giovedì 2 giugno 2016





SCHIZZO  DELLA SCENA DEL CRIMINE 

Il primo fatto di sangue accadde a Gricignano
 il 9 luglio del 1950.  
La vendetta con il duplice omicidio in Aversa 
il 2 giugno del 1952



ANDREA E RAFFAELE RUSSO TENTARONO DI UCCIDERE CON COLPI DI PISTOLA E PUGNALATE CRISPINO DE LUISE. QUESTI ASSIEME AL FRATELLO ANDREA UCCISE (PER VENDETTA) MICHELE RUSSO E MARIA COLELLA
(GENITORI DEI DUE AVVERSARI).

Nel primo episodio: “Finiscilo questo disgraziato che non è ancora morto”. Nel duplice omicidio il latitante scrisse una lettera sul movente. Catturato in S. Maria C.V. nello studio dell’avv. Giuseppe Marrocco.

 

Gricignano D’Aversa – I fratelli Andrea Russo e Raffaele Russo, furono accusati di tentato omicidio  in persona di Crispino De Luise  per  aver esploso con l’intenzione di ucciderlo alcuni colpi di pistola causandogli invece lesione al ginocchio destro con l’indebolimento permanente. Entrambi furono accusati inoltre di violenza privata aggravata e omessa denuncia di pistola. Il Raffaele Russo,  in concorso con il primo,  per essere intervenuti dopo che il primo scaricava i colpi della pistola  sul già ferito ed avere inferto allo stesso pugnalate cagionandogli lesione alla fronte, alla regione occipitale,  all’emitorace destro. Fatto accaduto in Gricignano d’Aversa il 9 luglio del 1950. A questo gravissimo fatto di sangue fece la eco una vendetta con la quale il Crispino De Luise uccise entrambi i genitori del Russo. Occupiamoci ora del primo delitto. La sera del 7 luglio del 1950, alla periferia di Gricignano di Aversa, tale Crispino De Luise, rientrava in paese in compagnia di Luigi Dello Margio, suo compagno di lavoro. I due procedevano in bicicletta. Incontrarono dapprima Raffaele Russo, che procedeva in senso inverso, il quale rispose al loro saluto. A distanza di pochi metri venne incontro al De Luise e al Dello Margio, Andrea Russo, fratello del Raffaele.  Improvvisamente l’Andrea, estrasse l’arma ed esplose all’indirizzo del De Luise numerosi colpi di pistola che riuscì a schivare destreggiandosi e facendosi scudo del Dello Margio. Colpito alla fine al ginocchio e alla coscia destra, il De Luise, fece l’atto di avventarsi contro l’avversario che aveva esaurito le munizioni. A questo punto intervenne il Raffaele Russo che era stato ad osservare la scena a distanze e vibrò alle spalle del De Luise un colpo di coltello che si infisse nella regione interscapolare ledendo pleura e polmone ed altri colpi alla fronte ed all’occipite. I due si allontanarono quindi in bicicletta dopo aver minacciato di morte lo smarrito Dello Margio al quale ingiunsero di tacere a chicchessia di quanto era accaduto sotto i suoi occhi altrimenti avrebbe fatto la stessa fine. I carabinieri informati del delitto procedevano ad una immediata indagine interrogando coloro che assistettero allo svolgimento dell’azione Luigi Dello Margio, Giuseppe Fiorillo e Raffaele Russo i quali esponevano i fatti del nel tenore predetto: azione improvvisa di Andrea Russo, intervento di Raffaele Russo dopo l’esaurimento dei colpi esplosi dal primo. Andrea Russo, mentre il fratello vibrava i colpi di coltello esclamava: “Finiscilo questo disgraziato che non è ancora morto”. In ordine alla causale i carabinieri accertavano che tempo prima il De Luise aveva affidato una propria pistola ad Andrea Russo dandogli l’incarico di venderla e di versare l’importo ricavato. Il Russo nonostante le ripetute richieste dell’altro alla fine si era difeso dicendo di averla smarrita.

