giovedì 8 giugno 2017

Intervento del sindaco di Santa Maria Capua Vetere
Avv. Antonio Mirra





Rievocazione del processo 
per l’assassinio di Enrico Gallozzi
e
presentazione del libro

“Delitti in bianco & nero a Caserta”



Sala del Teatro del Dipartimento di Giustizia Minorile
"Andrea Angiulli"
 S. Maria Capua Vetere
Giovedì 18 maggio 2017




Relatore Dott. G. STANISLAO:
Bene, grazie, Presidente. La scaletta a questo punto prevede l'intervento di saluto del Sindaco che mi pare non sia ancora arrivato, per cui noi andiamo avanti. Prima di entrare non merito di questo incontro desidero rivolgere un saluto ed un ringraziamento alle autorità civili e militari che con la loro autorevole presenza testimoniano l'interesse che iniziative di questo genere suscitano. Una notizia di servizio: gli atti di questo evento saranno raccolti e pubblicati. I servizi giornalistici, tv e web, sono curati dal giornalista Biagio Salvati, i servizi radiofonici della Radio Libera Prima Rete sono curati dal giornalista Gianfrancesco Coppa, i servizi fotografici sono di Raffaella Minucci, l'impianto di amplificazione fonica è stato allestito dalla ditta Gambardella di Santa Maria Capua Vetere, la registrazione fonica e sbobinamento dell'evento è curato dalla Sediver di Caserta.

L'argomento del convegno è la rievocazione del processo per l'assassinio di Enrico Gallozzi. Nel mese di agosto del 1952 da dietro un cespuglio dalla tenuta Piglialarmi in agro di Vitulazio uscì un individuo con un fucile da caccia caricato a pallettoni ed uccise il dottor Enrico Gallozzi, chirurgo, 61 anni, latifondista, nipote del Senatore Carlo Gallozzi, ed anche il suo fattore Vincenzo Montesano di anni 52 da Grazzanise.
Il primo ad essere sospettato fu il guardiano dell'azienda agricola, Pasquale Raimondo, 49 anni, da Grazzanise, che si costituì e dichiarò di avere ucciso il Gallozzi perché era l'amante della moglie ed il Montesano perché il figlio aveva sedotto sua figlia Maria.

A Pasquale Raimondo erano arrivate lettere anonime nelle quali si denunciava che sua figlia Maria, una volta sedotta, era stata poi riparata -vedete che termine si usa- dal ginecologo e che sua moglie, Giovannina Tessitore, di anni 46, era l'amante del Gallozzi.
Le lettere anonime, dopo esame calligrafico, furono attribuite alla sarta Angelina Fusaro, presso la quale si recava la ragazza. La Fusaro, conosciuta in paese come una lesbica, venne accusata di istigazione a duplice omicidio, ma nel processo, difesa -udite, udite- dal qui presente Avvocato Garofalo, venne assolta. Dopo il processo sia la sarta che la sua allieva presero i veli monacali e vissero, come dicono le favole, felici e contente nello stesso convento.

Questo processo è riportato, unitamente a tanti altri, nel libro "Delitti in bianco e nero a Caserta", scritto dal nostro carissimo Ferdinando Terlizzi, e lo dico con una punta di orgoglio, che viene ora qui presentato in anteprima nazionale. (Applausi).


La premessa contenuta nel libro è stata redatta dall'Avvocato Ugo Clemente, direttore editoriale dei quotidiani Cronache di Napoli e Cronache di Caserta, al quale cedo molto volentieri la parola. Ah, mi dicono che è arrivato il Sindaco di Santa Maria Capua Vetere, io non lo vedo, perché vedo male, allora lo prego di intervenire per i saluti. Sì, lui sarà pure alto, ma sta seduto e io c'ho gli occhiali da vicino e quindi non lo vedo! Signor Sindaco, venga a fare i saluti.


 non mi avevate visto perché sono piccolo, mi mimetizzo facilmente! Solo e questo è un secondo problema, quello del microfono di solito quando faccio il saluto... allora buonasera a tutti, scusate il ritardo, che sta diventando nella mia vita uno spiacevole compagno di viaggio, sono tendenzialmente un processo, ma purtroppo da quando ho l'onore di fare il Sindaco di Santa Maria Capua Vetere il mio rapporto con l'orologio è diventato un attimo conflittuale, però ci tenevo, ho fatto tutte le corse possibili perché ci tenevo, ci tenevo a salutare il nostro carissimo Terlizzi, un decano del giornalismo, tra l'altro per me, e vedo l'Avvocato Alberto Martucci, per noi che frequentiamo le aule del Tribunale penale è un ospite fisso per raccogliere quelle notizie ed appassionarsi ad un qualcosa che poi è diventato un prodotto molto interessante, per il quale lo ringrazio per il regalo con una bellissima dedica e con l'invito per oggi, un libro che tratta di una materia particolarmente interessante, perché poi, diciamoci la verità, come hanno la capacità di appassionare e scatenare una attenzione particolare questi casi di omicidio è un qualcosa che poi diventa nella quotidianietà un qualcosa che fa parte poi della nostra attenzione mediatica, e da questo punto di vista c'è una particolarità, cioè mi pare che si definisce lui stesso da qualche parte, mi correggerà, un antiquario da questo punto di vista... un archeologo, ecco qua! Un archeologo.


È un qualcosa poi di particolarmente simpatico e da approfondire, perché oggi che viviamo in un mondo e in un momento nel quale la velocità dell'informazione è tale grazie a tutti i nuovi strumenti da forse non superare neanche l'arco della giornata, cioè la notizia ha una capacità di autoeliminarsi in tempo brevissimo, un giornalista che si appassioni a casi degli anni '40, degli anni '50, è un qualcosa di particolarmente interessante e ci fa vivere quel clima di quei delitti con un racconto fluido e piacevole.
Io ci tenevo a essere qui, portargli il saluto dell'Amministrazione Comunale, il saluto della città che ho l'onore di rappresentare. Ed avrò il piacere di ascoltare i relatori. Naturalmente noi siamo un poco di parte, noi penalisti, la nostra generazione di penalisti, e parlavo prima di Alberto, è una generazione che è cresciuta a passione e ad arringhe dell'Avvocato Martucci, dell'Avvocato Garofalo e dei grandi Avvocati della scuola sammaritana, che è uno dei grandi simboli di questa città.
Il Tribunale è legato inscindibilmente ad una scuola dell'Avvocatura sammaritana che non ha nulla da invidiare a nessuna scuola italiana, tanto da essere famosa in tutta Italia, e che ha reso poi questi processi un qualcosa di veramente unico anche da un punto di vista del momento in cui il soggetto imputato, accusato di quel processo, vive il suo rapporto con il momento e la potestà punitiva da parte dello Stato.


Quel processo in Corte di Assise crea una atmosfera unica e quella atmosfera unica è una delle grandi basi di questa città. Io dico sempre che il Tribunale, per il quale io faccio una battaglia quotidiana affinché Santa Maria sia e resti sempre sede di Tribunale, sede del Tribunale della provincia di Caserta e della Terra di Lavoro, è una battaglia che è collegata ad un'idea: che il Tribunale non è solo e semplicemente il luogo della giustizia, il Tribunale è un qualcosa che rappresenta ed identifica la cultura di un territorio, la cultura di una città, e noi in quella siamo cresciuti, e questi racconti ne rappresentano una estrinsecazione veramente significativa, per questo lo ringrazio per il suo impegno, gli faccio i complimenti per il libro, faccio il benvenuto ai relatori che ascolteremo con grande piacere e buona serata a voi tutti, grazie. 
(Applausi)


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