.Il pm Maresca
contro il buco nero dell'amministrazione penitenziaria
Carceri inadeguate
per affrontare l'emergenza sanitaria, boss mafiosi ai domiciliari. Il sostituto
procuratore di Napoli: "Così vengono vanificati gli sforzi dell'autorità
giudiziaria. E la credibilità dello stato va in frantumi".
"La
credibilità dello stato è andata in frantumi", così Catello Maresca,
sostituto procuratore generale di Napoli, commenta l'ondata di scarcerazioni in
seguito a una circolare del Dap che ordina agli istituti di pena di censire i
"soggetti a rischio" per età o patologie. Il risultato è che, tre
giorni dopo, il boss siciliano Francesco Bonura è uscito di cella, e con lui
oltre trenta detenuti appartenenti alla criminalità organizzata sono stati
scarcerati. Tra i nomi di spicco quello di Pasquale Zagaria, fratello del boss
dei casalesi Michele, recluso al 41bis e adesso ai domiciliari per una grave
patologia.
"Un
capo mandamento che torna in libertà provoca danni diretti e indiretti -
prosegue Maresca - In primo luogo, rappresenta un pericolo per l'intero
territorio: i luogotenenti si riattivano, raccolgono le direttive e danno nuova
linfa a un sistema illecito individuato grazie alle operazioni effettuate da
magistrati e polizia giudiziaria. Le faccio un esempio: un imprenditore, che
denuncia l'estortore, può riporre ancora la propria fiducia in uno stato che
libera il condannato prima che sconti interamente la pena?".
Ma
i domiciliari sono una modalità di esecuzione della pena. "Nel caso
dell'associazione mafiosa, il trasferimento a casa comporta una serie di
problemi pratici che fanno venir meno le garanzie di isolamento del 41bis, per
esempio. Si materializza così un pericolo reale per la persona offesa e per la
sua famiglia, nonché per chi ha collaborato con la giustizia. Arrestare e far
condannare un mafioso comporta un gigantesco lavoro di persuasione sul
territorio per convincere gli adepti a rompere il patto omertoso e affidarsi
allo stato. Questa gente si fida dello stato se lo stato la tutela. Se le
istituzioni mostrano cedimenti, la fiducia viene meno e il lavoro dell'autorità
giudiziaria si complica".
Matteo
Salvini ha espresso solidarietà a lei e al procuratore capo di Catanzaro Nicola
Gratteri per le minacce circolate sui siti web dei familiari dei detenuti.
"Ho apprezzato le parole del senatore Salvini, come quelle di diverse
associazioni che si battono contro la piaga mafiosa. Non dobbiamo abbassare la
guardia, la mafia non va in quarantena. Le conseguenze di questa sfilza di
scarcerazioni si faranno sentire nei prossimi mesi: mentre i cittadini sono
sigillati in casa, i mafiosi continuano a operare, in molti casi prestano
denaro alle famiglie in difficoltà, gli spacciatori continuano a vendere droga,
insomma le attività criminali proseguono. Chi crede che il coronavirus abbia
cancellato la mafia si sbaglia".
Le
scarcerazioni, finite nell'occhio del ciclone, non hanno a che fare con il
decreto che estende la detenzione domiciliare a chi sconta una pena inferiore
ai 18 mesi. Anzi, il guardasigilli Alfonso Bonafede ha annunciato l'attività
ispettiva. "La fonte normativa di queste scarcerazioni, come degli oltre
trecento detenuti di alta sicurezza trasferiti a casa, è costituita dalla
circolare del Dap che a marzo ha posto una questione sanitaria. Si è scoperto
così che le galere ospitano anche detenuti malati le cui condizioni sono
incompatibili con il regime carcerario e con il rischio di contagio".
Il
diritto alla salute non può essere sospeso. "È un diritto costituzionale
che va garantito, esattamente come la certezza della pena. Questi due baluardi
democratici devono marciare insieme. Ciò che accade e indigna è una grave
sconfitta per lo stato: se un boss viene scarcerato vuol dire che in questi
anni non si sono realizzati gli interventi necessari per un carcere capace di
fornire un'assistenza adeguata". Il carcere è fuori dall'agenda politica.
"Le rivolte dell'8 e 9 marzo hanno evidenziato la cattiva gestione
amministrativa. Bisognava prevedere, sanificare, informare, invece nulla è
stato fatto. Ogni anno le risorse destinate agli istituti penitenziari
subiscono tagli, un tempo esistevano strutture sanitarie di prima accoglienza,
adesso manca il personale per i reparti di infermeria".
Italia
viva ha chiesto la rimozione del capo del Dap, Francesco Basentini. "Non
spetta a me individuare le responsabilità ma è chiaro che con questa circolare
gli sforzi dell'autorità giudiziaria vengono vanificati. Il Dap è un
dipartimento del ministero dotato di una propria autonomia. Mandare i capi
delle 'ndrine a casa è un errore di natura amministrativa, non
giudiziaria".
La
crisi economica dovuta al lockdown rafforza la mafia? "Prestare aiuto
economico a una famiglia oggi in difficoltà significa, di fatto, reclutarla per
poter pretendere domani, come contropartita, un supporto concreto all'attività
illecita. Armi e droga, di solito, vengono nascoste in casa di persone
insospettabili". C'è chi propone di affidare la decisione sulla sorte dei
detenuti condannati per mafia a un pool di magistrati in diretto contatto con
la Dna e con le procure che hanno svolto le indagini, non con quelle competenti
per territorio. "Va rafforzato il ruolo della procura nazionale antimafia:
è l'organo più idoneo perché dispone di una conoscenza dettagliata del
fenomeno".
Fonte: di Annalisa
Chirico/ Il Foglio, 29 aprile 2020


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