martedì 22 luglio 2014

UN POCO DI FELICITA' ANCHE PER CARMELO MUSUMECI

 di 

Compagne, mogli e figli dei carcerati, una vita a metà anche 

per chi sta fuori

Carmelo Musumeci è un ergastolano ostativo. Dopo aver preso una laurea in giurisprudenza ha lanciato una petizione per rendere le prigioni italiane un luogo in cui poter avere relazioni affettive con i propri cari. Ha scritto "Undici ore d'amore di un uomo ombra"
Carmelo Musumeci sa di non avere un futuro. La sua compagna sa di non avere un futuro con lui. Il loro è un amore tra le sbarre, ma nonostante ciò lei, dopo 23 anni, continua a sceglierlo vivendo di quei momenti vicini anche se separati da un vetro. Di quei momenti promiscui anche se bacchettati dalle guardie penitenziarie. Di quelle parole così intime da doverle urlare. Carmelo Musumeci è un ergastolano ostativo, condannato, per usare una sua espressione, “alla pena di morte viva”. Che ti consente di respirare e di pensare, ma ti annichilisce levandoti la speranza. Carmelo ha una compagna alla quale ha chiesto, fin dai primi anni di carcere, di abbandonarlo. Lei però non ha mai voluto sentire ragioni e lui: “poiché non la potei lasciare, decisi di amarla ancora di più”. Ecco perché ha chiesto con una petizione lanciata nel giugno scorso sulla piattaforma change.org, che ha già raccolto 2500 firme, semplicemente di poter amare.
Come in Croazia e in Albania, ad esempio, dove sono consentiti colloqui non sorvegliati di una giornata o di qualche ora con il partner. In Québec, come nel resto del Canada, i detenuti incontrano le loro famiglie nella più completa intimità all’interno di prefabbricati, siti nel perimetro degli istituti di pena, per tre giorni consecutivi. In Francia, come in Belgio, sono in corso sperimentazioni analoghe: la famiglia può far visita al detenuto in un appartamento di tre stanze con servizi, anche per la durata di quarantotto ore consecutive. E così la Germania con i suoi piccoli appartamenti e l’Olanda, la Norvegia e la Danimarca. In quasi tutto il mondo sono concessi almeno i cosiddetti “colloqui intimi” per chi non potrà mai avere congedi esterni.
pranzo di laurea con la famiglia
Carmelo Musumeci è un ergastolano che sta scontando la sua pena nel carcere di Padova, dopo esser passato per quelli di Spoleto, Nuoro, e dell’Asinara. Siciliano di origine, si è trasferito nella Versilia all’età di 6 anni. Ne aveva 36 quando  nell’ottobre del ‘91 fu arrestato dalla polizia. Era a capo di una banda che gestiva i traffici malavitosi in Versilia. È uno di quegli ergastolani per i qualiin base all’art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, mod con Legge 356/92, è negata ogni misura alternativa al carcere e ogni beneficio penitenziario a chi è stato condannato per reati associativi. Carmelo ha trovato un soffio di vita nella giurisprudenza laureandosi, e nella letteratura fino a pubblicare diversi libri, poesie e racconti.
Ma la forza probabilmente gli è arrivata da tutto quell’universo sentimentale, spesso sommerso, fatto in questo caso da una compagna, da due figli che hanno salutato il papà l’ultima volta a casa quando avevano 9 e 7 anni e da due nipoti che nel frattempo sono venuti al mondo. Per loro, che sono stati sempre etichettati come “la figlia e la compagna di” non è stato facile. Hanno macinato chilometri prendendo ferie al lavoro e accontentandosi anche di mezz’ora di colloquio con un muretto ‘spartiaffetti’ e in mezzo ad altri universi piagnucolanti.
“Sei come al bar, in mezzo a tutti. Le effusioni tra detenuti e parenti sono proibite. Se ti scappa il bacio sulla guancia va bene, ma sulla bocca è un atto osceno in luogo pubblico per il regolamento penitenziario. Tutti i colloqui sono videosorvegliati. E intanto dentro il carcere prolificano le riviste pornografiche”. Chi parla è Nadia Bizzotto, responsabile della casa di Bevagna e tutor di Carmelo Musumeci, che si è fatta promotrice negli anni delle istanze degli ‘uomini ombra’.
“Qualche anno fa Carmelo ha avuto un permesso straordinario per prendere la laurea e per la prima volta in 20 anni ha potuto mangiare di nuovo con la sua famiglia e con i suoi nipoti. Non è il sesso che si chiede con questa petizione, ma è una richiesta d’intimità e di affettività che manca nelle carceri. È un tabu parlarne.Vado in carcere da tanti anni e vedo gente che fa viaggi lunghissimi. Ci sono i bambini che aspettano ore per i vari controlli. Alle donne, le vedove bianche, è consentito a malapena di abbracciare il proprio partner. Molti legami dopo anni si spezzano. Non è semplice sopravvivere così. Far stare bene un detenuto non toglie qualcosa alla nostra sicurezza. È afflittivo e basta. Aggiungiamo male al male non concedendo nessuno spazio alla rieducazione”.
Al contrario di come diceva Aldo Moro nelle sue lezione universitarie: “Ricordatevi che la pena non è la passionale e smodata vendetta dei privati: è la risposta calibrata dell’ordinamento giuridico e, quindi, ha tutta la misura propria degli interventi del potere sociale, che non possono abbandonarsi ad istinti di reazione e di vendetta, ma devono essere pacatamente commisurati alla necessità, rigorosamente di dare al reato una risposta quale si esprime in una pena giusta”.
In Italia oggi ci sono più di 1500 ergastolani. Di questi, 1000 sono ostativi e 100 di loro hanno superato i 30 anni di detenzione.                                                               “In carcere – scrive Carmelo Musumeci nella sua petizione – gli affetti e le relazioni, il rapporto stesso di un individuo con le persone amate, con la propria vitalità e con i desideri, viene sepolto. Di fronte all’impossibilità di coltivare i sentimenti, se non in forme frammentarie ed episodiche (i colloqui, le lettere, le telefonate dalla sezione) spesso i detenuti e le detenute cancellano l’idea di potersi sentire ancora vivi e vive nel cuore. Mentre il corpo viene abbandonato come un cadavere nel fiume, oppure, al contrario, imbalsamato nella cura ripetitiva degli esercizi in palestra, fino a raggiungere una forma perfetta quanto inservibile”.

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