venerdì 4 aprile 2014

IL NUOVO LIBRO DI FERDINANDO TERLIZZI

“CASERTA
 in
CRONACA NERA”
 Enigmi, processi, retroscena, orrori e verità. Un viaggio  attraverso la morte, la passione, la vendetta e l’odio… Una scia di sangue lunga 100  anni


Il libro narra le vicende dei più efferati delitti compiuti nella Provincia di “Terra di Lavoro” dal 1920 ai giorni nostri. Dopo una serie di considerazioni sul che cos’è la “cronaca nera” ( è la narrazione fedele di un delitto)   e come è cambiata attraverso i media ( spettacolarizzazione, voyrismo tv etc. ) e dopo una analisi dei rapporti sul  “Femminicidi in Italia”: il rapporto Eures / Ansa 2013 e “L’omicidio volontario”,  in Italia Rapporto Eures/ Ansa – 2013, il libro si snoda attraverso il racconto dei fatti più significativi.
“Secondo una definizione da manuale – ha scritto Fabio  Dalmasso -  la cronaca nera è quella sezione del giornalismo che si occupa di assassini, furti e scandali, tutti quegli episodi, cioè, che normalmente definiamo crimini. Un termine, quest’ultimo, che non però ha riscontro nel Codice Penale dove invece si parla di reati e si distingue tra delitti e contravvenzioni, a seconda della maggiore o minore gravità. Nel linguaggio quotidiano e in quello giornalistico si è invece soliti definire chi viola la legge un criminale, coinvolgendo implicazioni critiche, reazioni emotive, di disapprovazione, componenti affettive, veri e propri giudizi di valore: da una definizione giuridica si passa, quindi, a un forte giudizio di sanzionamento e riprovazione, carico di valore simbolico. Un valore che, dalla società, si ripercuote inevitabilmente sul giornalismo e che nel tempo ha trasformato la cronaca nera da mero resoconto di un fatto a vero e proprio genere a sé stante, che sempre più spesso scavalca i limiti del giornalismo e dell’informazione e varca quelli del genere letterario giallo tout court”.
Con l'Avv, Luigi D'Abrosca 

Dice il criminologo Luca Steffenoni – “Oggi la cronaca nera si è fatta veloce, aggressiva e rapace. Capire il presente è sempre più difficile. Oggi la cronaca nera si nutre di voyerismo necrofilo”.
Si pensi – per esempio -  che nel 2002 l’omicidio di Cogne ha monopolizzato il 3% dell’intera informazione peninsulare e se si confronta questo dato con il più comprensibile e tutto sommato sobrio 5,4% ottenuto nel 1997 in Gran Bretagna dalla morte della principessa Diana, episodio indubbiamente più rilevante del delitto valdostano, si constata immediatamente come il nostro paese viva i fatti di sangue in una dimensione che va ben oltre la semplice curiosità.
Un fatto è certo che processi e delitti insidiano passioni nazionali e che al fianco dei quaranta milioni di commissari tecnici per il calcio si stiano affermando altrettanti “anatomopatologi” legali e psichiatri forensi sembra un dato di fatto.
Con l'Avv. Alfonso Quarto 

E si domanda ancora Steffenoni: “Ma siamo autori del nostro destino mediatico o ne siamo le incolpevoli vittime? E’ buona cronaca quella che aspira alla semplice documentaristica e fedele al proprio scopo congela l’episodio criminale mediante un imparziale racconto, consegnando intonso alla storia o, al contrario, gli eventi vanno interpretati, scavando nel profiling di vittime e carnefici, scandagliando   gli elementi psicologici e sociali con l’indubbio rischio di alterare la realtà e di condizionare in qualche modo l’opinione pubblica?”.    
con l'Avv. Gennaro Iannotti 

