sabato 20 giugno 2015

La società ha accumulato debiti per circa 200 milioni di euro. RINVIATI A GIUDIZIO I VERTICI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL POLO DELLA QUALITA’


La società  ha accumulato  debiti  per  circa 200 milioni di euro.

RINVIATI A GIUDIZIO I VERTICI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL POLO DELLA QUALITA’


Il Gup Rosa de Ruggiero del Tribunale di Napoli su richiesta dei pubblici ministeri Maurizio Giordano e Alessandra Converso ha rinviato a giudizio i vertice dell’ente “Polo della Qualità” di Marcianise fissando la prima udienza per il 3 novembre 2015. Confermata  dalla Cassazione l’impianto accusatorio della Procura napoletana.  Contestate le  aggravanti di aver commesso più fatti di bancarotta fraudolenta,  e di avere cagionato un danno di rilevante entità ai creditori.   Centinaia i soci danneggiati e costituitisi parte civile. Il plesso all’asta fallimentare non è stato ancora aggiudicato. Coinvolti notai, commercialisti e imprenditore del jet set partenopeo




Caserta – ( di Ferdinando Terlizzi)  –  Gli amministratori del “Polo della Qualità” di Marcianise, sono stati rinviati a giudizio dal Giudice per le indagini preliminari  Rosa de Ruggiero e saranno processati, con una udienza fissata per il prossimo 3 novembre, su esplicita richiesta dei pubblici ministeri, Maurizio Giordano e Alessandra Converso per bancarotta fraudolenta e per  aver cagionato un danno di rilevante entità ai creditori. Come è noto l’accusa nasce dalle relazioni  alla Procura della Repubblica dei curatori del fallimento: Prof. Avv. Michele Santulli, Avv. Roberta Napolitano e Prof. Dr. Pasquale Menditto,  per  la gestione del Polo della Qualità di Marcianise, in seguito alla  sentenza  di fallimento n° 204 del 2010,   emessa dal  Tribunale di Napoli  e curata dal Giudice Delegato  Francesca Reale.  Si tratta di: Guglielmo Aprile, nella qualità di presidente del Consiglio di Amministrazione del Polo; di  Antonio Landolfi, Alfredo Morelli e Renato Morelli, nella loro qualità di consiglieri di amministrazione del Polo; di Cesare Bertoli, in qualità di amministratore della S.p.A. FNUYO, di   Francesco Pellone, in qualità di consulente contabile del Polo; di Giuseppe Di Gennaro, in qualità di azionista di maggioranza della S.p.A. FNUYO  e di Francesco Di Gennaro, in qualità di socio di maggioranza  della S.p.A. FNUYO, tutti residenti a Napoli. Le indagini della Procura della Repubblica, hanno scoperchiato la pentola del malaffare, del clientelismo, del nepotismo e degli interessi di parte  con il coinvolgimento di notai, politici,  dirigenti di banche., e affermati professionisti. Nel processo sono costituiti gli avvocati: Francesco De Santis, Giovanni Gurgo, Alfonso Furgiuele, Pietro D’Alessandro, Andrea Abbagnano, Giuseppe Fusco, Marco Imbimbo,  Pasquale Coppola, Caterina Montagnani e Amedeo Bucci. L’accusa chiarisce che “dopo aver costituito, per volontà di Guglielmo Aprile e di Francesco Di Gennaro, la società FNUYO srl,  (partecipata per l’89,40% del capitale dalla società fiduciaria ROMAFIDES  S.p.A.,  a sua volta mandataria di Francesco Di Gennaro e formalmente amministrata da Cesare Bertoli) e dopo avere acquistato con tale società dalla SPESS, società per lo sviluppo Sud S.p.A.(società controllata da Guglielmo Aprile e Francesco De Gennaro) la gran parte dei suoli su cui sarebbe stata edificata l’area del Polo, i componenti del consiglio di amministrazione del Polo della Qualità acquistavano da FNUYO S.p.A. le aree in questione ad un costo unitario ( 47,90 euro al mq) di gran lunga superiore a quello versato in favore di altri alienanti ( tra cui ASI Caserta, Comune di Marcianise, e gli eredi Croce ai quali veniva corrisposto il prezzo di 17,90 euro al mq.) così consentendo senza giustificazione di mercato alla controparte di lucrare un corrispettivo  di circa 3 milioni di euro”. Ed inoltre,  fatta questa prima operazione da “magliari dell’economia”, i bravi amministratori ne idearono subito un’altra ancora più lucrosa e ancora più truffaldina. Acquisita, infatti, la proprietà si cui erigere il complesso destinato all’attività industriale e  commerciale Polo della Qualità i responsabili affidavano fittiziamente alla Spa FNYO l’appalto per la realizzazione dei lavori, prevedendo quale corrispettivo la somma di euro 90 milioni,  (comprensivo della somma di 5 milioni di euro anticipata a FUUYO per l’acquisto dei suoli ed interamente finanziata alla appaltatrice dalla stessa committente), calcolata secondo il criterio della quantificazione a corpo ed autorizzando l’integrale sub appalto delle opere, necessitata dal fatto che FNUYO spa non possedeva beni, personale e attrezzature per la realizzazione dell’appalto.  Le accurate indagini del Nucleo speciale della Guardia di Finanza hanno accertato che  l’allegra gestione del Polo a fronte del corrispettivo pattuito con la FNUYO,  il Polo della Qualità corrispondeva pagamenti a favore FNUYO per complessivi 135 milioni circa di euro di cui 111.833.435 erogati a RECECOM Scarl,  ( impresa subappaltatrice dei lavori ) e la differenza fu suddivisa tra i soci FNUYO. Contestualmente alla attività di realizzazione dell’immobile ed a seguito delle esposizioni  bancarie per la realizzazione dell’immobile, veniva dai consiglieri di amministrazione ( ed in particolare da Guglielmo Aprile) proseguita  l’attività di impresa in ragione di sottocapitalizzazione per intervenuta  perdita del capitale sociale, occultata in bilancio nell’esercizio 2008,  attraverso la sopravvalutazione delle rimanenze per circa 7 milioni di euro e la rivalutazione delle immobilizzazioni materiali per oltre 7.500.000 di euro.  Poi i “mostri della finanza partenopea” pensarono  bene di architettare  controversie civili e arbitrati ( che come è noto durano secoli  e in dispregio al capitolato d’appalto che prevedeva un intervento di arbitrato in collegio ) nominare arbitro unico Michele Chianese, il quale emetteva lodo arbitrale e riconosceva a FNUYO S.p.A. una differenza ad incassare ben 19 milioni di euro (così giustificando i maggiori pagamenti) autorizzati dagli stessi consiglieri di amministrazione.


