venerdì 27 febbraio 2015


Giornalisti, sì alle telecamere nascoste. La Corte europea dei diritti dell’uomo si pronuncia, per la prima volta, sull’utilizzo di una telecamera nascosta da parte di giornalisti. Prevale il diritto di cronaca, la persona interessata non era riconoscibile.

di Marina Castellaneta

Il Sole 24 Ore 25.2.2015



La Corte europea dei diritti dell'uomo si pronuncia, per la prima volta, sull'utilizzo di una telecamera nascosta da parte di giornalisti, finalizzato a un reportage di interesse generale per la collettività, E lo fa dando ragione ai giornalisti e condannando la Svizzera i cui giudici nazionali avevano sanzionato i reporter per la diffusione delle registrazioni senza autorizzazione della persona interessata. Un ulteriore rafforzamento della libertà di stampa quello che arriva da Strasburgo con la sentenza di ieri, Haldimann e. Svizzera, con la quale la Corte è stata netta nel ritenere che la condanna di un giornalista per l'uso di una telecamera nascosta è una violazione del diritto di cronaca Per documentare pratiche contrarie ai consumatori nella vendita di polizze assicurative, una giornalista si era finta cliente e aveva registrato un breve colloquio con un broker. Il filmato era andato in onda nel corso di un reportage.I giornalisti dell'emittente televisiva erano stati condannati in sede penale a una sanzione pecuniaria. Una conclusione in contrasto con l'articolo io della Convenzione europea. È vero - riconosce Strasburgo - che c'è stata un'ingerenza nella vita del broker che non era, per di più, un personaggio pubblico, ma i giornalisti hanno messo in primo piano l'interesse della collettività a ricevere informazioni su una questione di rilievo generale, cercando di rispettare le regole deontolog
iche anche rendendo non riconoscibile l'agente assicurativo. Certo, la televisione ha un effetto più immediato e potente della stampa scritta, ma non vi era alcun segno distintivo utile a identificare il broker. I giornalisti avevano avuto, poi, l'accortezza di incontrare l'agente in un luogo diverso rispetto agli uffici dell'assicurazione e gli avevano dato la possibilità di intervenire nel corso della trasmissione. Il servizio, inoltre, non era focalizzato sull'agente, ma sulle pratiche commerciali di una categoria professionale e la veridicità delle informazioni non era mai stata contestata.




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