Bisogna considerare inoltre, che  la rappresentazione televisiva e giornalistica non è, infatti, la foto del delitto, ma un prodotto edulcorato,  asettico, igienizzato al quale vengono tolti, al fine di ampliarne lo share, gli elementi più urticanti, fisici e maleodoranti. La cronaca nera moderna ha furbescamente capito che i grandi numeri si fanno sì con l'occhio alla morbosità, ma in una forma che sia accettabile al pubblico familiare, che è poi quello a cui sono indirizzati gli spot che tengono in piedi il baraccone televisivo. Il delitto, per vendere, deve essere celebrato nei modi adeguati rendendo felici perfino i genitori delle tante associazioni di difesa della morale pubblica, ai cui iscritti, del resto, basta non essere disturbati da un seno al vento per godersi lo spettacolo tra bollini verdi, popcorn e bimbi gioiosi. Dunque nella cronaca nera, almeno in quella che passa in Tv. la verità non esiste, né può esistere. Si può solo parlare di verosimiglianza, il che ci costringe a scartare la prima delle ipotesi che avevamo fatto, ovvero che possa esistere una cronaca oggettiva e documentaristica del fatto.
Anni 70 con il commissario di P.S. e il comandante della Compagnia Carabinieri di S.- Maria C.V. 

E veniamo al mio lavoro ancora in itinere. L’incipit  del mio libro spetta  alle  feroci gesta d’un brigante geloso, Salvatore Boemio,  con un racconto raccapricciante, delle  audaci rapine per vendetta,  ai torbidi amori (1923) per seguire poi, con il delitto di una contadina, che uccise   il genero di cui era l’amante (Albanova:  13 giugno 1931). 
L’atroce caso (1948)  di un  professore di S. Maria C.V.,  Enrico Magliulo, figlio di un notaio,   che uccise la moglie, la figlia e  ferì gravemente  il cognato e  poi si tolse la vita. Era geloso della moglie incinta di sette mesi. Si giunge così  nel 1952,  all’assassinio il Dr. Enrico  Gallozzi  e del suo fattore. Una storia boccaccesca che si snodò tra amori saffici e perversioni sessuali.  Mentre non è da tralasciare il delitto “di un uomo normale”, il dermatologo,  che a  marzo  del 1960,  gettò dalla   Scafa del Ponte sul Fiume Volturno in agro   di Caiazzo, il corpo della sua giovane vittima:  l’amante della sua… amante. E l’anno “orribilis” il 1995: L’eccidio dell’agente di custodia Domenico Cavasso… Otto persone uccise tra Macerata e Santa Maria. La strage dell’Ipoteca. Dunque possiamo agevolmente  dedurre che anche Santa Maria,  si presenta – al di là delle apparenza come tranquilla e bigotta -  una città ad alta intensità criminale; anche tralasciando gli ultimi delitti del 2013  di KatiaTondi e di Elisabetta Afieri. Molti  sono i delitti rimasti impuniti ( o delitti perfetti?). Ho ricostruito l’impiccagione di Giacomo Panarella ( 1953) le cui  sorelle accusate furono assolte; il barbaro omicidio di Maria la Capuana detta “Zazzà”,  uccisa  nella sua abitazione alla Via Dei Ramari, con ventisette forbiciate. Nella circostanza sparì un cuscino imbottito di soldi. 
Anni 60 con l'assessore Mario Palombi, il capitano Cinquegrani, il comandante dei vigili urbani e il capo della giudiziaria dei carabinieri 


