lunedì 21 ottobre 2013

LA COLPA E' SEMPRE DEI PUBBLICI MINISTERI CHE VIVONO PER L'EFFETTO BARNUM!!!

 di Valter Vecellio


Caso Scaglia: 80 giorni di carcere, un anno ai domiciliari… e infine assolto. Chi paga? Ottime cose sul “Messaggero” di Enrico Cisnetto. Ci darà ora una mano per…

21-10-2013
E ora chi gli chiede scusa, e che valore può avere, l’eventuale scusa? E ancora: qual è il giusto risarcimento – posto che un risarcimento giusto possa esserci – per il danno fisico, psichico, economico patito e subito?
Era il febbraio del 2010, quando il nome di Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb, viene iscritto nel registro degli indagati. Residente in Sudamerica, torna immediatamente in Italia con un volo privato e si mette a disposizione dell’autorità giudiziaria. Sa perfettamente che finirà in carcere; quello che non ha messo in conto è che ci sarebbe rimasto, tra carcere vero e proprio e arresti domiciliari, per un anno. Viene infatti liberato il 24 febbraio 2011, un anno dopo il suo rientro. Sul suo capo un’accusa pesante. Il Giudice per le Indagini Preliminari di Roma parla di “una delle più colossali frodi poste in essere nella storia nazionale". In sostanza riciclaggio di denaro sporco per un ammontare complessivo di circa due miliardi di euro. Il filone principale dell'indagine, si va sempre a colpi d’accetta che la storia è piuttosto complessa, riguarda alti funzionari ed amministratori delle società Telecom Italia Sparkle e Fastweb accusati, con riferimento a un arco temporale che va dal 2003 al 2006, di falsa fatturazione di servizi telefonici e telematici inesistenti, venduti nell'ambito di due successive operazioni commerciali dalle compagini italiane Cmc e Web Wizzard srl nonché da I-Globe e Planetarium, che evadevano il pagamento dell'Iva per un ammontare complessivo di circa 400 milioni di euro, trasferendoli poi fraudolentemente all'estero, dove i soldi venivano reinvestiti in beni come appartamenti, gioielli e automobili. Per tutti le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di ingentissimi capitali illecitamente acquisiti attraverso un complesso sistema di frodi fiscali. Si ipotizza un danno per lo stato di oltre 365 milioni di euro derivanti dal mancato versamento dell'Iva, attraverso l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti da parte delle società di telecomunicazione, che hanno ottenuto fittizi crediti Iva, oltre che un utile pari a quasi 96milioni di euro. Si procede anche a un ingente sequestro di beni: 247 immobili per un valore dichiarato di 48 milioni di euro; 133 autovetture e 5 imbarcazioni, rapporti finanziari, quote societarie, crediti nei confronti di Fastweb e Telekom Italia Sparkle…
Giornalista professionista, attualmente lavora in RAI. Dirige il giornale telematico «Notizie Radicali», è iscritto al Partito Radicale dal 1972, è stato componente del Comitato Nazionale, della Direzione, della Segreteria Nazionale.
L'indagine della procura di Roma provoca pesanti strascichi in Borsa. Il titolo della società fondata da Scaglia cede il 7,55% a 15,05 euro dopo aver toccato un minimo infraday di 14,2 euro. Vorticosi i volumi con 1 milione di pezzi passati di mano (pari all'1,2 per cento del capitale) rispetto ad una media mensile di 57 mila. Telecom Italia ha ceduto invece il 2,87% a 1,083 euro con volumi inferiori alla media mensile. Sono infatti scambiati 106,2 milioni di pezzi rispetto ad una media di 131,8 milioni.
Come si conclude, dopo due anni, la vicenda? Diciotto condanne e sette assoluzioni; e tra gli assolti, con Stefano Mazzitelli, ex amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle, c’è indovinate un po’? Anche Scaglia, con alle spalle ottanta giorni in carcere, e il resto ai domiciliari…
Scaglia ha sempre protestato la sua innocenza. È stata forse questa la sua colpa, il suo crimine? È per questo che stava in carcere, pur non sussistendo il pericolo di fuga (si era consegnato spontaneamente), la reiterazione del reato, o l’inquinamento delle prove (ed è solo per questo che si “giustifica” la carcerazione preventiva). Il caso di Scaglia è certamente emblematico di come ancora una volta si faccia un uso della carcerazione preventiva che somiglia molto alla tortura: non confessi? E allora stai in cella. Vuoi uscirne? E allora parla, fai nomi…
Ora Scaglia si ritrova una assoluzione in tasca per non aver commesso il fatto che gli è stato imputato. Chi lo ripaga di quegli ottanta giorni di carcere? Chi gli restituisce l’anno di vista che gli è stato sottratto, e che ha trascorso agli arresti domiciliari? Chi lo ripaga per il danno economico e di immagine subito e patito? Chi risponde, insomma, di questo errore? E quanti sono i casi Scaglia che si consumano ogni giorno senza che si sappia, se ne venga a conoscenza? In carcere, attualmente ci sono oltre sessantamila persone; di queste quasi la metà in attesa di processo; la metà di questa metà verrà dichiarata innocente, dicono le statistiche: circa ventimila persone…Non è una vergogna, un qualcosa che dovrebbe indignare e inquietare?
Un’ultima notazione. Enrico Cisnetto sul “Messaggero” scrive delle cose giustissime. Ha ragione da vendere quando osserva che uno dei problemi “non sta nella colpevolezza o meno, quanto nell’utilizzo smodato della custodia cautelare, troppo spesso utilizzata come strumento di pressione per ottenere confessioni. Bisognerebbe dunque modificare la legge imponendo limiti di utilizzo e di tempo molto più contenuti”.
Proprio per questo, nel pacchetto dei sei referendum per una giustizia giusta ce n’è uno sulla custodia cautelare contro il suo abuso: perché attualmente migliaia di cittadini come Scaglia vengono arrestati e restano in carcere in attesa di processo per mesi, in condizioni incivili. Perché il carcere preventivo, cioé prima della sentenza di condanna, si applichi solo per reati gravi. Anche se in condizioni di sostanziale clandestinità, le firme per quel referendum sono state raccolte. Ora si attende il vaglio della Corte di Cassazione e poi il via della Corte Costituzionale. Cisnetto ci darà quella mano indispensabile per difendere il referendum e vincerlo?
Ha ragione Cisnetto quando sottolinea che uno dei problemi di questo paese è il pessimo funzionamento della giustizia italiana, “un grosso ostacolo che allontana gli investitori stranieri dall’Italia”, e che si tratta di una questione “sempre più avvertita dalle imprese, non solo per il carico economico che devono sopportare, ma soprattutto perché il cattivo funzionamento della giustizia costituisce un grosso ostacolo per gli investimenti”. Meglio non si poteva dire. E’ quanto dicono da anni Marco Pannella, e i radicali, inascoltati. Cismetto ci darà quella mano indispensabile perché diventi una questione “nazionale”, se ne parli, se ne discuta, ci si confronti sulle soluzioni possibili, si squarci insomma quella pesante coltre di silenzio omertoso che rende poi possibile vicende come quella di Scaglia? 

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