 Il successivo 5 luglio, nel corso di una ulteriore contestazione, il De Luise prese a pugni il Russo che si diede alla fuga esclamando: “Ce la vedremo”. Dopo questo episodio il De Luise - evidentemente preoccupato dalle conseguenze che il suo gesto non avrebbe tardato a produrre -  in funzione del temperamento vendicativo della famiglia Russo - che in era particolarmente temuta, tentò le vie della pacificazione, interponendo certo Vincenzo Gallucci che in effetti conferì con Andrea Russo. Le ricerche operate dei carabinieri per l’arresto di colpevoli non sortivano effetto, essendosi costoro resi irreperibili. Qualche giorno dopo il delitto si presentava nella caserma dei carabinieri di Gricignano tale Giovanni Pellegrino il quale denunciava di essere stato avvicinato dei fratelli Russo i quali gli avevano dato l’incarico di riferire al Dello Margio di assumere nel suo interrogatorio dinanzi ai carabinieri che il De Luise aveva sparato per primo contro Andrea Russo con l’avvertenza che se non avesse aderito a tale loro suggerimento avrebbe subito sorta peggiore di quella toccata al De Luise  medesimo.  Il mattino del 2 giugno del 1952, verso le 7:30 - e questo è il secondo episodio del duplice omicidio -  i carabinieri della stazione di Aversa vennero avvertiti da confidenti che in contrada “Starza” erano stati rinvenuti due cadaveri crivellati di colpi di arma da fuoco. Recatisi immediatamente sul posto identificarono i due cadaveri in quello dei coniugi  Michele Russo e Maria Colella che, come poi si seppe, erano stati uccisi mentre da Gricignano  si recavano alla stazione di Aversa per portarsi a Napoli. A circa 2 mt.  dai cadaveri  i carabinieri rinvennero una pistola a rotazione completamente carica dalla quale non era stata esploso alcun colpo. Fu accertato che la pistola era di proprietà di una delle vittime Michele Russo. I carabinieri dettero atto anche che i due cadaveri erano stati rimossi  con la disinvoltura propria degli aversani ancora prima dell’arrivo della polizia sconvolgendo così la scena del crimine. Circa le lesioni riportate si accertò che la donna era stata investita da proiettili da sinistra verso destra;  mentre l’uomo invece da destra verso sinistra e colpito con ben cinque proiettili. Sul posto non fu possibile rinvenire alcun bossolo eppure avrebbero dovuto trovarsi. Ma certamente con la stessa inqualificabili disinvoltura con la quale si erano rimossi i cadaveri, si erano anche raccolti, dalla gente sopraggiunta, i bossoli per terra. Tanto è vero che il quarantenne Paolo Cesaro dopo vari giorni, preso forse da tardiva resipiscenza, consegnò  alla polizia, uno dei bossoli che aveva raccolto da terra. È superfluo dire che all’inizio delle indagini i carabinieri cozzarono contro il muro dell’omertà che distingue quelle zone dell’Aversano, omertà sempre pronta a deviare le indagini e a fraternizzare col delinquente. Si sparse la voce che quel feroce delitto fosse stato originato da motivi politici dato che il Russo era un fervente sostenitore del sindaco, quale nuovo eletto. Ma tale ipotesi fu scartata. Il brigadiere Aniello Romanucci, opportunamente ricordò al maresciallo comandante che circa due anni prima nel luglio del 1950,  Crispino De Luise aveva patito una feroce aggressione a colpi di arma da fuoco e di pugnale tanto da rimanere menomato in modo permanente, ad opera dei due figli delle vittime Andrea e Raffaele Russo. Costoro, infatti, ancora detenuti, erano stati incriminati per tentato omicidio, aveva eccepito, come di consueto, di aver agito per legittima difesa e attendevano la prossima celebrazione del processo che era stata fissata per il 26 giugno cioè 20 giorni dopo il delitto. Si profilò dunque la ipotesi di una vendetta trasversale tipica dell’agro Aversano, come la definisce il maresciallo nel suo verbale. Risultò, nell’approfondire le indagini, che il giovane Crispino De Luise, debilitato per le ferite ricevute due anni prima, in quegli ultimi tempi aveva consultato uno specialista di malattie polmonari ed era rimasto scosso molto per la prognosi sfavorevole, ritenendo tale malattia conseguenza delle lesioni riportate al petto.