 E sul finire di quell’anno con l’ultimo delitto “d’onore”: il maresciallo Alfonso La Gala, che uccise la moglie, Anna Mauriello ( S. Maria C.V.) che gli confessò di averlo fatto becco. - Ed infine il tragico epilogo di una folle storia d’amore: Un  padre di dieci figli  che accoltellò l’amante e poi credendola morta,  si fece maciullare dal treno…!  Ma quello che ha destato enorme scalpore è stato anche  un delitto-suicidio.  Un uomo di 52 anni, Luigi Roberto, scapolo, che uccise  ucciso la figlia di un suo nipote, una ragazza di quindici anni, e si è poi si tolse  la vita piantandosi un coltello da cucina nel cuore. La giovanissima vittima era  Alessandra Gravino, affrontata in strada dall'anziano parente e uccisa con sei colpi di pistola. Da qualche tempo l'assassino corteggiava la giovinetta. Ma la città di Santa Maria deve anche registrare il barbaro assassinio del giudice Nicola Giacumbi, assassinato nel 1980 a Salerno dalle Br. Nonché la morte dell’agente di P.S. Domenico Russo, ucciso assieme al generale Dalla Chiesa, mentre faceva parte della sua scorta;  nonché  l’assassinio  di Alberto Contestabile, 60 anni, maresciallo degli agenti di custodia in pensione, a Santa Maria Capua Vetere padre del direttore del super carcere di Cuneo. Delitto di Br, ma si ipotizzò  anche una vendetta di Raffaele Cutolo.
A questa cruenta scia va ad aggiungersi l’immane tragedia di Curti,  dove Agostino Mercurio, di 49 anni, preso dallo sconforto per la recente morte della moglie, in un momento di improvvisa follia, incendiò la sua abitazione, strozzò l'ultimo dei suoi nove figli, Ivan, di 2 anni, con un coltello da cucina e poi con la stessa arma si  uccise. L'uomo aveva perduto la moglie. Evelina Volpe, di 35 anni, per un procurato aborto. La donna, infatti, non si sentiva di aumentare ancora il numero dei figli. Poiché suo marito era rimasto senza lavoro, lei portava avanti la famiglia lavorando nello stabilimento « Siemens » di Santa Maria Capua Vetere. Le pratiche abortive cui si era sottoposta le erano state fatali: ricoverata in ospedale, le sue condizioni si erano aggravate per una emorragia; era così morta lasciando l’uomo sconvolto.
Processo al boia Domenico Ragozzino 

Marcianise, per certi versi,  si presenta come la città più spietata e crudele. Un parricidio, un matricidio e poi l’orrendo crimine di un uomo che fece entrare in casa l’amante che l’aiutò ad uccidere la moglie incinta del quarto figlio.  Il delitto,  in piena notte, il 28 dicembre del 1953, avvenne   nella stanza dove era stato allestito il  presepe e dove dormivano anche i tre bimbi…  Mentre la complice teneva ferme le gambe della vittima, l’uomo la soffocava…
 Non è meno appassionante il dramma di gelosia, di una  suora  che divenne l’amante di un   medico che uccise la moglie con un veleno ( 1948). Il parricidio: Tremate: qui c'è un parricidio, il delitto per eccellenza, come il tradimento alla patria, che mette l'esecutore al bando della convivenza sociale. Bene. cento e cento cittadini di Marcianise si sono stretti in un vincola solidarietà con il parricida, e chi più chi meno, hanno offerto spontaneamente il loro obolo per rendere meno duro il castigo di questo figlio che  ha avuto la sventura di essere stato generato da un simile padre. 
con il sen. Avv. Pompeo Rendina 


