venerdì 9 maggio 2014

DA CASERTACE.NET UN SONDAGGIO IN LINEA CON IL NOSTRO PENSIERO CHE ABBIAMO GIA' ESPRESSO ALTROVE


L’ANALISI. Ecco perché Caputo ha zero possibilità di elezione e anche la Picierno dovrà genuflettersi davanti a san Matteo per andare a Strasburgo


Numero per numero, la storia dei più votati in provincia di Caserta dal 94' al 2009. Non solo un almanacco ma cifre che dimostrano chiaramente che nel Pd chi sarà primo in questa provincia non potrà superare di molto quota 20 mila 

Nella foto Picierno e Caputo
Nella foto Picierno e Caputo

CASERTA - Con l’avvicinarsi delle elezioni europee, l’amico matematico, il quale ci ha significativamente sostenuti nelle azzeccate simulazioni che Casertace ha fatto prima delle politiche dell’anno scorso, è ritornato a far capolino. Con lui abbiamo rovistato un bel po’ di materiale d’archivio, perché in testa avevamo un’idea che intendevamo suffragare con documenti oggettivi e incontestabili.
Il voto di Caserta e provincia rappresenta solo un piccolissimo apporto, sicuramente non decisivo per quelli che si candidano alle elezioni europee, anche quando sono casertani. In poche parole bisogna raccogliere tanti, ma proprio tanti voti al di fuori di questa provincia e anche al di fuori della Campania per gareggiare con qualche speranza.
Ciò significa che i due candidati locali, che puntano al risultato pieno, e cioè Pina Picierno e Nicola Caputo, dovranno sudarsela e certo non possono aspettarsi numeri vertiginosi dall’urna nei 104 comuni della nostra provincia.
La Picierno, da capolista potrà contare sul sostegno del partito e anche di Renzi, il quale difficilmente la mollerà, visto che un flop della Picierno si tradurrebbe anche in una brutta figura per il Fonzie fiorentino che l’ha scelta come massima espressione del partito nell’Italia meridionale. Isole (in)comprese.
Per Caputo, la situazione, obbiettivamente, non è granché esaltaante. Ma andiamo per ordine.
Nella storia delle elezioni europee, limitandoci a valutare le ultime 4 consultazioni, cioè quelle che abbracciano il periodo della cosiddetta seconda repubblica, dal 1994 al 2009, il più votato in provincia di Caserta è stato Silvio Berlusconi, il quale, nel 1999 (quando il centrosinistra si stava suicidando con l’intervento in Jugoslavia e con la ritirata di Bertinotti) ottenne qui da noi 48 mila preferenze.
Si trattava del politico largamente più amato d’Italia e quindi fa poco testo. Il secondo, in questa graduatoria, ancora una volta, non è un casertano, ma un altro big, e cioè Massimo D’Alema, che nel 2004  ha raccolto  44 mila preferenze personali.
La grande performance di Riccardo Ventre, che lo piazza al terzo posto, con poco più di 42 mila preferenze personali, avviene, invece, in un momento in cui il politico di Formicola era presidente della provincia in carica ed aveva l’intero partito, Cosentino in primis, a sua disposizione.
Aldo Patricielo nel 2009 raccoglie 31 mila voti. E Patriciello, come è noto, ha mezzi significativi, dato che era un uscente ed è un imprenditore di grande consistenza, anzi di grandissima consistenza economica.
Quarto nella graduatoria dei più votati della storia recente è Enzo Iodice, il quale nel 1999 – in molti non lo ricordano, ma noi si, – era un’altra icona: quella di un sindaco di un Pds moderno e riformista che amministrava con grande sostegno della stampa una città importante come S.Maria C.V. dove faceva il sindaco. Bello e potente riusci a toccare quota 26 mila preferenze.
Rosaria Capacchione, icona della lotta contro la camorra, raccoglie nel 2009 più di 19 mila preferenze personali, di cui 3800 solamente nel capoluogo.  Andrea Cozzolino, nel 2009 super assessore, ma proprio super super assessore alle attività produttive, in grado di intercettare, per questo motivo, un voto trasversale anche da parte di sindaci non del Pd, raccoglie anche lui, al pari della Capacchione 19500 preferenze.
Potremmo continuare ma sarebbe inutile in funzione del concetto che intendiamo esprimere. Questi nomi che avete letto appaiono obbiettivamente, o per motivi collegati alle dinamiche a volte  torrenziali del voto d’opinione, o del peso specifico personale, difficilmente imitabili da un Caputo e anche da una Picierno. Ma questo costituirebbe ancora un’espressione che qualcuno potrebbe bollare di apoditticità.
E allora andiamo avanti con l’analisi: nell’epoca aurea di Forza Italia il rapporto tra il voto complessivo raggunto dal partito e le preferenze incamerate dal primo in graduatoria in provincia di Caserta è stato quasi sempre attestato sulla cifra di 1 a 6. Ciò vuol dire che la volta scorsa Forza Italia con Patriciello a 31 mila raggiunse la quota fantasmagorica di 180 mila e piu voti, vale a dire circa il 48%. Il Pd, che fino ad ora di voti d’opinione ne ha conquistati sempre in misura inferire rispetto a Forza Italia, ha attestato sempre questo rapporto sull’1 a 4, massimo 1 a 4,5.
Mettiamo pure che l’effetto Renzi riesca a proiettare il Pd in provincia di Caserta dal 24% raggiunto all’elezione dell’anno scorso, risultato tra i più alti della storia, a un 30% che, con un’affluenza attestata su numeri sicuramente inferiori a quelli dell’anno scorso, potrebbe significare superare quota 100 mila, sfiorare i 110 mila voti su 350 mila schede valide.
Ripetiamo, si tratta di proiezioni ottimistiche, sia relativamente all’affluenza sia relativamente all’effetto Renzi che porterebbe il Pd a una percentuale  non lontana da quella nazionale  quando in passato, in provincia di Caserta, prima la Margherita e i Ds, poi il Pd  hanno sistematicamente raccolto voti in percentuali inferiori del 7/8%.
Con questo ottimismo e associando il numero di preferenze raccolte dal primo in graduatoria a una quota di 105 mila voti, pari al 30%, applicando un rapporto premiale rispetto al voto di opinione, quindi non più di 1 a 4, ma di 1 a 5, il più votato in provincia di Caserta raccoglierà 20 mila voti.
Siccome per entrare a Strasburgo ne occorreranno 100 mila, in considerazione delle candidature di pezzi da 90 quali sono Pittella, lo stesso Cozzolino, Massimo Paolucci, per Caputo le possibilità sono pari a zero e nessuno si permetta di dire che si tratta di un’affermazione non fondata su analisi e valutazioni oggettive e approfondite.
Mentre per la Picierno occorrerà che Matteo Renzi compaia un bel po’ di volte di persona nelle ultime settimane nella circoscrizione meridionale.
Gianluigi Guarino

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