giovedì 17 ottobre 2013

LE IPOTESI DEL CRIMINOLOGO CARMELO LAVORINO SUL DELITTO DI KATIA TONDI

DNA a Emilio Lavoretano e il figlioletto ...

Il profilo dell'assassino a livello comportamentale, ideativo, immaginifico, creativo, emotivo, espressivo e comunicativo appare coincidere - guarda caso - con quello del "supertestimone" che  avrebbe dichiarato che Emilio Lavoretano non è il padre del bambino: che coincidenza ... ce lo aspettavamo da tempo! 
Bene hanno fatto gli inquirenti a disporre la prova del Dna, così questo "supertestimone" sarà sbugiardato e, finalmente, "attenzionato" ...

venerdì 4 ottobre 2013

Criminal Profiling dell'assassino di Katia

 IL PROFILO LOGICO INVESTIGATIVO ESECUTIVO DELL'ASSASSINO

" ... L’omicidio viene agito esattamente un anno dopo la scadenza per proporre opposizione al matrimonio, termine del 19 luglio. Il SI-Offender agisce esattamente un anno dopo, dopo avere ruminato la ferita narcisistica ed avere lentamente fantasticato, immaginato, cullato e deciso la vendetta contro la coppia.

L’arma del delitto, un mezzo costrittorio per strangolare, è venuta col SI e con lo stesso è scomparsa.
Il SI organizzato prepara il piano d’attesa, d’intrusione, di aggressione e di fuga: però, fra attacco e fuga mette in essere gli atti di matrice psicologica quali soqquadro della camera matrimoniale e distruzione dei biglietti d'auguri per il matrimonio, predazione della fede nuziale con incisi il nome del marito e la data del matrimonio, messa in posa del cadavere, composizione della scena, undoing (disfacimento del crimine e ruminazione), contemplazione e godimento dell'opera, messaggio di sfida, di disprezzo e di accomodamento finale..."

giovedì 26 settembre 2013

Le slides in PDF della conf. stampa "Omicidio Katia Tondi" in difesa di Emilio Lavoretano

Slides nr 1 conferenza stampa omicidio Tondi  CLICCARE


Da sinistra: il Presidente del FEST, l'avv. Natalina Mastellone, Emilio Lavoretano, l'avv. Raffaele Crisileo
Il Presidente del FEST presenta il prof. Carmelo Lavorino. A destra l'avv. Mastellone

Il prof. Lavorino durante il suo intervento. A sinistra l'avv. Elio Sticco


 

venerdì 20 settembre 2013

OMICIDIO KATIA TONDI – Comunicato del Pool Difensivo di Emilio Lavoretano 20.09.13

Confutazione delle dichiarazioni del sig. Carlo Tondi, dell'avv. Gianluca Giordano e del dott. Ezio Denti pubblicate dal settimanale GIALLO nr 24. 