 A quel punto  il gruppo di finanzieri provetti e scaltri trovandosi in evidenti difficoltà economiche realizzarono il loro capolavoro: una operazione di  “sale and lease-back” (si tratta di cedere l’immobile ad un gruppo di banche che poi finanzia con lauti esborsi di denaro fresco)  ma  è una operazione sospetta che spesso porta in galera i responsabili perché è quasi sempre fittizia. In questa operazione furono coinvolti primari istituti di credito come: Mediocredito Centrale S.p.A., Mercantile Leasing S.p.A., Unicredit, Banca Popolare con l’esborso di circa 30 milioni di euro che servirono per tacitare creditori come: Banco di Napoli, Banca di Roma, Banca Antoveneta, Banca della Campania, Montepaschi di Siena, notaio Paolo Morelli ( 506.000 euro ) e  Fnuyo  s.p.a ( per 6 milioni di euro), così distraendo dalla massa attiva del fallimento l’immobile in questione sottraendolo alle pretese dei creditori. Ed inoltre i magistrati inquirenti contestano il concorso commissivo nella realizzazione della bancarotta di Francesco Pellone, consulente contabile fiscale della fallita, il quale presenziando alle assemblee relative  alle più importanti decisioni della consorziata ( in particolare a quella relativa alla stipula del contratto “sale and lease back” ), interpellato sulla fattibilità degli interventi da cui scaturivano i maggiori esborsi sopra descritti ed esprimendo il suo parere in maniera interamente approvativa dell’operato degli amministratori, concorreva in maniera decisiva alla assunzione dei predetti provvedimenti dispositivi con ciò contribuendo a creare e ad aggravare lo stato di dissesto della consorziata.  Condotte che contribuivano a distrarre le somme ivi indicate ed a cagionare il dissesto della società determinato dal fatto  di fatto che – a fronte di un attivo costituito essenzialmente dal solo immobile della consorziata  (del valore stimato di circa 88.000.000 di euro) la società accumulava debiti e quindi un passivo fallimentare  accertato ad oggi di circa 200 milioni di euro.


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