mercoledì 11 marzo 2015


EDITORIA: LA CORTE CONTI CONDANNA LAVITOLA E DE GREGORIO A RISARCIRE 23,8 MILIONI A PALAZZO CHIGI PER IL FINANZIAMENTO PUBBLICO DELL’'L'AVANTI'.






ROMA, 11 marzo 2015. DOVRANNO RESTITUIRE ALLO STATO 23 MILIONI E 879MILA EURO: IL FACCENDIERE VALTER LAVITOLA, L'EX PARLAMENTARE SERGIO DE GREGORIO E LA INTERNATIONAL PRESS SCARL(IPS), LA SOCIETÀ EDITRICE DEL QUOTIDIANO 'L'AVANTI', SONO STATI CONDANNATI DALLA CORTE DEI CONTI A RISARCIRE LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO PER I CONTRIBUTI ALL'editoria PERCEPITI INDEBITAMENTE DAL 1997 AL 2009.  LA DECISIONE È STATA PRESA DALLA SEZIONE GIURISDIZIONALE DELLA CORTE DEI CONTI DEL LAZIO CON LA SENTENZA 24/2015 SULLA BASE DELLE IRREGOLARITÀ RISCONTRATE DAI PM DELLA PROCURA DI NAPOLI VINCENZO PISCITELLI ED HENRY JOHN WOODCOCK NELL'AMBITO DELL'INCHIESTA SULLA GESTIONE DEL GIORNALE. IL PROCEDIMENTO PENALE SI È CONCLUSO CON LAVITOLA CHE HA  PATTEGGIATO UNA CONDANNA A 3 ANNI ED OTTO MESI DI RECLUSIONE PER I REATI DI TRUFFA AGGRAVATA AI DANNI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BANCAROTTA FRAUDOLENTA, ASSOCIAZIONE A DELINQUERE ED EMISSIONE DI FATTURE PER OPERAZIONI INESISTENTI. ANCHE DE GREGORIO HA PROPOSTO IL PATTEGGIAMENTO, MA LA SUA POSIZIONE NON È STATA ANCORA DEFINITA.  IL COLLEGIO DELLA CORTE DEI CONTI HA CONDANNATO SIA LAVITOLA SIA DE GREGORIO, CHE NON SI È COSTITUTO IN GIUDIZIO, "A TITOLO DI DOLO E IN VIA SOLIDALE", MENTRE HA CONDANNATO VINCENZO GHIONNI - CHE PER UN CERTO PERIODO HA FATTO PARTE DELLA COMMISSIONE TECNICA PER L'editoria - PER "COLPA GRAVE" AL PAGAMENTO IN FAVORE DELLO STATO DI 835MILA EURO. DALLA SENTENZA DI CONDANNA, AFFERMA LA CORTE, "EMERGE CHIARAMENTE IL SODALIZIO CRIMINALE CON DE GREGORIO PER ACQUISIRE LA CONTRIBUZIONE PUBBLICA". ED INOLTRE "LA SENTENZA DI PATTEGGIAMENTO COSTITUISCE UN INDISCUTIBILE ELEMENTO DI PROVA". MA NON SOLO: "LE PROVE RACCOLTE IN SEDE DIISTRUTTORIA DI RESPONSABILITÀ CIRCA L'ILLECITA PERCEZIONE DEI CONTRIBUTI DA PARTE DELLA INTERNATIONAL PRESS SCARL - SI LEGGE NELLA SENTENZA – DIMOSTRANO IL RUOLO DI 'CARTIERE' DI SOCIETÀ RICONDUCIBILI SIA A LAVIOLA SIA A DE GREGORIO". IN PARTICOLARE È EMERSA "LA FITTIZIETÀ DEI SERVIZI DI STRILLONAGGIO ALLO SCOPO DI AUMENTARE LA DIFFUSIONE DEL QUOTIDIANO, NONCHÉ LA FORMAZIONE DI FATTURE FALSE PER OPERAZIONI INESISTENTI SIA, OVVIAMENTE, PER SOSTENERE E AVALLARE LA RICHIESTA DELLA CONTRIBUZIONE PUBBLICA MA ANCHE AL FINE DELL'EVASIONE FISCALE DA PARE DELL'IPS CHE OTTENEVA LA RIDUZIONE DEGLI ONERI FISCALI COMPUTANDO LE FATTURE RELATIVE AD OPERAZIONI INESISTENTI AL REDDITO IMPONIBILE". INFINE, È STATO ACCERTATO, PER AMMISSIONE DELLO STESSO LAVITOLA E DELLA SORELLA, CHE "INGENTI SOMME RICEVUTE DALLA IPS A TITOLO DI CONTRIBUTO PUBBLICO PER L'editoria SONO STATE POI TRASFERITE A DE GREGORIO O A SOCIETÀ A LUI RICONDUCIBILI". IN SOSTANZA LE INDAGINI HANNO EVIDENZIATO "LA FALSIFICAZIONE DEI BILANCI, DELLE SCRITTURE CONTABILI, DEI COSTI DELL'ATTIVITÀ DI PRODUZIONE, DEI DATI RELATIVI ALLA DIFFUSIONE ED ALLE VENDITE DALLA TESTATA, TALI DA METTERE IN SERIO DUBBIO L'EFFETTIVITÀ DELL'ASSETTO SOCIETARIO COOPERATIVO DELLA SOCIETÀ editoriaLE CHE HA PERCEPITO I CONTRIBUTI IN QUESTIONE". LA TRUFFA, DICONO ANCORA I GIUDICI CONTABILI, "È DUNQUE STATA ACCERTATA SIA IN SEDE DI INDAGINI DI POLIZIA GIUDIZIARIA CHE IN SEDE DI ISTRUTTORIA SVOLTA DALLA PROCURA REGIONALE ED È CONFERMATA DALLE INNUMEREVOLI DICHIARAZIONI" DEI COLLABORATORI DI LAVITOLA E DI DE GREGORIO.  QUANTO A GHIONNI, LA CORTE DEI CONTI RITIENE CHE "NON SI SIA RAGGIUNTA LA PROVA DEL COINVOLGIMENTO NELLA TRUFFA" VISTO CHE "CERTAMENTE NON SI È ILLECITAMENTE APPROPRIATO DI CONTRIBUTI PUBBLICI, NÉ È STATA RAGGIUNTA LA PROVA CHE EGLI ABBIA PARTECIPATO ALL'ATTIVITÀ DI FALSIFICAZIONE DI FATTURE E DOCUMENTI". MA I SUOI COMPORTAMENTI SONO CONNOTATI DA  COLPA GRAVE POICHÉ "NON È PLAUSIBILE CHE EGLI, NELLA DUPLICE VESTE DI CONSULENTE DELL'IPS E DI COMPONENTE DELLA COMMISSIONE TECNICA CONSULTIVA PER L'editoria NON AVESSE GLI STRUMENTI PER ACCORGERSI DELLE ATTIVITÀ ILLECITI E, QUANTOMENO, DELLA TOTALE INFONDATEZZA DELLE RICHIESTE DI CONTRIBUTO". (ANSA).






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