CONFUTAZIONE DELLE DICHIARAZIONI DEL SIG. CARLO TONDI
Non è vero quanto dichiara il sig. Tondi al settimanale GIALLO (pag. 16, Nr 24): "Io e mia moglie, infatti, abbiamo avutosempre avuto un sospetto: a uccidere Katia non è stato uno sconosciuto, bensì una persona molto vicina alla nostra famiglia. Oggi i nostri sospetti sembrano avuto conferma".
Nemmeno corrisponde a verità l'affermazione riportata dal settimanale GIALLO a pag. 17 ed attribuita alla mamma di Katia "... per questo siamo sempre stati convinti che a ucciderla sia stata una persona di cui si fidava molto".
L'avverbio "SEMPRE" intende riportare una realtà soggettiva, temporale e di sospetto in realtà MAI avvenuta.
Affermo ciò con chiara conoscenza di causa perché la sig.ra Assunta Giordano, moglie di Carlo Tondi e madre di Katia, mi ha dichiarato di fronte a testimoni (1) di avere la certezza che si trattava di omicidio in seguito a rapina, (2) che era sicura al 100% dell'innocenza del genero Emilio. Tale dichiarazione è stata proferita di fronte al sottoscritto, all'avv. Natalina Mastellone, al dott. Enrico Delli Compagni ed al figlio Antonio: eravamo a casa sua. Ed anche il figlio Antonio si è sempre dichiarato convinto dell'estraneità di Emilio e di qualcuno della famiglia. Quindi l'avverbio "SEMPRE" non corrisponde a realtà e rappresenta una falsa realtà.
Come mai questo voltafaccia? Non è che i due sono stati fagocitati, suggestionati, accarezzati, lisciati e blanditi "per cambiare idea" ed adeguarsi al "modello Parolisi", per accodarsi ai sospetti degli inquirenti, per dare la caccia e la croce ad Emilio Lavoretano.
Ho il sospetto che qualcuno tenterà di usarli come biglietto da visita, come passepartout e merce di scambio per entrare nei salotti televisivi, per avere un po' di visibilità mass mediatica e qualche spiccioletto di luce dei riflettori. Mi ricordo di un avvocato che usò Annamaria Franzoni con lo stesso scopo, per poi naufragare miseramente sepolto nell'oblio! Del resto disse Confucio: "Di un uomo guarda quel che fa, guarda perché lo fa, capisci cosa appaga quell'uomo e capirai l'uomo".
Qui la famiglia della vittima viene usata come trampolino per la gloria mediatica televisiva e del web.
 
CONFUTAZIONE DELLE DICHIARAZIONI DELL'AVV. GIANLUCA GIORDANO
Ha dichiarato l'avv. Giordano: "Entrando nell'appartamento potremo anche trovare possibili tracce lasciate dall'assassino. Solo allora potremo essere certi che a uccidere Katia sia stato proprio suo marito".
La dichiarazione non è condivisibile per motivi di tipo logico, giuridico, investigativo, criminologico e investigativo. Sicuramente è apodittica. Difatti, parte dal presupposto sbagliato, non dimostrato e violatore del principio di innocenza che l'assassino sia il marito perché "le tracce dell'assassino sono del marito"(sic!).
Chi conosce un po' di logica comprende che l'avv. Giordano ha posto come presupposto un enunciato illogico e intimanente errato, che anticipa le conclusioni (gradite? frutto di suggestione? anticipazione del giudizio? conclusione voluta come presupposto iniziale?) con il presupposto bicondizionale "SE E SOLO SE" LE TRACCE DELL'ASSASSINO CI SONO QUESTE TRACCE SONO DEL MARITO: un NON SIGNIFICATO logico, scientifico e giuridico. Difatti, cosa fa l'avv. Giordano? Parla di "possibili tracce dell'assassino" che "se trovate" "sono del marito". Perché mai le tracce dell'assassino sono del marito e non di altra persona? Come fa l'avv. Giordano, di fatto, ad anticipare che l'assassino è il marito e che, trovando le tracce dell'assassino si trovano automaticamente le tracce del marito quanto assassino? C'è chi chiama questo errore "petizione di principio", chi "scambio del presupposto e della conclusione", chi "presupposto sbagliato spacciato per verità": SICURAMENTE NON CI SONO INFERENZE FLUIDE E ARMONICHE!
Si badi bene, che le tracce dell'assassino (sinora non uscite fuori) tramite la tecnica delle luci forensi dovrebbero essere il frutto della colluttazione fra la vittima Katia Tondi e il suo assassino, dell'aggressione a Katia e della fuga dell'assassino. Che tipo di tracce e dove? Liquidi biologici, tracce papillari e di comportamento latenti sulle pareti accanto il corpo della vittima, sulla vittima, sul pavimento, sulle maniglie, sui termosifoni, sugli interstizi e sugli infissi tali da dimostrare SENZA OMBRA DI DUBBIO che sono state prodotte il 20 luglio 2013 dall'iterazione omicidiaria "Katia Tondi – Soggetto Ignoto". Ebbene, l'avv. Giordano come fa ad avere la certezza che l'assassino è il marito e che se saranno trovate dell'assassino, tale tracce sono del marito!?
Inoltre, l'avv. Giordano sembra ignorare (1) che vi sono tre gradi di giudizio, parla di "colpevolezza del marito se vengono trovate le tracce dell'assassino" (!?) senza dimostrare il nesso di causa-effetto, il nesso di corrispondenza e di attribuibilità fra le eventuali tracce dell'assassino e quelle del marito, (2) che esiste la presunzione d'innocenza.
Personalmente sono convinto e insegno insegno che (A) SE E SOLO SE la traccia esecutiva-criminalistica del tipo personale è al 100% dell'assassino, e (B) SE E SOLO SE la persona che risulta essere produttrice esclusiva di quella traccia ha la compatibilità di traccia al 100% con la traccia esecutiva-criminalistica del tipo personale, ALLORA QUELLA PERSONA È L'ASSASSINO, invece l'avv. Giordano ritiene che SE E SOLO SE vengono trovate tracce dell'assassino ... l'assassino è Emilio Lavoretano (!?).
  
