sabato 22 aprile 2017


L’”ANGIULLI” IL VECCHIO RIFORMATORIO DA LUOGO DI PUNIZIONE
A SCUOLA DI FORMAZIONE
Il Sindaco Avv. Antonio Mirra con un funzionario e il direttore Bovenzi alla firma del protocollo per la legalità 


Una bella realtà di aggregazione di “Spazio dentro la Città” – Il direttore del Dipartimento Giustizia Minorile intervistato dalla nostra Agenzia 

Vincenzo Oliviero e Gennaro Stanislao 



Santa Maria Capua Vetere - “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Costruisci un modello nuovo che renda obsoleto il modello esistente”.  La significativa  frase di Richard Buckminster Fuller campeggia sulla carta intestata del “Dipartimento della Giustizia minorile e di Comunità” di Santa Maria Capua Vetere dove, l’altro giorno, abbiano incontrato – in una visita guidata (insieme a Enzo Oliviero, funzionario del comune e responsabile della struttura culturale e Gennaro Stanislao, direttore dei corsi dell’Università della Terza Età)  – il direttore della struttura dott. Anselmo Bovienzo il quale ci ha illustrato i nuovi indirizzi programmatici dell’”Angiulli”, la storica struttura un tempo carcere minorile. “Stiamo apportando cambiamenti radicali – ha esordito il direttore Bovenzi – che vanno nella direzione di creare uno spazio “Dentro la Città” di formazione e di aggregazione per i giovani del territorio”.  Ci illustri per i nostri lettori che cos’era l’Angiulli nei tempi passati. “L’Angiulli di ieri richiama l’immagine del carcere o del vecchio riformatorio giudiziario, alias le “Cappuccinelle”,  luogo di reclusione e punizione per i minorenni autori di reato; dal 1892 al 2015 è stata questa la funzione  prevalente della struttura la quale nasce sul finire  del ‘700 come Convento per monaci francescani, gli “alcantarini”. La struttura, passata dal 1865 nella disponibilità del pubblico demanio, fu destinata prima a “Regio Riformatorio” e poi a “Casa di Rieducazione”. Negli anni ‘70 divenne “Istituto di Osservazione” per minorenni e negli anni ‘80 “Istituto Penale”  per minori; ancora alla fine degli anni ‘90 fu trasformato in “Comunità Pubblica” per l’esecuzione delle misure cautelari non detentive”. Ma come si è presenta oggi la struttura del complesso Angiulli? “L’Angiulli di oggi – ci ha detto il direttore – intende scrivere una nuova pagina della sua storia. Dal gennaio 2016, infatti, questo Istituto ha smesso la sua funzione “contenitiva/restrittiva” assumendo quella “educativo/formativa” sempre a favore degli adolescenti della città e della provincia, specialmente quelli che vivono un disagio sociale o relazionale. Il passaggio da luogo di punizione a luogo di formazione è uno snodo fondamentale e carico di complessità che noi vogliamo sottolineare chiamando in causa tutte le risorse e le sensibilità del territorio. Convinti come siamo che il Carcere non possa essere l’unica risposta ai comportamenti devianti degli adolescenti, intendiamo sperimentare percorsi e soluzioni più efficaci che limitino la reiterazione di atti criminosi, intervenendo sul versante della prevenzione secondaria per spezzare quel circuito “disagio-reato-carcere-emarginazione-nuovo reato”. E’ encomiabile il vostro lavoro e lo sforzo finanziario del Ministero ma come pensate di prevenire la cosiddetta mimi-criminalità (che poi, per certi versi, non è affatto “mini”, come ci ha insegnato la cronaca, visto che spesso “queste paranze di bambini” formano un bacino di rincalzi alla criminalità organizzata? “Giusto, infatti, vogliamo fare ancora di più e occuparci della prevenzione primaria al fine di evitare che i ragazzi “a rischio” entrino nel circuito penale. Questo tipo di interventi consente di “risparmiare” in termini sociali – ma anche economici – perché il costo della “gestione” ed il recupero di un soggetto deviante sono enormi”. Ma quali saranno, in particolare, i meccanismi che seguirete? “Non è un programma ambizioso, intendiamo creare un luogo di opportunità formative/e di orientamento al lavoro; far emergere e valorizzare nei ragazzi le potenzialità latenti, offrire occasioni per acquisire abilità e competenza. Intendiamo attrezzare spazi, ambienti e laboratori professionali ma anche luoghi di interazione e di costruzione di relazioni con persone, operatori, imprenditori, associazioni, in grado di offrire un modello di vita alternativa al deviante”. In concreto sono già una realtà alcuni  laboratori che nel corso della visita abbiamo incontrato ma quali sono nello specifico?  “A partire dal 2015 abbiamo attivato una serie di laboratori formativi (cucina, informatica, edile)  e ricreativo/culturali (musica, cinema, sport) e, forti del positivo riscontro, intendiamo proseguire ed incrementare questa offerta”. Ma ci sono privati o Enti che collaborano? “Tra i primi  il comune di Santa Maria, con il quale nei mesi scorsi abbiamo sottoscritto con il Sindaco Avv. Antonio Mirra un protocollo di intesa per una proficua collaborazione. Abbiamo, però, bisogno di sostegno e aiuto anche da parte di altri partner sociali, di imprenditori, di volontari che ci diano una mano nel costruire percorsi validi per ragazzi, con l’obiettivo di elevare la qualità della vita dei nostri territori”.  

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