Ritengo che nella fosca cronistoria del parricidio non esista un grido giustizia e di pietà uguale a questo dei cittadini di Marcianise. Perchè, porre la propria firma su un foglio di carta e versare il proprio denaro per  concorrere alla difesa di un figlio che ha ucciso il genitore con sette colpi di martello, non è la stessa facile, banale ed irresponsabile cosa che sottoscrivere  contro l'uso della bomba atomica americana.  Ma la Corte, più giusta e più umana, accordò le attenuanti generiche, la provocazione al 100 per 100 ed il motivo particolare valore morale per giunta e condannò l'infelice a dieci anni reclusione di cui tre condonati. Ed ora il matricida: Una madre ha vissuto per anni irritando con la sua stessa irascibilità il figlio; questo giunge a cinquant'anni, saturo della convinzione di esserne odiato,  e un giorno, avuto dalla madre il rifiuto di far collocare sotto un  arco del suo cortile un mucchio di paglia, lascia d'improvviso i capezzale di una figlia che si dibatte fra i pericoli della polmonite, scende nel cortile e vibra due colpi d'una pesante affilata mannaia nella nuca della vecchia, poi  chiama la figlia Maria, le consegna l'arma, le grida il truce comando: “Finisci di ucciderla tu”, assiste all'eccidio che la diciottenne consuma  con altri tre colpi che maciullano il cranio dell'ava. Basta la narrazione di questo delitto per comunicare il brivido più raccapricciante nell'animo di chi legge! La Corte d'Assise di S. Maria Capua Vetere condannò il matricida all’ergastolo e a 18 anni di reclusione la figlia Maria, che poco dopo la sentenza  si uccise gettandosi dalle scale della prigione. In seguito all'accoglimento del ricorso per cassazione, il processo rinviato alla l Sezione della Corte d'Assise di Napoli, che concesse al matricida il vizio parziale di mente e lo condannò a ventun anni di reclusione.
Conferenza stampa con  i magistrati  Di Nossde, Ceniccola e Menditto 


E poi l’insensato gesto di un giovane di Francolise (1954),  che redarguito dalla moglie e dalla suocera,  le uccise entrambe.  Ma il classico delitto passionale si verificò allorquando una maestra elementare uccise il suo seduttore e ferì mortalmente tre passanti nel giorno della festa Patronale. Il triplice delitto avvenne a S. Andrea del Pizzone nell’agosto del 1961. La donna  era in stato interessante.  Riconosciuta l’attenuante della provocazione. Sparando contro il fidanzato, un giovane di Capua,  che l’aveva sedotta e abbandonata  uccise anche altre due persone. Fu condannata a 24 anni.  Nel carcere di Pozzuoli era capo cuciniera. Fu liberata dopo 15 anni. Vive nel suo paese ed ha quasi 80 anni.
Dalla ricostruzione di molti misfatti ho potuto anche considerare che – a differenza di altre città – Aversa e dintorni rappresenta una zona ad alta vocazione “ venefica” ed ho anche constatato – che non è vero sempre – che il “veleno è donna”. Un contadino di  Parete (3 Aprile 1955)  avvelenò la moglie,  ( che aspettava una bambina ) il  figlio piccolo e uccise a fucilate il  fidanzato della cognata… perché voleva sposarsela. E ancora  nel 1960, la titolare di una nota trattoria a Teverola,  servì un piatto all’arsenico  al marito per amore di un cugino 20 anni più giovane. E poi l’unico serial killer delle nostre zone: Carlo Panfilla, il “mostro” di Lusciano, che uccise 7 persone perché lo avevano guardato storto. Fu arrestato nel cimitero del suo paese, dove aveva trovato rifugio in una nicchia. Quando fu catturato, vi dormiva nudo.  Ritenuto incapace di intendere e di volere, fu rinchiuso nel manicomio giudiziario di Aversa. Condannato prima all’ergastolo e poi 30 anni.
Con Tontoli, De Simone, Ceniccla, Iannotti e Centore alla poresentazione del mio libro al Settembre al Borgo 

