martedì 25 febbraio 2014




Napoli: quanto costa fare la spesa nel carcere? ecco il listino prezzi di  POGGIOREALE

I PREZZI DEL SOPRAVVITTO SONO INACCESSIBILI PER MOLTI DETENUTI – GLI APPALTI TUTTI IN MANO ALLA CAMORRA DEGLI ISTITUTI DI PENA – I costi sono elevati  perchè debbono lucrare funzionari del ministero e secondini




Il prezzario della Casa circondariale partenopea evidenzia un problema sollevato da molti detenuti e dalle loro famiglie: negli spacci di molti carceri italiane ci sono prezzi più alti e la possibilità di scelta è molto limitata.
Dietro le sbarre, in Italia, i diritti delle persone sono ridotti ai minimi termini: anche come consumatori. Succede da anni in tutte le carceri e anche a Poggioreale, a Napoli. Per i 65mila detenuti italiani il ministero della Giustizia stanzia "la bellezza" di 2,90 per tre pasti al giorno. Pasti dei quali i detenuti, molto spesso si lamentano: per qualità e per quantità. E poi esiste lo spaccio interno, dove si vende il cosiddetto "sopravvitto", affidato in appalto ai privati: attraverso un conto corrente postale il detenuto può comprare alcuni beni di prima necessità e altre piccole cose che possono servire nel quotidiano, compilando un modulo.

Il tariffario della Casa Circondariale di Napoli Poggioreale, che Fanpage.it ha potuto visionare, lo mostra chiaramente, anche se non si tratta di un caso isolato, ma comune alla maggioranza dei penitenziari: ancora oggi, dopo anni di proteste, dopo un dossier di Ristretti Orizzonti nel 2011 e l'avvio di un'inchiesta sulla gestione del sopravvitto, ci sono prezzi gonfiati e la scelta è molto limitata, a volte assente. Non solo a Napoli, ma in tutte le carceri italiane continua questa anomalia. Un esempio per il penitenziario partenopeo: il dentifricio? Un euro e settanta centesimi, a fronte dei novanta centesimi del vicino supermarket: quasi il 90 per cento in più. La camomilla - di unico tipo, secondo il tariffario - costa il 76 per cento in più, il caffè quasi il 50 per cento in più. I bicchieri e i piatti di plastica, tra il 40 e il 50 per cento in più. Persino sulla pasta ci sono almeno 10 centesimi in più. E poi, le marche: non c'è vasta scelta, e in molti casi dal prezzario non si evince alcuna possibilità di scelta. Sottomarche oppure offerte speciali? Nemmeno a parlarne.


Nelle carceri italiane i prezzi, spesso maggiorati, sono un vero affare per chi gestisce il business, sempre le stesse ditte. Come l'ormai nota Saep spa, che gestisce gli spacci di 26 penitenziari ma è anche una controllata della Tarricone srl, una holding con un giro d'affari nel gioco d'azzardo: sale bingo, poker online, scommesse sportive e ippiche. Il caso Poggioreale - Negli anni 2000 il penitenziario fu al centro di roventi polemiche per i prezzi alti dello spaccio interno, e nel 2009 ci fu lo sciopero della spesa all'interno del carcere. Storicamente, i detenuti si sono sempre lamentati per i prezzi più alti di diversi beni di prima necessità. Le denunce - Quella del sopravvitto è una lunga battaglia dell'Osservatorio Ristretti Orizzonti e di un ampio cartello di associazioni e sindacati, Antigone e i Radicali in primis. Dopo il dossier-choc di Ristretti "Prendi due, paghi tre" è intervenuto il Dap con l'apertura di un'inchiesta. E poi una circolare, che recita così: "Il tariffario modello 72 deve essere, compatibilmente con le esigenze d'ordine e sicurezza, il più ampio possibile e prevedere tre o quattro articoli dello stesso genere, tra i quali vanno inseriti anche i prodotti di diversa qualità e quindi a prezzi più modesti". Che sembra essere rimasta lettera morta, o quasi.

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