CONFUTAZIONE DELLE DICHIARAZIONI DEL DOTT. EZIO DENTI
Ha dichiarato il dott. Denti (convinto che la donna sia stata vittima di un omicido d'impeto e dunque non premeditato):"L'ipotesi di una rapina finita in tragedia ci risulta inverosimile: i malviventi, per entrare nell'abitazione, avrebbero dovuto scavalcare il cancello condominiale, salire al terzo piano del palazzo e suonare il campanello per farsi aprire".
La dichiarazione è confutabile sotto i seguenti aspetti:
  1. oltre all'omicidio d'impeto esistono quelli situazionale-circostanziale (per tacitazione testimoniale, per autosicurezza, per autodifesa, per reazione, per "firma dell'ultimo momento"), per dispetto, per vendetta, per over crime (andare oltre il crimine iniziale), in seguito ad altro atto criminale, per scelta improvvisa. Difatti, diversi omicidi tramite strangolamento sono stati effettuati da rapinatori e/o ladri che, trovatisi di fronte a un inprevisto, un pericolo, una reazione – hanno scelto la via dell'assassinio con il mezzo costrittore portato seco;
  2. rapinatori e predatori professionisti entrano dove, quando e come vogliono, certamente non suonano al campanello e, se lo fanno, lo fanno fare a una donna o a una persona insospettabile, fanno abbassare le difese alla vittima, usano stratagemmi ingegnosi e fantasiosi;
  3. sicuramente chi vuole entrare in casa altrui conosce e usa espedienti pratici e psicologici di tipo diverso, dal doppione di chiavi al passepartout, alla lastra, alla forzatura: decine di modi per entrare; inoltre la porta presentava evidenti segni di manomissione;
  4. il problema dello scavalcare il cancello condominiale non esiste, perché ho documentato PERSONALMENTE che il cancello posteriore del condominio aveva la serratura divelta, serratura che è stata aggiustata in seguito; il dott. Denti, evidentemente, ignora questo particolare;
  5. non chiudiamo il contesto di omicidio in seguito a rapina perché nella zona sono stati notati soggetti criminali di tale tipologia, ed è noto che in quella zona la criminalità predatoria è in azione;
  6. è probabile che trattasi di omicidio premeditato agito da un soggetto organizzato e motivato, che si era appostato, che aveva calcolato tempi, opportunità, logistica e modalità per affettuare il blitz intrusivo: esistono la firma psicologica comportamentale e le tracce di un modus operandi speciale sulla scena del crimine;
  7. sono probabili anche altri scenari e contesti omicidiari.
CONCLUSIONI
Quello che mi dispiace è che, nonostante il sottoscritto, gli inquirenti ed altri abbiamo visionato e studiato le stesse fotografie della scena del crimine ed abbiamo gli stessi dati investigativi, siamo arrivati a conclusioni diverse perché abbiamo osservato, considerato e dedotto in modi diversi per qualità, metodo, stile e contenuti. Chi è che ha osservato e concluso in modo inesatto? Vedremo.
C'è chi sa leggere quello che è scritto, nascosto, confuso e manipolato, c'è chi si accontenta di quello che appare e si adatta ai propri convincimenti e sospetti.
Comunque, propongo due considerazioni che devono farci rifletterea prescindere:
  1. L'arma del delitto non è stata trovata. Però dalla casa non manca alcun mezzo costrittore, questo significa che l'arma non è dell'ambiente, che l'assassino l'ha portata con sé, l'ha usata e l'ha riportata via per una serie di motivi che illustrerò in altra sede. Questo è un elemento oggettivo discriminante che, mi auguro, nessun intelligentone, basandosi sul nulla, tenterà mai di rovesciare guardando il bicchiere mezzo pieno dall'alto per dire: "Il bicchiere è pieno perché non vedo il fondo".
  2. L'orario del delitto, checché si facciano i salti mortali per retrodatarlo, è sicuramente dopo le 19 e prima delle 20. Cercare di anticiparlo significa spostare i tasselli del puzzle investigativo a proprio piacimento per fare quadrare quello che ragione, mente, logica e scienza non possono fare quadrare e per "cucire il vestitino" addosso ad Emilio. Significa rovesciare un presupposto certo che regge conclusioni non gradite, per crearne uno fittizio che possa reggere l'innamoramento del sospetto, l'ipotesi colpevolista non dimostrata e non dimostrabile e l'autoconvincimento riverberante.
Prof. Carmelo Lavorino
Consulente criminologo criminalista investigatore della Difesa del sig. Emilio Lavoretano

