giovedì 1 gennaio 2015



Continua il nostro viaggio attraverso  i racconti brevi dei più efferati delitti di “Terra di Lavoro”. Per lunedì  5 gennaio 2015,  tratteremo un delitto di  Marcianise che accadde nell’estate del 1938 e il conseguente  clamoroso processo a Giuseppe Conte, un contadino di 50 anni che fu condannato all’ ergastolo per il matricida  e che ordinò alla figlia Maria finisci di ucciderla tu. La giovane 18enne fu condannata ad otto anni di reclusione, che poco dopo la sentenza si uccise gettandosi dalle scale del quarto piano della prigione di Pozzuoli. Si disse di lei di una ragazza bruciata nel suo destino da una nonna  megera ed un padre assassino. Il fatto in breve. Il contadino Giuseppe Conte, avuto dalla madre il rifiuto di far collocare sotto un arco del suo cortile un mucchio di paglia,  scende nel cortile, vibra due colpi d’una pesante affilata  mannaia nella nuca della vecchia, chiama la figlia Maria, le consegna l’arma, le grida il truce comando. Dopo la prima e seconda condanna con la conferma dell’ergastolo, in  seguito all’accoglimento del ricorso per Cassazione, il processo fu rinviato alla  Prima Sezione della Corte d’Assise di Napoli, Presieduta dal magistrato  Nicola  Cedrangolo, pubblico ministero Vincenzo Prisco,  la quale, dopo aver sottoposto,  nel frattempo,  a diverse perizie psichiatriche l’imputato,  al termine del processo, con la valida difesa del Prof. Avv. Alfredo De Marsico, e dell’Avv. Vittorio Verzillo,  con la concessione del  vizio parziale di mente condannò  il matricida Giuseppe Conte,   a ventun anni di reclusione.








     

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