Ma di fatti cruenti, insensati, assurdi, inusitati ve ne sono ovunque. Mondragone non si sottrae alla statistica: un avvocato bruciato nell’auto; un assessore crivellato di colpi e gettato in un pozzo; un padre che violenta la figlia di 11 anni, e poi la uccide con la complicità della moglie; una donna ( la Circe) che mediante prestazioni sessuali orali coinvolge i fidanzati delle figlie ed istiga ad uccidere il marito. Poi il delitto del  Preside Prof. Stefanelli. E ancora un finanziere, Mario Beatrice che  uccide l' ex fidanzata di 19 anni con un colpo di pistola alla testa, presumibilmente dopo una lite avvenuta nella sua auto. Così è morta, Veronica Abbate, diciannove anni.   L’assurda vendetta: Gennaro Ferrante, colpito  da cinque colpi di pistola a Mondragone, da Adelina Miraglia di 23 anni, vedova di Giovanni Sorrentino, ucciso in un conflitto a fuoco con i carabinieri dopo una rapina. Ma  Il giorno 11 luglio 1990 è brutalmente assassinato il vicesindaco Dc di Mondragone Antonio Nugnes. Il clan dei "Chiuovi", cosca che aderisce al cartello dei "casalesi", ha intenzione di gestire i suoi appalti ed in particolare intende divenire socio in una sua clinica, allora in costruzione all'"Incaldana" nei pressi di Mondragone.
con il criminologo  Carmelo Lavorino alla Mondadori di Caserta per la prima edizione del mio libro 

E sulla fascia della Domiziana,  la stessa Baia Domizia,  con l’assassinio  del farmacista  Giuseppe Mascolo, dei fratelli Benito e Alberto Beneduce, con il tremendo delitto della moglie di quest’ultimo,  assieme al suo amante Luigi Griffo… uccisi e gettati in un pozzo…  ( è una maledizione?) questi sono fatti che meritano un approfondimento.  La vedova di un boss non è una donna qualunque, il suo lutto è per sempre. Nessun uomo può amarla, nessuno può starle al fianco, occupare quel vuoto. E chi sfida la regola firma la condanna per tutti e due. Questa è la legge della camorra casertana, per questo Paola e Luigi furono uccisi dal loro migliore amico e gettati in fondo a un pozzo di sessanta metri. Li hanno ritrovati dopo un anno, ripescati dal lungo tunnel, riconosciuti grazie al Dna. Quell' "amico" di Paola e Luigi, devastato dal rimorso, è Dario De Simone, oggi collaboratore di giustizia, uno dei pentiti che ha raccontato dieci anni d' infamia della Cupola dei Casalesi. Paola Stroffolino, una donna bellissima,  aveva poco più di trent'anni e pensava di potersi rifare una nuova vita.
Presentazione del Roll-App per il convegno dei magistrati tributari da me organizzato 

Era stata per un bel pezzo sposa, amante e complice di un boss che si chiamava Alberto Beneduce. Lui si occupava di racket e infiltrazioni nelle imprese edili, gli era stata assegnata la competenza lungo il litorale domizio: era un leader della cosca, pezzo da novanta in una organizzazione che si è sempre ispirata ai modelli mafiosi. Poi
passiamo,  dopo Mondragone,  a Cancello Arnone, Castelvolturno, Villa Literno e dintorni. A giugno del 1956, una ragazza di campagna,  sedotta da un ingegnere,  per vendicarsi  sparò all’impazzata sul suo seduttore e uccise invece un ignaro dipendente dell’uomo. Ferito, invece, al volto il fidanzato.  A Castelvolturno, nel  dicembre  del 1958, venne assassinato  Arturo Noviello sindaco Dc.  Alla base del delitto una questione di eredità. E sempre a Castelvolturno,  il  12 Maggio 1959,   un contadino fece credere che la giovane sposa era stata trucidata dai banditi,  invece l’aveva uccisa lui,  perché voleva sposare un’altra. E a Castelvolturno restiamo ancora per raccontare il raccapricciante delitto della moglie bruciata nel forno e l’assurdo e incomprensibile caso Belmonte e quello del barone Gesmundo, il cognato dell’olimpionico Scalzone.  La sedicenne sedotta non uccise il barone. L'assassino è il padre della giovane che prima del delitto aveva tentato di ricattare la vittima. E' una vicenda di onore e di ricatti l'assassinio del barone Roberto Gesmundo, ...