martedì 17 settembre 2013

LO SMARRIMENTO DELLA RETTA VIA INVESTIGATIVA: DAL DELITTO DI VIA POMA ALL'OMICIDO DI KATIA TONDI

Indagini nate male e finite peggio, pressappochismi investigativi, intuizioni che diventano tesi, sospetti che prendono il sopravvento, formazione dell'autoconvincimento riverberante, tesi di cui ci si innamora: attenzione, l'errore investigativo è sempre in agguato e dall'errore investigativo si passa a quello giudiziario.

IL TUTTO SARÀ APPROFONDITO NELLA CONFERENZA STAMPA DI MERCOLEDÌ 25 SETTEMBRE ORE 15,00 PRESSO LA FONDAZIONE ELIO STICCO, VIA LUSSEMBURGO,  IN SANTA MARIA CAPUA VETERE CONFERENZA STAMPA SU OMICIDIO KATIA TONDI: “Il punto della situazione delle indagini e le investigazioni del Pool di Difesa di Emilio Lavoretano, marito della vittima. Il profilo criminale dell’assassino. Le piste investigative da seguire. Confutazione dell’ipotesi accusatoria degli Inquirenti. Chiarimenti e comunicazioni.”


In oltre cento casi d'omicidio fra quelli che ho trattato per motivi professionali ho constatato che QUANDO gli inquirenti partono male non imbroccano più la giusta strada (tranne eccezioni che al momento non mi sovvengono). Ho denominato questo fenomeno "smarrimento della retta via investigativa" provocato dall'innamoramento della tesi e del sospetto.
Questo tipo di smarrimento della retta via investigativa è accaduto, per fare qualche esempio, nei gialli di Via Poma, vittima Simonetta Cesaroni; dell'Olgiata vittima Alberica Filo della Torre; dei delitti del Mostro di Firenze (processo a Pietro Pacciani); di Massino Pisano, vittima la moglie Cinzia Bruno, dove l'uomo scontò ingiustamente sette anni di carcere; il delitto della "Catania bene", vittima Antonella Falcidia, col marito incarcerato, processato ed assolto; il delitto di Arce vittima Serena Mollicone, col carrozziere Carmine Belli incarcerato per 18 mesi, processato ed assolto; nei gialli di morti equivoche che vedono la morte del brigadiere dei Carabiniere Salvatore Incorvaia in Vimercate, del fisico ascolano Rodolfo Manno in Civitanova Marche, di Claudia Agostini in Roma zona Lungara, di Tina Pacciarella in Ciampino, di Mario Natali in Viterbo, di Umberto Cocco in Roma, e in diversi altri.
E in ogni caso di "smarrimento della retta via investigativa" sono stato costretto a confrontarmi e scontrarmi con i fautori/assertori dell'impianto accusatorio-investigativo. Situazione, questa, che ha sempre e comunque visto la sconfitta altrui e mai la mia, ciò per un solo motivo: valuto tutto con freddezza, distacco, senza emozioni, senza coinvolgimenti personali e forzature di alcun genere"Tsuki no koro, mizu no kokoro: la mente come la luna, la mente come l'acqua". Valuto con logica sistemica basandomi sui pilastri della coerenza, scienza e della ragione, mai su "interessi di bottega", di immagine o di carriera. 
 
