"Il vitto del carcere mi fa
male". È un caso la protesta del detenuto Battisti
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domenica 12 luglio 2020
Battisti è
sottoposto a un regime particolare in un carcere di massima sicurezza alla
periferia di Oristano, dove è rinchiuso da gennaio 2019. Latitante per quasi 40
anni, una fuga dal carcere di Frosinone, prima in Francia e Messico, poi in
America Latina, status di "rifugiato politico", scrittore di noir,
nel 2018 è stato catturato e qualche mese dopo rispedito in Italia. Dei tre
livelli dell'alta sorveglianza è all'intermedio, AS2.
In AS3 ci sono
mafiosi, camorristi e rapitori. Dal suo arrivo in Sardegna è in isolamento forzato,
il solo detenuto - pare - in un'ala appartata. Spiega il suo avvocato
Gianfranco Sollai: "Ci sarebbe dovuto rimanere per sei mesi, fino al
luglio dello scorso anno. Invece questo regime di detenzione si è
inspiegabilmente prolungato e va avanti ancora adesso, nonostante non sia
supportato da alcuna sentenza né disposizione di legge".
A Massama -
conferma l'avvocato Paolo Mocci, garante provinciale dei detenuti - non ci sono
strutture adeguate per l'AS2 e per certe patologie non può essere assicurata
assistenza sanitaria. I pasti vengono forniti da una ditta esterna di catering;
non si sa se le pietanze vengano fornite precotte né con quali criteri di
alimentazione.
Cesare Battisti
ha ripetutamente chiesto il trasferimento, ma non lo ha ottenuto: in una delle
strutture sarde attrezzate, l'istituto di massima sicurezza di Bancali a
Sassari, un reparto AS2 c'è, ma ha problemi di sovraffollamento e carenza di
personale, e soprattutto ospita un nucleo di detenuti islamici accusati di
terrorismo, militanti dell'Isis; l'amministrazione penitenziaria - che non ha
voluto in alcun modo commentare le rimostranze sul cibo - ha ritenuto opportuno
evitare ogni contatto. Negati a maggio anche gli arresti domiciliari che
Battisti avrebbe voluto scontare a casa di parenti in una località del Lazio:
sosteneva che a Massama c'era pericolo di contagio da Covid-19.
Per mezz'ora il
tribunale di sorveglianza di Cagliari ha ascoltato l'ergastolano/terrorista,
che ha chiesto di essere sottoposto a esami clinici, sicuro che confermerebbero
l'esigenza di una diversa detenzione e di un più adeguato regime alimentare. La
Procura generale si è opposta, i giudici decideranno fra qualche settimana.
"Non si tratta di un capriccio ma di seri problemi di salute",
insiste Battisti che ieri, comunicando con un familiare, ha fatto sapere:
"Vogliono trasferirmi al reparto AS3, hanno chiesto di firmare il
consenso, ma io ho rifiutato".
La protesta sul
cibo ha scatenato l'indignazione di Lega e Fratelli d'Italia: "Taci e
digiuna, assassino comunista" ha postato Matteo Salvini su Facebook.
"Era abituato al caviale... È dura la vita degli assassini che pagano per
i loro crimini", così Giorgia Meloni. A marzo scorso Battisti ha ammesso
quattro omicidi: "Era una guerra, ma ora chiedo scusa alle famiglie delle
vittime".
Alberto
Torreggiani, figlio adottivo di Pierluigi (l'orefice ucciso in una rapina,
nella quale Alberto, allora quindicenne, fu ferito e rimase paralizzato), non è
convinto del "pentimento" e rincara: "Da latitante mangiava
ostriche e pasta alle vongole. Come può piacergli il cibo del carcere? Sono
garantista, ma è assurdo che sia ancora un privilegiato".
Fonte: di Alberto
Pinna / Corriere della Sera, 12 luglio 2020
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