domenica 19 gennaio 2014

Giustizia: Consulta e Cassazione; stop ergastolo retroattivo, si attendono 100 scarcerazioni

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Ansa, 19 gennaio 2014


Che sarebbe andata così, cioè che molti esponenti di spicco della criminalità organizzata, ergastolani in carcere per omicidio, sarebbero usciti a breve, si era capito a luglio, quando la Corte Costituzionale aveva bocciato il cosiddetto "ergastolo retroattivo", giudicando illegittima una norma che, in determinati casi, consentiva retroattivamente l'applicazione dell'ergastolo anziché della pena più favorevole dei 30 anni.
Lunedì scorso la Cassazione ha dato il via libera alla commutazione del carcere a vita in 30 anni accogliendo il ricorso di un mafioso, e questa stessa strada ora si apre concretamente anche per molti altri detenuti che avendo già scontato diversi anni in carcere, sono ormai vicini alla soglia dei 30 anni di reclusione: sarebbero essere quasi cento - secondo una stima riportata oggi da La Stampa, che dedica alla vicenda un ampio articolo - coloro per i quali da qui a fine 2014 potrebbero aprirsi le porte del carcere a breve o potrebbe scattare la commutazione della pena.
Tra i primi vi sarà Emanuele Zuppardo, arrestato nel 1992 e ritenuto uno dei killer delle cosche, condannato all'ergastolo nei processi "Autoparco" e "Count Down". Ma sorte analoga potrebbero avere, prossimamente, anche i mafiosi Giuseppe Dainotti, Giovanni Matranga, Giulio Di Carlo e Francesco Mulè, Andrea Ventura. Naturalmente ogni caso fa storia a sé, sia rispetto a quella che sarà la decisione finale sia per quanto riguarda l'eventuale computo dell'effettiva pena ancora da scontare, al netto degli effetti dell'indulto e della liberazione anticipata in caso di buona condotta.
Ma perché questo avviene? Tutto discende dalla legge Carotti che entrata in vigore nel gennaio 2000 consentiva ai colpevoli di reati per cui era previsto l'ergastolo di vedere commutata la pena in 30 anni di carcere se chiedevano il rito abbreviato. A questa legge, nel novembre 2000 seguì un decreto interpretativo, il 341, che di fatto all'art. 7 ne cancellava i contenuti, stabilendo che chi chiedeva l'abbreviato aveva diritto solo a non fare l'isolamento diurno. Ma questa lettura della legge è stata prima respinta dalla Corte di Strasburgo, poi dalle sezioni unite della Cassazione nell'aprile 2012 e quindi dalla Corte Costituzionale nel luglio scorso.
"Di conseguenza - spiega l'avvocato Roberto Afeltra, che ha in carico come legale una decina di posizioni - coloro i quali sono stati giudicati in primo e secondo grado tra il gennaio e il novembre del 2000, avevano chiesto il rito abbreviato e anziché i 30 anni hanno avuto l'ergastolo senza isolamento diurno, ora possono fare istanza e, se ricorrono i presupposti, possono vedersela accolta". Certo, la situazione fa un certo effetto e rischia di essere letta come un colpo di spugna. Ma "il diritto è diritto - sottolinea Afeltra - e va applicato".

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