sabato 19 luglio 2014

IL GIUDICE DELL'UDIENZA PRELIMINARE? UN PASSACARTE UN INUTILE SNODO CHE INTASA LA GIUSTIZIA


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ASTOLFO DI AMATO, PROFESSORE DI DIRITTO PENALE E AVVOCATO

Il 50 PER CENTO DEI PROCESSI E’ INUTILE E PATOLOGICO

Quello che avrebbe dovuto essere uno degli snodi più delicati e significativi del processo penale, (GIP) caratterizzato dall'ingresso in campo di un soggetto terzo, con il potere addirittura di fermare l'accusa, si è risolto nella prassi in uno snodo meramente burocratico. Ne abbiamo la conferma ogni giorno in udienza. Il mio caso personale che aderisce alla tesi del Prof. Di Amato



 di Ferdinando Terlizzi

Le statistiche giudiziarie parlano di una percentuale di assoluzioni  che sfiora il 50%. Molti di coloro che sono assolti provano anche l’esperienza del carcere.  La macchina giudiziaria perciò, almeno per quello che riguarda il settore penale è intasata di processi inutili: da processi cioè contro innocenti.
Che una parte dell'attività giudiziaria finisca con una assoluzione è fisiologico, ma che addirittura il 50% dei casi si concluda con la constatazione che si è trattato di un processo inutile è patologico. Ed è una patologia che mina fortemente la stessa efficienza della macchina giudiziaria, oltre a determinare un numero elevato di ingiustificate sofferenze individuali e familiari.  
Di chi la responsabilità? Innanzi tutto di chi imbastisce processi inutili. Ed è difficile dire se è più grave quando la causa sia da ricercare  nell'ignoranza o nel protagonismo.
Vi è, però, nel processo penale italiano una figura a cui sarebbe affidato il compito di impedire che si svolgano processi inutili; di impedire, cioè, che si svolgano processi destinati alla assoluzione dell'imputato.
Si tratta del giudice per l'udienza preliminare. Il quale è chiamato a valutare se gli elementi portati dall'accusa siano idonei a sostenerla sino ad ottenere la condanna. La funzione dovrebbe essere proprio quella di  costituire un filtro, volto a selezionare i procedimenti meritevoli di essere portati all'attenzione del Tribunale.
Questa funzione, salvo rare ed ammirevoli eccezioni, è stata tradita. Il giudice dell'udienza preliminare spesso, anzi purtroppo, molto spesso, assolve ad una funzione meramente ancillare rispetto a quella del pubblico ministero.
Privo di un'autentica autonomia di giudizio, si appiattisce sulle valutazioni dell'accusa, facendole proprie senza alcuna valutazione critica. Vi è, del resto, un dato formale, presente in molti tribunali, che costituisce una oggettiva conferma di tale situazione.
Il pubblico ministero che ha istruito il fascicolo e che dovrebbe, quindi, essere il soggetto in grado di sostenere l'accusa non è neppure presente all'udienza.
Ad essa partecipa un altro pubblico ministero che non sa di cosa si tratti e che si limita a confermare la richiesta di rinvio a giudizio.  Perché questo può accadere? Perché l'accusa si disinteressa dei processi istruiti?  No: semplicemente perché sa di poter fare affidamento, di regola, su di un giudice dell'udienza preliminare compiacente.
Il quale, invece che essere il "selettore" dei processi meritevoli di essere celebrati, è colui che nella staffetta raccoglie il testimone dell'accusa e vigila affinché non vi siano deviazioni dal percorso previsto.
Quello che avrebbe dovuto essere uno degli snodi più delicati e significativi del processo penale, caratterizzato dall'ingresso in campo di un soggetto terzo, con il potere addirittura di fermare l'accusa, si è risolto nella prassi in uno snodo meramente burocratico.
Ed il Giudice è degradato a mero passacarte, utile solo per verificare se le notifiche sono state fatte correttamente.
Si tratta di un ruolo ormai dato per scontato nella prassi giudiziaria. Resta la constatazione amara che le regole non sono rispettate. E proprio da chi, il giudice, avrebbe il compito di farle rispettare.
l danni sono immensi su diversi piani, compreso quello della credibilità della istituzione giudiziaria.   
Quanto ha affermato il prof. Di Amato è la sacrosanta verità. Ne abbiamo   conferma ogni giorno – specie per me che sono cronista giudiziario – il Giudice per le indagini preliminari è ridotto al ruolo di passacarte. Spesso lo fanno perché sono intasati di lavoro e nel caso dovessero assolvere l’imputato sarebbero costretti a motivare la sentenza. Quindi è più agevole rinviare a giudizio.
Accenno al mio caso per una “querelle”  (anzi due ) con il collega Roberto Saviano. In uno dei miei resoconti giornalistici recensii il libro di Gigi Di Fiore ( inviato de “Il Mattino”, scrittore, storico ) e affermai testualmente:”Di Fiore nel suo “L’Impero dei Casalesi” è stato preciso e non ha raccontato “stronzate” come ha fatto Roberto Saviano in Gomorra. Il “guru” mi ha querelato. Compaio innanzi al Gip. Mi difendo. Sono accusato, tra l’altro, anche di aver pubblicato articoli che non ho mai scritto né firmati ( il collega Biagio Salvati li ha copiati da “Dagospia” e li ha messi sul blog).
Inutile – sia la mia difesa – che quella dei miei difensori: avv.ti: Nicola Garofalo, Dario Pepe e Genny Iannotti, considerati, questi ultimi, come un “fastidio” nel processo come giustamente è scritto nel “Gattopardo”.  
Il pubblico ministero d’udienza ( una donna con un pancione indecente stava quasi per partorirsi in aula) senza conoscere gli atti – come un pappagallo a comandi - chiede il mio rinvio a giudizio per tutti gli articoli ( anche quelli non firmati e non scritti da me ).



 Il “Pilato” ( Sic! Leggi GIP) di turno mi rinvia a giudizio: Il processo è a ruolo per il prossino 24 settembre innanzi al Giudice Attena. Il Prof: Astolfo Di Amato ha pianamente ragione ma nessuno se ne fotte. 

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