L'OMICIDIO KATIA TONDI
Ritengo che lo "smarrimento della retta via investigativa" si stia verificando anche nel caso dell'omicidio di Katia Tondi dove è stato iscritto nel registro degli indagati il marito Emilio Lavoretano.
Inizialmente ero stato incaricato da Emilio Lavoratano, dalla madre e dal fratello della vittima di impostare un'analisi criminale per individuare elementi utili alla cattura dell'assassino (combinazione criminale). Ora le cose sono cambiate: Emilio è sospettato dell'omicidio, il padre della vittima si è scatenato mediaticamente, la madre e il fratello della vittima "seguono" il congiunto. Al che ho dovuto scegliere, e ho scelto la difesa di Emilio Lavoretano col doppio incarico da parte del suo difensore avv. Natalina Mastellone di individuare l'assassino di Katia Tondi e d'individuare elementi a favore di Emilio.
Ho valutato con freddezza il tutto, sono stato sui luoghi e sulle scene del crimine, ho parlato con diverse persone informate dei fatti, ho capito che Emilio era già "attenzionato" e "puntato" sin dall'inizio nonostante persona offesa. Ed ho fatto le mie scelte: difendo Emilio Lavoretano perché lo ritengo estraneo, perché intendo evitare un errore investigativo-giudiziario, perché intendo collaborare per assicurare alla giustizia il vero assassino di Katia Tondi.
Consiglio di leggere il comunicato di Emilio Lavoretano del 13 settembre dopo la trasmissione QUARTO GRADO e il mio (5 settembre 2013) dopo le dichiarazioni del padre della vittima al settimanale GIALLO.

GLI ELEMENTI CERTI SUL CASO KATIA TONDI
Sono pochi gli elementi certi, eccoli:
1) Emilio Lavoretano esce alla ore 19 e torna verso le 20; trova la moglie sul pavimento, chiama la vicina, iniziano gli allarmi telefonici, arrivano estranei, familiari, operatori del 118, operatori delle Forze dell'Ordine. La vittima è morta per strangolamento, non ha subito aggressione sessuale, non presenta tracce di difesa.
2) La sera stessa del delitto la scena del crimine viene liberata, invece di essere congelata e posta sotto sequestro.
3) Si verifica il seguente gravissimo evento: non vengono prese le temperature della vittima e le temperature ambientali.
Eppure sono decenni che diciamo, scriviamo, gridiamo, indichiamo e decidiamo in convegni, seminari, trattati forensi-investigativi e in sedi universitarie che la "scena del crimine è sacra", "via tutti, la scena diventa un santuario a disposizione della polizia scientifica", "prendere immediatamente tutti i dati di temperatura della vittimia e degli ambienti", "non sottovalutare nulla".
In tal modo è stato impedito alla "via investigativa" di individuare il momento zero e il segmento zero: momento della morte e segmento temporale di 30 minuti: un regalo al vero assassino: un regalo alla legge del sospetto!
In tal modo gli inquirenti possono essere condizionati psicologicamente a valorizzare solo il proprio operato.

