domenica 19 gennaio 2014


    


Giustizia: inaugurazione dell'Anno giudiziario, la Cassazione rilancia l'indulto e l'amnistia

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di Donatella Stasio

Il Sole 24 Ore, 19 gennaio 2014



Nuovo anno giudiziario. Venerdì la relazione del primo presidente: al centro sovraffollamento delle carceri e custodia cautelare. Prescrizioni in calo (106mila) ma resta l'allarme per reati come la corruzione.
I termini troppo brevi della prescrizione "vanificano la repressione e lasciano impuniti migliaia di corrotti e corruttori". Sono parole di Giorgio Santacroce, attuale primo presidente della Cassazione, pronunciate l'anno scorso, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2013, quand'era presidente della Corte d'appello di Roma. Sono trascorsi dodici mesi, ma il problema della prescrizione che ghigliottina migliaia di processi, soprattutto per reati che si scoprono a distanza di tempo (tra cui quelli economici, e in primis la corruzione), non è stato risolto. È vero: il numero dei processi ghigliottinati è in costante calo da dieci anni e nel 2013 ha toccato il livello più basso, passando da 220mila a 106mila, ma il dato in sé resta allarmante e rappresenta una sconfitta dello Stato. Perciò venerdì prossimo, dallo scranno più alto della magistratura, Santacroce pronuncerà parole più o meno analoghe a quelle dell'anno scorso, chiedendo al legislatore di rivedere la disciplina della prescrizione, almeno per alcune tipologie di reato. Un problema dimenticato totalmente da questo governo, ma anche dalla maggioranza, visto che sulla riforma della prescrizione la commissione Giustizia del Senato è ferma da mesi alla discussione generale.
Prescrizione, dunque, ma non solo. Nella relazione del primo presidente della Cassazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario c'è un altro tema in primo piano, il sovraffollamento carcerario (su cui si soffermò anche il suo predecessore Ernesto Lupo) e le misure per arginarlo, compreso l'indulto, nonché il tema, connesso, dell'eccessivo ricorso alla custodia cautelare in carcere.
L'Italia continua ad avere il fiato sul collo della Corte di Strasburgo, che ci ha condannato per trattamenti inumani e degradanti chiedendoci di adottare, entro maggio 2014, misure strutturali per uscire dall'emergenza e garantire ai detenuti una carcerazione rispettosa della loro dignità e della funzione rieducativa della pena. Se questo termine non sarà rispettato, la Corte ci presenterà un conto salato, risultante dalla somma dei risarcimenti chiesti da migliaia di detenuti. Senza contare la ferita, per uno Stato di diritto, rappresentata dall'incapacità di garantire il rispetto dei diritti umani. In questo quadro si inseriscono le iniziative di governo e Parlamento sul carcere, approvate e in corso di approvazione. Iniziative giudicate "positive" da Santacroce e tuttavia insufficienti visto il poco tempo che resta fino a maggio (i detenuti sono 62mila e i posti regolamentari 47mila). Perciò il primo presidente, nel solco del messaggio sul carcere inviato alle Camere dal Capo dello Stato, chiederà di valutare anche il ricorso a misure di clemenza, in particolare all'indulto. Soluzione che il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri non ha mai nascosto di auspicare, ma che finora non ha trovato una sponda politica robusta; piuttosto il muro di M5S e Lega, quest'ultima addirittura in assetto di guerra anche contro le misure svuota carceri del governo e della maggioranza.
La settimana che si apre domani sarà scandita da una serie di cerimonie dì inaugurazione dell'anno giudiziario: comincia martedì il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri con le sue comunicazioni alle Camere; venerdì ci si sposta in Cassazione alla presenza del Presidente della Repubblica, del presidente del Consiglio, dei ministri, del Csm, di avvocati e Anm, e si finisce sabato, nelle Corti, d'appello. Quello del ministro è, tradizionalmente, un resoconto dell'azione di governo già intrapresa, che quest'anno avrà al centro prevalentemente il carcere. Peraltro, su questo tema e sulla giustizia in generale dovrebbe svolgersi alla Camera un dibattito in aula a distanza dì qualche giorno dalla relazione del ministro, anche alla luce del messaggio di Napolitano.
Sarà il carcere a dominare la scena, quindi Sul fronte della custodia cautelare Santacroce ribadirà l'allarme lanciato l'anno scorso dal suo predecessore, e rivolto ai magistrati, per un uso più limitato delle manette e, al tempo stesso, darà atto al legislatore di aver avviato una riforma "positiva" che certamente ridurrà le presenze in carcere, sebbene il sovraffollamento sia anche il frutto di una politica penale troppo incentrata sul carcere: di qui la necessità dì una riforma anche sul versante delle pene, prevedendone di alternative al carcere fin dalla condanna.
"Positivo" il giudizio sull'epocale riforma della geografia giudiziaria e sulla capacità del governo di aver saputo resistere alle pressioni localistiche. Quanto alla durata eccessiva dei processi, si farà notare che il problema, tuttora gravissimo, riguarda il ci vile e non il penale, che spesso, invece, finisce per essere l'oggetto principale dello scandalo. Al contrario, la durata dei processi penali in Italia è nella media europea, sia pure nella misura massima consentita dal Consiglio d'Europa, cioè cinque anni.

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