 Senza frapporre indugio i carabinieri si recarono quello stesso giorno nella casa del Crispino De Luise e trovarono ivi solo il fratello Andrea e la madre. Il loro comportamento fu rivelatore. Andrea rese una dichiarazione che i carabinieri ritennero poco convincente. Procedettero al suo fermo che poi fu tramutato nel corso delle indagini in arresto. Constatarono che il Crispino si era dato alla latitanza. Continuando con solerzia e abilità delle indagini, riuscirono a rintracciare i testimoni Luigi Della Gatta e Caterina Petruoloi quali, stando sulla rotabile nei pressi del cavalcavia ferroviario dal lato di Aversa, quindi avevano udito i colpi ed avevano visto un giovane, identificato poi per Crispino De Luise uscire dalla scorciatoia in bicicletta da quel lato e proseguire per la rotabile tornando indietro verso Gricignano. I carabinieri si dettero a tutt’uomo per procedere alla cattura dell’omicida, questa subito apparve impresa estremamente difficile. Il delitto era stato compiuto in un’epoca favorevole agli agguati, alla latitanza; la canapa, alta e rigogliosa, era impenetrabile copriva per larghi spazi le campagne circostanti. Si seppe che il latitante batteva nelle campagne armato tutto punto. Era fornito di bombe, mitra e pistola; deciso a vendere cara la pelle   a non farsi arrestare. Ciò fu confermato dall’omonimo cugino dell’imputato il quale preoccupato riferiva del tremendo armamentario del Crispino incontrato per caso in campagna. In tale occasione lo aveva consigliato di costituirsi, ma lui gli aveva risposto che non intendeva presentarsi in quanto era sicuro di “pigliare l’ergastolo”. In quel periodo gli inquirenti intercettarono, tra l’altro, una lettera scritta dal latitante allo zio. In questa lettera che alcuni brani sembravano scritti da un esaltato ed altri con lo stile del fuorilegge. Il Crispino cominciava con l’esprimere il timore che il figlio quattordicenne degli assassinati potesse compiere una vendetta contro i propri parenti.  Rifletteva poi pessimisticamente sul fatto che finché rimaneva libero tutti erano buoni e non appena egli sarebbe finito gli avversari avrebbero potuto agire liberamente.  

Fonte: Archivio di Stato di Caserta




Andrea Russo per il tentato omicidio venne condannato ad 8 anni di reclusione. Per Raffaele Russo anni 7.  Per Crispino De Luise, per duplice omicidio in appello gli venne riconosciuta la seminfermità mentale e la condanna fu di anni 27.  Mentre Andrea De Luise fu assolto dal concorso in omicidio per insufficienza di prove.

 


