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mercoledì 8 ottobre 2014



Prosegue  la rievocazione dei delitti più efferati della terra di lavoro. Per  lunedì 13 ottobre sarà rievocata la triste e aberrante vicenda del mostro di Vico di Pantano che  in una vampata d’odio uccise 4 persone. Il terribile fatto di sangue accadde a Villa Literno nel maggio del 1953.  Subito dopo l’eccidio nella  zona, attanagliata dal terrore, non si circolava più. La voce che il pazzo omicida si nascondeva  nelle campagne, carico di armi e di follia, fece sbarrare fattorie e casolari, ed i pochi contadini usciti per il lavoro si guardano intorno, trepidanti, pronti a gettarsi giù ai primi spari in questa tragica ed affannosa caccia all’uomo. Occorre però aggiungere che, mentre, com’è naturale, la popolazione chiedeva l’aiuto dei carabinieri, d’altra parte essa fa ben poco, per aiutarli, in parte paralizzata dalla paura, in parte dall’omertà, abituale in questa plaga.  Infatti è raro che contadini, mandriani, butterai del Basso Volturno si rivolgano all’autorità giudiziaria: in genere sistemano da soli i propri conti… così fece il “mostro”.  Perché compi la strage il criminale di Villa Literno?  Si costituì ai carabinieri sotto lo studio del suo Avvocato: Giuseppe Garofalo. Sparò al fratello ed altre 3 persone per le offese fatte alla sua amante. Salvatore Capoluongo fu riconosciuto infermo di mente e condannato a pochi anni di manicomio criminale.



 





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