Prima  Sezione del Tribunale
La quarantesima udienza del processo a Nicola Cosentino

Resta ancora legata ad un filo di “umanità” la sua libertà –

Ascoltati finora  collaboratori di giustizia, periti, ministri, sindaci,  prefetti,  deputati,   senatori,  presidenti e direttori di Consorzi  
 Rigettate tutte le istanze di scarcerazione – Cosentino dal carcere di Secondigliano:”La galera da innocente è terribile, la detenzione preventiva è una tortura” -



     Caserta  – ( di Ferdinando Terlizzi )  - Quella di oggi lunedì,  sei maggio,  è la 40esima udienza del processo principale che vede l'on. Nicola Cosentino  ( difeso dagli avvocati Stefano Montone e Agostino De Caro ) coinvolto in tre processi;  due incardinati  presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere  e il terzo  presso il Tribunale di Roma. Il primo, come è noto, che si sta celebrando innanzi la Prima sezione penale, collegio “C”  ( Presidente Giampaolo Guglielmo )  riguarda  una ordinanza di custodia cautelare emessa a novembre del 2011, con  la quale il deputato casertano veniva accusato di “concorso esterno in associazione mafiosa”,  in riferimento all'attività dell'ECO4,  il consorzio di aziende che ebbe in gestione gli appalti per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in Provincia di  Caserta.
     Nell’ordinanza di custodia cautelare chiesta  nei suoi confronti dai pubblici ministeri della DdA Alessandro Milita e Giuseppe Narducci, il leader del P.d.L. Campano veniva identificato come “la diretta espressione della criminalità organizzata con riferimento al clan dei casalesi”.  Secondo l'accusa Cosentino utilizzò il suo potere politico per pilotare appalti e assunzioni presso il Consorzio CE4.  
       Il secondo processo: eufemisticamente definito dalla stampa “Il Principe e la (scheda ) Ballerina”,  a ruolo innanzi la prima sezione (Presidente Orazio Rossi)    è fissato per mercoledì prossimo 8 maggio e   vede Cosentino accusato di concorso in reimpiego di capitali, falso, corruzione e abuso di ufficio con l'aggravante dell'art.7 della Legge antimafia. 
     Il terzo processo,  in istruttoria  a Roma,  riguarda il “dossieraggio” contro il Presidente Stefano Caldoro e Cosentino è accusato di calunnia, “per aver veicolato notizie sulla sua vita privata nel tentativo di danneggiarlo nella sua corsa alla Regione”.
     La prima udienza del primo  processo fu celebrata nell’aprile del 2011, nel corso della quale il presidente, costituite le parti, lesse la lunga accusa al deputato il quale- quasi sempre – è stato presente in aula. Il  primo colpo di scena si verificò nelle prime udienze allorquando il pubblico ministero della DdA,  Giuseppe Narducci, ( sostituito da Cesare Sirignano,  che poi ha lasciato al solo Alessandro Milita lo scranno dell’accusa )  abbandonò la sua veste di pubblico accusatore per andare a ricoprire il ruolo di Assessore nella giunta del  suo collega Giuseppe De Magistris eletto – a furor di popolo – sindaco di Napoli. 
     Poi nelle successive udienze si sono alternati periti e collaboratori di giustizia, tutti testi cosiddetti dell’accusa:  Alessandro  Pulcri, capitano dei carabinieri che condusse le indagini; Pasquale Storace, capitano del Nucleo NOE dei carabinieri, che si occupò in particolare delle intercettazioni; Antonio Cupperi, perito del tribunale al quale è stato affidato il gravoso compito della trascrizione delle intercettazioni ambientali e non; il consulente immobiliare Armando Cattaneo.
     Successivamente  ( udienza del 9 gennaio 2012 ) venne addirittura ascoltato l’ex ministro dell’Ambiante Sen. Alterio Matteoli, che dovette riferire sui risvolti di una revoca della concessione e agli esiti di una riunione tenutasi a Roma alla quale presero parte componenti del Consorzio “CE3” e “CE4”. Nella tornata del 6 febbraio del 2012 venne sentito come “testimone assistito”  l’ex Governatore Antonio Bassolino, ( con l’assistenza appunto dell’avv. Orazio Cicatelli,  perché accusato di reato connesso con processo in corso a Napoli ) e Massimo Paolucci,  da lui nominato sub commissario alla gestione dei rifiuti in  Campania e l’ex direttore generale della FIBE S.p.A.,  Angelo Pelliccia.
