venerdì 15 maggio 2015


Il processo mediatico è "una degenerazione del sistema che può essere fermata in un modo: se ciascuna delle parti, stampa, magistrati, avvocati, evita di dare un'interpretazione un po’ radicale delle proprie funzioni. C'è un nuovo integralismo, attorno al processo, da cui bisogna affrancarsi. Anche perché la giustizia propriamente intesa si fonda sulla presunzione d'innocenza. Quella mediatica ha come stella polare la presunzione di colpevolezza". A ribadirlo è il Garante per la 
privacy, Antonello Soro.





ROMA, 14 maggio 2015. Il processo mediatico è "una degenerazione del sistema che può essere fermata in un modo: se ciascuna delle parti, stampa, magistrati, avvocati, evita di dare un'interpretazione un po’ radicale delle proprie funzioni. C'è un nuovo integralismo, attorno al processo, da cui bisogna affrancarsi. Anche perché la giustizia propriamente intesa si fonda sulla presunzione d'innocenza. Quella mediatica ha come stella polare la presunzione di colpevolezza". A ribadirlo è il Garante per la privacy, Antonello Soro, in un'intervista al 'Garantista, il quotidiano diretto da Piero Sansonetti. "Nessuna persona ragionevole - spiega tra l'altro Soro nell'intervista - può mettere in discussione l'utilità delle intercettazioni e il diritto dei cittadini all'informazione. Due elementi di rango differente ma ugualmente imprescindibili. Nessuno pensa di rinunciare né alle intercettazioni né all'informazione. Si tratta di valutare con il giusto spirito critico la funzione di entrambe". Per di più in una fase in cui "c'è una variabile moltiplicatrice", e cioè "la rete", su cui "la notizia diviene eterna, non ha limiti temporali, ha la forza di produrre condizionamenti irreparabili nella vita delle persone".    Secondo il Garante, "tutto può essere riequilibrato, ma ora vedo scarsa attenzione per tutto quanto riguardi il bilanciamento tra i diritti fondamentali in gioco. Un bilanciamento che invece ritengo indispensabile quando riguarda la dignità delle persone". In particolare, avverte Soro, gli elementi contenuti nelle intercettazioni "che non hanno utilità ai fini del processo andrebbero vagliati con particolare rigore in funzione di un vero interesse pubblico".   Di fronte ai rischi della gogna mediatica "tutti, magistrati,giornalisti, avvocati, cittadini debbono cercare il punto di equilibrio più alto. E smetterla di pensare - insiste Soro – che qualche diritto debba essere cancellato. Anche perché oltre alla dignità delle persone è in gioco anche la terzietà del giudice". In un ordinamento "in cui esistono anche i giudici popolari", infatti, sottolinea, intercettazioni, atti e immagini divulgati dai media "rischiano di condizionare anche l'esercizio della giurisdizione in condizioni di terzietà". (ANSA).

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