Crispino De Luise, di anni 27 e Andrea De Luise, di anni 28 da Gricignano d’Aversa furono rinviati a giudizio  per duplice omicidio in danno di Michele Russo e Maria Colella. Comparsi in sede di appello – dopo la condanna della Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere (ad anni trenta di reclusione e la richiesta dell’ergastolo da parte del  pubblico ministero) – innanzi la III° Sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli (Presidente, Nicola Mancini; giudice a latere, Alberto Corduas; pubblico ministero, procuratore generale, Angelo Peluso) si videro, con la esclusione della provocazione e la concessione delle attenuanti generiche e con la concessione della “semi-infermità” mentale ed eliminata l’aggravante della premeditazione con la condanna per il Crispino De Luise, per duplice omicidio premeditato con provocazione, alla pena di anni 24 ed in considerazione delle aggravanti in totale ad anni 27. Inoltre fu comminata una pena di tre anni di manicomio a pena espiata. Mentre Andrea De Luise fu invece assolto dal concorso in omicidio per insufficienza di prove. Il delitto era stato commesso il 2 giugno del 1952 in tenimento “Starza” in agro di Aversa.  Il movente era da ricercarsi nella vendetta per le lesioni subite due anni prima ad opera dei fratelli Andrea e Raffaele Russo. Uccisero a tradimento con numerosi colpi di pistola i genitori dei due fratelli Michele Russo e Maria Colella.  La Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere (al completo) effettuò un sopralluogo sulla “scena del crimine” e si recò, pertanto, alla contrada “Starza” dove era avvenuto il duplice delitto. Il cancelliere Domenico Aniello annotò: “La Corte portatasi in località “La Starza”, in agro di Aversa, dà atto che appena dopo il sottopassaggio della linea Ferroviaria Aversa-Gricignano-Caserta – e di fronte a tale passaggio vi è un una estensione di fondi pianeggiante al cui lato opposto si intravedono le prime case di Gricignano. Il teste Alberto Russo che si trova sul luogo, riferisce che i cadaveri dei coniugi Russo si trovavano sul terreno quasi di fronte al cavalcavia ferroviario e che oggi appare verso questo lato recintato da fili di ferro. Il posto ove erano i cadaveri e segnato attualmente da un viottolo, che è quasi parallelo alla linea ferroviaria, quasi all’incrocio di un viottolo, oggi appena visibile. La Corte dà inoltre  atto che questo secondo viottolo oggi quasi  non visibile, data la diversa coltivazione del fondo, e della direzione del cavalcavia ferroviario si presenta come una scorciatoia per chi dal cavalcavia voglia raggiungere l’altro lato della strada, evitando la curva che fa intorno l’appezzamento di terreno quasi come una corda di un arco”.

Prof. Alfredo De Marsico 

Tra l’altro, Crispino De Luise, durante la sua detenzione presso il Carcere di Santa Maria Capua Vetere (o forse appena iniziò a pensare di passare per pazzo) fu protagonista di un increscioso episodio che gli costò una condanna a mesi 8 di reclusione. Il 2 settembre del 1952 aggredì con calci e pugni il sanitario del carcere dr. Enrico Cangiano, alla presenza delle guardie Michele Ocone e Ludovico Cellini perché questi gli aveva rifiutato un esame radiografico. Rinviato per questo episodio in osservazione al manicomio criminale di Napoli fu riconosciuto – al momento di commettere il fatto – affetto da vizio parziale di mente e per questo condannato con la diminuente scriminante e ricoverato in Manicomio. La perizia sulla capacità di intendere e volere sulla persona di Crispino De Luise, fu redatta dal Prof. Eustachio Zara, docente dell’Università di Napoli, direttore della clinica delle malattie mentali e nervose.  Mentre le risultanze degli esami di autopsia sui cadaveri delle vittime vennero redatte dal Dott. Domenico Quarto, da Villa di Briano e dal Dott. Andrea Ronza, da Gricignano d’Aversa. Nel processo furono impegnati gli Avv.ti Enrico Altavilla, Michele Grimaldi, Alberto Narni Mancinelli, Bernardo Giannuzzi Savelli, Alfredo De Marsico e Giuseppe Marrocco.  


Fonte: Archivio di Stato di Caserta 



AVV. GIUSEPPE MARROCCO 


Andrea Russo per il tentato omicidio venne condannato ad 8 anni di reclusione. Per Raffaele Russo anni 7. Per Crispino De Luise, per duplice omicidio in appello gli venne riconosciuta la seminfermità mentale e la condanna fu di anni 27. Mentre Andrea De Luise fu assolto dal concorso in omicidio per insufficienza di prove.






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