PERCHÉ IL MARITO È STATO ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI?
Non penso che sia stato un atto dovuto, ho il convincimento (non riverberante) che gli inquirenti, allo stato dei fatti e degli atti, lo ritengano colpevole. Ecco i presupposti dell'impianto del sospetto degli inquirenti, fermo restando che ora non posso più scoprire tutte le carte, lo farò al momento opportuno:
  1. è regola regina sospettare in primis del marito;
  2. è regola sospettare di tutti, quindi anche del marito;
  3. le statistiche degli ultimi anni portano a sospettare del marito, del convivente, dello spasimante, del corteggiatore: nella fattispecie l'unica figura esistente ed appurata è solo quella del marito;
  4. la legge statistica criminologica investigativa del femminicidio spinge a puntare il marito;
  5. il marito aveva le possibilità esecutive, spaziali, temporali, di capacità e di opportunità di uccidere la moglie;
  6. esiste – in modo invisobile ma prepotenete e determinante - il modello Parolisi;
  7. esiste la regola dell'ultimo contatto in vita della vittima e della contiguità dell'aggressore;
  8. seguire il principio del rasoio di Occam (la via più semplice è sempre la migliore);
  9. chi se non lui? (legge dell'esclusione);
  10. qualunque incertezza/contraddizione del marito diviene motivo di sospetto.

ALCUNE MIE CONSIDERAZIONI DI CUI, PRIMA O POI, QUALCUNO NE TERRÀ CONTO
Non esiste sulla scena alcun elemento criminalistico e di traccia criminale riferibile al marito.
La tecnica omicidiaria non è compatibile col movente situazionale del marito.
Il modus operandi dell'assassino e gli atti di matrice psicologica che ho letto sulla scena del crimine sono incompatibili con la figura e il comportamento del marito.
Il marito non aveva le possibilità esecutive, spaziali e temporali per commettere l'omicidio.
I dati investigativi nel loro insieme disegnano un quadro che scagiona il marito.
Esistono quattro tipologie di scenari omicidiari (ogni scenario prevede: tipologia di soggetto esecutore, piste, contesti, moventi, intenti primari, organizzazione, livelli criminali e situazioni) che gli inquirenti non hanno ancora sviscerato e, forse, nemmeno immaginato; ne parleremo alla conferenza stampa del 25 settembre a Santa Maria Capua Vetere, presso la Fondazione Elio Sticco.

COSA STA SUCCEDENDO? POCHI DEI MIEI MOLTI PENSIERI.
È molto probabile che gli inquirenti siano incappati nella mosca bianca dell'eccezionalità: "Si è fuori dalle statistiche: non è stato il marito!"
Ancora non sono stati individuati gli aspetti peculiari e speciali del delitto, quindi hanno latitato fantasia, immaginazione e creatività: ci si è adeguati alla conformità.
La qualità delle osservazioni che hanno prodotto l'accusa contro il marito, a dispetto di come ci ha insegnato Edgar Allan Poe, sono molto modeste, aspettiamo che arrivano le mie...

Comunque, scrisse Poe: "... l'abilità dell'analista ... ma la differenza nella portata delle indicazioni non consiste tanto nella validità della deduzione quanto nella qualità dell'osservazione". Al che, occorre capire cosa abbiano osservato gli inquirenti (perché, in che modo e la qualità delle osservazioni) e cosa abbiamo "osservato" noi della difesa di Emilio Lavoretano, qualità compresa.
Si sta obbedendo alla massima di Schopenaur: "Un'ipotesi svolge nella testa, una volta che vi si è insediata o, addirittura, vi è nata, una vita che somiglia a quella di un organismo, in quanto dal mondo esterno assimila soltanto ciò che le è giovevole e omogeneo, mentre respinge ciò che le è eterogeneo o nocivo, oppure, se non può assolutamente fare a meno di accoglierlo, lo espelle poi tale e quale".
Ci si può trovare di fronte al fenomeno del c.d. "autoconvincimento riverberante": più ci pensi più ci credi, più ci credi più lo modelli in modo di crederci: ma trattasi di qualcosa d'astratto!
Attenzione quindi all'errore della petizione di principio, alla trasformazione dell'intuizone in certezza senza che ne esistano i presupposti e i passaggi logici, tecnici, scientifici e di alta qualità.