 Nella stessa zona dobbiamo registrare nel 1082  il rapimento  del giovane  studente universitario Francesco Coppola, 20 anni, erede di una ingente fortuna, rapito il 21 aprile scorso sulla Domiziana dall'”Anonima sequestri”. Il  padre del giovane, il costruttore edile Vincenzo Coppola, comproprietario del villaggio turistico “Pineta Mare”, è stato fermato da una pattuglia della Polizia Stradale, sull'Autostrada del Sole, nei pressi dello svincolo per Cassino. Era in possesso di un'ingente somma (tre miliardi e 600 milioni più 110 mila dollari in banconote di grosso taglio) che si suppone possa costituire una prima quota del riscatto preteso dai banditi. Il denaro, racchiuso in due grosse valigie di pelle marrone, è stato posto sotto sequestro e a disposizione del procuratore capo del tribunale di Cassino, dottor Cerino, che subito ha interrogato a lungo il costruttore casertano. Vincenzo Coppola, dopo il colloquio col magistrato, cui ha assistito anche il suo legale, Giuseppe Garofalo è rientrato al «villaggio» sul litorale di Castel Volturno. La telefonata minatoria era stata firmata “Volpe Rossa”.
 Poi la vendetta di quella sposina di Cancello Arnone che, per dissapori con i suoceri, fece una strage uccidendo gli stessi e un cognata E ancora  a Villa Literno,  nel  Luglio  del 1960,   per questioni di interesse ereditarie,  un uomo uccise il cognato,  sindaco Dc,  con quattro colpi di pistola. E  arriviamo così alla “Belva di Vico di Pantano”, un uomo che, per la rivalità con il fratello che si contendeva la stessa donna uccise 4 persone. Fu arrestato nello studio del suo difensore avv. Giuseppe Garofalo. La lunga scia di sangue della famiglia Capoluongo: il padre uccise un figlio e un fratello uccise il padre per vendetta… 
Non  meno cruento l’entroterra.  A Capua,  nel Settembre  del 1956, venne assassinato per una rapina,  un noto professionista di Vitulazio, il prof. Scialdone.  A Valle di Maddaloni il  19 Novembre 1958  un pazzo dichiarato guarito,  uccise un farmacista con trenta colpi di pugnale. Mentre a  Casagiove il 18 Maggio 1958,  un diciottenne uccise a pugnalate la madre che sorprese con l’amante. 1987: Il delitto di Rita Squeglia,  la maestrina di Recale  che uccise l’imprenditore Nicola Acconcia, in quel di Positano. Dalla vicenda è stato tratto il film: Senza Movente. E poi il delitto mafioso pèer eccellenza, la vendetta trasversale: Francesco Imposimato,  ucciso a Maddaloni per intimidire il fratello magistrato a Roma, Ferdinando. – E ancora,   il raccapriccio,  per quella mamma,  Anna Pendolino, una donna fragile di 36 anni, in crisi depressiva. Un piano meticoloso per togliersi la vita e portare con sé le sue bambine, Miriam, di 6 anni, Nadine, di 3 e la più piccola, Ginevra, 1 anno da compiere.
Infine fatti singolari, incredibili: Quello  di Sessa Aurunca (5 Novembre 1959), con un  “mènage a trois”,  con botte in famiglia  e processo in Tribunale.  Lei non voleva perdere un ospite giovane e molto generoso che  poteva anche sostituire il marito e… altri episodi boccacceschi… Come quello di Casal di Principe ( 21 Agosto 1958).  Fece la riga dei capelli in testa ad un cliente con un colpo di pistola… ma… uccise un passante. Il tiro al bersaglio tra la folla.  L’assassino,  che lavorava come barbiere,  è passato alla storia…non solo criminale!
 E per finire – ma non ultimi – (1986)  Il tentativo di rapimento del figlio di Nicola Di Muro e quel tizio  (1989) che  vendeva miracoli a tre milioni cadauno…
 
  


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