lunedì 18 agosto 2014

Napoli: Poggioreale, l'estate delle celle aperte

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di Antonio Mattone

Il Mattino, 18 agosto 2014


"Adesso sembra quasi di stare in un albergo a 5 stelle", ha affermato Ciro, detenuto da due anni nella Casa circondariale "Giuseppe Salvia". Parole pronunciate con una certa enfasi che però fanno intravedere dei segnali di cambiamento all'interno delle mura del carcere di Poggioreale.
In effetti, da alcuni mesi, l'amministrazione penitenziaria sta producendo un grande sforzo per migliorare le condizioni di vita del penitenziario napoletano. Il cambiamento è cominciato l'arrivo del nuovo management chiamato a rinnovare il penitenziario napoletano, che nei mesi scorsi è stato al centro di vicende poco chiare e di inchieste giornalistiche e giudiziarie, fino a fare intervenire la Commissione Libertà civili e giustizia di Strasburgo.
La novità più rilevante consiste nella riduzione del numero dei detenuti scesi a 1786, mentre lo scorso anno si è quasi sfiorata la cifra record di 3.000. Un overbooking della disperazione che ha reso drammatica la coabitazione, soprattutto negli afosi mesi estivi, quando in unico ambiente erano costrette a stare fino a 14 persone, con un solo bagno a disposizione collocato nello stesso spazio adibito a cucina e alla preparazione dei pasti.
Un terzo dei detenuti in meno non vuol dire solo rendere più umana la convivenza ma anche migliorare la qualità del servizio degli operatori penitenziari. Agenti, educatori, medici e infermieri possono così operare con meno stress e più efficacia. Possono ascoltare i reclusi ed osservarli con attenzione, mettendo integralmente in atto la Riforma che alla fine degli anni 70 cambiò il sistema carcerario italiano, passando dalla concezione punitiva della galera a quella rieducativa. Anche i colloqui con le famiglie possono oggi avvenire in maniera più umana, senza banconi divisori e con uno spazio attrezzato ad area verde per incontrare all'aperto e in intimità i propri bambini.
Ma tra le novità di questa stagione, quella più apprezzata dagli "ospiti" è quella di tenere aperte le porte blindate delle celle 24 ore al giorno, in modo da permettere una maggiore circolazione dell'aria, una vera rivoluzione per il carcere di Poggioreale.
È un nuovo clima che si inizia a respirare e che coinvolge anche gli agenti, più attenti alle esigenze dei detenuti. Nel reparto degli stranieri l'altro giorno è stato segnalato ai volontari un ghanese appena arrivato che aveva al piede solo due ciabatte malandate.
E per celebrare il nuovo corso di Poggioreale, il giorno di Ferragosto il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal Ministro degli Interni Alfano si è collegato in videoconferenza con il carcere napoletano, da dove sono stati comunicati i dati delle presenze nazionali dei detenuti che sono scesi a 54.099 unità, un numero che non si riscontrava da più di 7 anni.
Certo è ancora presto per parlare di svolta, molte cose sono ancora da fare. Penso alla ristrutturazione delle cucine e di alcuni reparti che versano in condizioni igieniche precarie, come il terzo piano del padiglione Roma. C'è bisogno che ricoveri e prestazioni sanitarie siano adeguate alla domanda e le attrezzature alle norme, come l'impianto per l'ossigeno-terapia diventato ormai obsoleto. E anche il personale deve sposare pienamente i cambiamenti di questa nuova stagione.
Riuscirà questo carcere a trasformarsi da famigerato "inferno Poggioreale" ad "Istituto di rieducazione Giuseppe Salvia"? Si ispirerà ai quei principi di recupero e riabilitazione della pena che furono propri della Riforma Gozzini e in cui credeva il vicedirettore a cui è intitolato il carcere, ucciso barbaramente dalla camorra? Appuntamento al prossimo Ferragosto.

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