IL TUTTO SARÀ APPROFONDITO NELLA CONFERENZA STAMPA DI MERCOLEDÌ 25 SETTEMBRE ORE 15,00 PRESSO LA FONDAZIONE ELIO STICCO, VIA LUSSEMBURGO,  IN SANTA MARIA CAPUA VETERE

CONFERENZA STAMPA SU OMICIDIO KATIA TONDI
Il punto della situazione delle indagini e le investigazioni del Pool di Difesa di Emilio Lavoretano, marito della vittima.
Il profilo criminale dell’assassino. Le piste investigative da seguire.
Confutazione dell’ipotesi accusatoria degli Inquirenti.
Chiarimenti e comunicazioni.”

lunedì 16 settembre 2013

Emilio Lavoretano, il marito di Katia Tondi la Vittima, comunica:


«Sono quasi due mesi che rimango in silenzio rispetto alle tante cose inesatte che leggo e sento, da ultimo, ieri, in una trasmissione televisiva. Se gli opinionisti ed i giornalisti ragionano su basi che con corrispondono alla verità, il loro intervento che mi auguro abbia il mio stesso fine, che è quello di trovare l’assassino di mia moglie, non risulta utile alle indagini.
Io non so chi è entrato nella nostra casa quale scopo avesse, ma la porta di ingresso dell’appartamento dove vivevo con Katia ha segni di scalfittura sul copri toppa esterno ed una deformazione del telaio. Voglio precisare anche che, la somma di danaro a cui si fa spesso riferimento e che non è stata rubata, era in un salvadanaio che io e Katia avevamo fatto per affrontare le spese del battesimo di nostro figlio.
E’ verissimo che il salvadanaio non è stato preso e me ne sono accorto proprio io qualche giorno dopo la tragedia e l’ho riferito agli inquirenti.
Per quanto riguarda gli oggetti di valore asportati, a parte una collana con punto luce ed una con un serpentino ed un anello, oltre la fede nuziale, Katia non aveva in casa altri oggetti se non bigiotteria di poco valore, tra cui sembra sia stato rovistato poiché vi erano, in casa, scatolini portagioie sparsi.
Questi sono dati inconfutabili!
Per quanto riguarda le dichiarazioni di tutti i soggetti che sono stati sentiti, non conosco il contenuto delle stesse, né credo lo conoscano giornalisti ed opinionisti, e certo non ci si può attenere a spezzoni di interviste televisive.
Invito, quindi, tutti ad attendere, cosi come sto facendo io, il giorno in cui si avrà il diritto di leggerle. L’avviso di garanzia dal quale sono stato colpito e del quale non conosco le ragioni perché ho sempre risposto a tutte le domande che mi sono state poste dagli inquirenti, al fine di collaborare alla ricerca dell’assassino, spero non fermi le indagini anche in altre direzioni, perché ciò porterebbe a non trovare mai il colpevole di un fatto di sangue gravissimo e che ha cambiato la mia vita, quella della famiglia di mia moglie, nonché della mia famiglia ed irrimediabilmente, più di tutti, quella di mio figlio, che mai potrà pronunciare la parola mamma, non avendola imparata prima che la sua dolce e premurosa mamma fosse barbaramente uccisa. Ho piena fiducia nel mio legale, avvocatessa Natalina Mastellone e del gruppo di lavoro da lei finora scelto, e di cui deciderà di avvalersi affinché si faccia luce sulla tragica vicenda che mi ha colpito. Il professor Carmelo Lavorino criminologo ed investigatore ha, immediatamente, avviato le indagini senza tralasciare alcuna pista e confido che condurranno, al più presto alla verità affinché l’assassino venga assicurato alla giustizia ed io sottratto al dubbio di un’azione così grave». (In fede - Emilio Lavoretano)

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