mercoledì 15 marzo 2017



APPALTI, CAMORRA E MAZZETTE: SETTANTA MISURE DI CUSTODIA CAUTELARE SONO STATE ESEGUITE QUESTA NOTTE SU RICHIESTA DELLA DDA DI NAPOLI (PROCURATORE AGGIUNTO GIUSEPPE BORRELLI, SOSTITUTI MAURIZIO GIORDANO, ALESSANDRO D’ALESSIO, LUIGI LANDOLFI, CATELLO MARESCA E GLORIA SANSEVERINO) PER ACCUSE CHE VANNO DALLA TURBATIVA D'ASTA
AI REATI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA. 


Coinvolto il politico Pasquale Sommese, consigliere regionale della Campania in quota Ncd. Ma l'ex assessore regionale al Turismo ha accusato un malore, quando gli è stata notificata una misura cautelare nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta corruzione in un appalto nel napoletano. Destinatario di una misura cautelare in carcere, Pasquale Sommese ha fatto appena in tempo a prendere atto delle accuse che gli vengono mosse dalla Dda di Napoli, che ha accusato un momento di debolezza.

 Tanto che in queste ore si sta valutando quale soluzione adottare in relazione alle sue condizioni fisiche che restano sotto vigile controllo da parte delle forze dell'ordine. Sin dal suo primo coinvolgimento in questa vicenda (un anno e mezzo fa), pasquale sommese ha sempre ribadito la propria estraneità alle accuse di aver condizionato appalti o di aver incassato voti in cambio di favori, oltre a smentire qualsiasi legame con la camorra casalese.

Al centro dell'inchiesta opere inerenti l’intervento «Le Porte dei Parchi» a Francolise, Alife, Rocca d’Evandro e Calvi Risorta. Il consigliere regionale Sommese e un suo fidato collaboratore sarebbero intervenuti  come referenti di due società per garantire il finanziamento con fondi regionali delle opere pubbliche progettate da una società napoletana.  Oltre che per Sommese, il gip ha disposto il carcere anche per Antonello Sommese, presunto factotum dell'ex assessore regionale.

Questa mattina, un'ordinanza bis è poi stata notificata all'imprenditore Alessandro Zagaria, già detenuto in un carcere di massima sicurezza dal luglio scorso proprio per la vicenda di Palazzo Teti. Arrestato insieme all'ex sindaco Biagio Di Muro, è ritenuto l'«anello di congiuntura» tra la politica e il clan dei Casalesi.  Come detto, l'inchiesta delegata alla Guardia di Finanza del comando provinciale di Napoli si basa su una serie di appalti che sarebbero stati truccati a suon di mazzette e infiltrazioni camorristiche in ambienti politici e imprenditoriali.  Oltre che a Santa Maria Capua Vetere, gli appalti finiti nel mirino della Dda sono stati banditi per i comuni di Piedimonte Matese, Riardo, Casoria, Cicciano ed Alife e riguardano molti beni di interesse storico e archeologico. Ma anche Villa Bruno e alcuni lotti dei lavori alla Mostra d'Oltremare: 
tutte le gare nel mirino. Filo conduttore tra la prima parte dell'inchiesta e la retata di questa mattina la "faccendiera" Loredana Di Giovanni, di Mugnano di Napoli. La donna è nota per aver portato voti a Sommese durante l'ultima campagna elettorale per le Regionali. Il suo ruolo, emerge dalle indagini, sarebbe stato quello di consegnare tangenti ai politici per conto degli imprenditori. Dall'aprile dello scorso anno, momento in cui è finita ai domiciliari, sta collaborando con la procura.

In manette anche alcuni sindaci tra i quali i primi cittadini di Aversa, Enrico De Cristofaro (coinvolto per il periodo in cui era presidente dell'ordine degli architetti), i sindaci di Riardo e Pompei e l'ex sindaco di San Giorgio a Cremano. Coinvolto anche l'ex sindaco di Casapulla, Ferdinando Bosco. E Claudio Borrelli, direttore Adisu.



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