     All’udienza del 14 maggio del 2012 vennero ascoltati come testi dell’accusa – e naturalmente sottoposto poi al controesame dei difensori di Cosentino – Raffaele Vanoli, ex sub commissario per i rifiuti in Campania;  Domenico Fasci, Ispettore Capo della Squadra Mobile di Caserta ( per alcune intercettazioni tra Cosentino e altri testi ); Antonio Scialdone – per più di una udienza – direttore generale del Consorzio di Bacino di Napoli e Caserta; Carmine Bevilacqua, ex vice Presidente del Consorzio CE3; Mario Melone, ex presidente del consorzio CE3;  Giuseppina D’Alterio, ex direttore amministrativo della “Impregeco S.r.l.”. e i periti del tribunale: Luca De Gregorio, Raffaele e Angelo Musella.  
     Giungiamo, così, all’udienza del 28 gennaio del 2013,  quando fu di scena il senatore Lorenzo Diana,  una figura ambigua,  un  turista della politica, un professionista dell’Antimafia – come li definiva Leonardo Sciascia -  con cambio di casacca all’occorrenza; una faccia da “mariuolo”, così definito dall’ex Ministro Mario Landolfi,  in una intercettazione agli atti del tribunale.
      In quella udienza  era presente anche l’on. Nicola Cosentino,   una udienza quella piuttosto tesa, dove  i due esponenti politici di parti opposte, si  affrontarono  durante il controesame. Alla domanda sulla leadership,  posta dal difensore di Cosentino, Agostino De Caro, Lorenzo Diana rispose  spiegando che il leader della coalizione di centro destra era, senz’altro, Cosentino “assieme anche –  aggiunse  – a Gennaro Coronella, Mario Landolfi e Pasquale Giuliano”.   
     L’esame di Diana, prima da parte del pm Alessandro Milita della Dda di Napoli, e poi da parte dell’avvocato De Caro, durò  oltre quattro ore in un’udienza in cui si  parlò anche del fatto che i fratelli - Sergio e Michele  Orsi (titolari dell’azienda che gestiva la raccolta dei rifiuti nel consorzio Ce4) - non disdegnavano di interloquire non solo con esponenti di centro destra, ma anche con quelli di centro sinistra.  
     Nelle udienze successive ( dal marzo ad oggi )  hanno deposto – quali testimoni dell’accusa – collaboratori di giustizia di una certa levatura,  che sono stati protagonisti e determinanti per lo sfasciume del clan dei casalesi ( dopo il processo Spartacus e gli ultimi clamorosi  arresti )  ormai ridotto ad una filiale di terz’ordine della camorra – ma non univoci e concordi nell’accusa a  Nicola Cosentino.
     La Direzione Antimafia si è avvalsa della collaborazione fino ad oggi  di: Carmine Schiavone, Dario De Simone, Domenico Frascogna, Raffaele Ferrara, Luigi Diana, Alfonso Diana, Domenico Bidognetti, Francesco Cantone, Francesco Cirillo, Antonio Verde, e Gaetano Vassallo.
     Nel corso di questo anno e mezzo di udienze,  si sono verificati molti colpi di scena,  quasi tutti a danno dell’imputato: Una precisa accusa ( poco credibile però) da parte del   pentito Gaetano Vassallo:”Vidi la consegna di una tangente”. Il boss Michele Froncillo  ha querelato Cosentino perché ha ritenuto offensiva  la frase ( pronunciata in sede di conferenza stampa dall’onorevole ) “Le accuse arrivano da pentiti camorristi schifosi che hanno da scontare ergastoli e puntano a salvare il proprio patrimonio”.
     Noi, per la verità, la pensiamo allo stesso modo di Cosentino. Poi, in ultimo (23 aprile 2013) la Corte Costituzionale ( Presidente Sabino Cassese ) ha deciso che “le 46 intercettazioni   telefoniche dell’ex sottosegretario, oggetto di conflitto tra il tribunale di Santa Maria Capua Vetere e la Camera dei Deputati si possono utilizzare nel processo. La Consulta ha deciso che non spettava alla Camera negare l’utilizzo chiesto dal Gip”.      



            
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