lunedì 13 gennaio 2014

Scritto da: Renato Marino - lunedì 13 gennaio 2014


Bormio, maxi evasione fiscale: sequestrati 

32 immobili

Indagati l'imprenditore Enrico Davide Bracchi e la moglie. Sono accusati di aver sottratto alla tassazione oltre 3 milioni e 700mila euro.

Sono 32 gli immobili appartenenti a 6 società sequestrati questa mattina dalla guardia di finanza a Bormio (Sondrio). Tutte le società erano fittiziamente localizzate a Milano e secondo le indagini delle fiamme gialle sono riconducibili all’imprenditore Enrico Davide Bracchi, residente a Valdisotto (SO).
L’uomo è indagato insieme alla moglie per evasione fiscale: l’accusa è di aver sottratto al pagamento delle tasse oltre 3 milioni e 700mila euro.
Come? Gli immobili finiti sotto chiave (appartamenti, box e cantine) per un valore complessivo di oltre 2 milioni di euro, secondo gli investigatori venivano sistematicamente sottostimati e chi li comprava pagava una grossa quota in nero.
Dalla gdf spiegano:
“L’evasione fiscale veniva posta in essere prevalentemente attraverso la sistematica sottostima degli immobili venduti (aree edificabili e oltre 200 unità abitative) e la corresponsione di rilevanti quote di denaro in nero da parte degli acquirenti finali degli immobili Rilevata la frode fiscale, i finanzieri hanno operato accertamenti patrimoniali sul conto delle società immobiliari interessate al fine di ricostruire l’esistenza di consistenze patrimoniali di valore equivalente all’imposta frodata al fisco. I finanzieri sono riusciti a dimostrare che tutte le società coinvolte presentano caratteristiche molto simili, trattandosi di persone giuridiche a ristrettissima base azionaria e aventi sedi fittiziamente localizzate a Milano, nell’ambito delle quali le persone indagate rivestono posizioni di dominio incontrastato. Tali elementi, a fronte di violazioni fiscali commesse da persone fisiche quali amministratori o soci, hanno consentito il sequestro dei beni nella disponibilità delle società, in quanto la compagine sociale veniva a configurarsi come uno schermo che permetteva di ricondurre solo formalmente alle società gli indebiti risparmi fiscali ottenuti dagli autori delle violazioni, i quali potevano liberamente disporre delle somme illecitamente accumulate”.
L’inchiesta è stata coordinata dal pm Fabio Napoleone della Procura di Sondrio.

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