QUASI
TUTTI I PUBBLICI MINISTERI SONO PREDA DELL’EFFETTO BARNUM
“Punire i giudici per gli arresti sbagliati”.
L’idea di Forza Italia che piace a Bonafede
La proposta di
legge di Enrico Costa: se un innocente finisce in prigione non deve pagare solo
lo Stato. A sorpresa c’è l’ok del Guardasigilli
Quanto paga lo Stato per gli errori dei magistrati
Le cifre: 28.702
Dal 1992 E’ il numero di arresti illegittimi degli
ultimi 28 anni, circa mille l’anno, costati 575 milioni di euro – 44,9 mln – L’anno
scorso Gli indennizzi nel 2019 per mille casi di ingiusta detenzione - 129 solo a Napoli – seguono Calabria e Roma
Roma - Potrebbe essere il primo caso in cui Forza Italia e il
governo rossogiallo, alla Camera, si trovano d’accordo sulla giustizia.
Indiscutibilmente una notizia. Un assaggio di alleanza sul crinale più delicato
possibile. Non è certo il sì alla commissione d’inchiesta per Berlusconi su
Mediaset, ma se andasse in porto — e ce ne sono tutte le avvisaglie — sarebbe
un possibile voto comune per far scattare una misura disciplinare specifica
contro le toghe per gli arresti, «troppi, non necessari, e se riconosciuti
ingiusti, poi risarciti dallo Stato con milioni di euro», come dice Enrico
Costa di Forza Italia, chiesti dai pm e autorizzati dai gip. Quelle “ingiuste
detenzioni” che l’anno scorso, un migliaio circa, hanno costretto lo Stato a
rimborsare quasi 45 milioni di euro.
La proposta è del responsabile Giustizia di Forza Italia
Enrico Costa. Da martedì è in commissione Giustizia a Montecitorio. Relatore
Pierantonio Zanettin, avvocato ed ex laico del Csm. Ma la sorpresa sta nel
fatto che a dare il via libera potrebbe essere proprio il Guardasigilli Alfonso
Bonafede. Il quale peraltro, quando al Senato si è difeso nella mozione di
sfiducia per via dell’ex pm Di Matteo, ha ricordato anche che in via Arenula ha
dato esplicito mandato al suo ispettorato di monitorare tutti i casi effettivi
di “ingiusta detenzione” per verificare se non ci sia stato un comportamento
anomalo da parte dei magistrati che hanno chiesto e poi disposto gli arresti.
Alla sola notizia di un nuovo e possibile illecito disciplinare
i giudici invece vedono rosso. Il segretario dell’Anm, Giuliano Caputo,
peraltro pubblico ministero a Napoli, si arrabbia subito: «Abbiamo già efficaci
strumenti per accertare eventuali errori e un rigoroso sistema di
responsabilità civile e disciplinare. Questa modifica è inutile e rischia di
condizionare l’adozione di iniziative cautelari proprio nella fase in cui i
magistrati sono chiamati ad operare scrupolosamente, sulla base di elementi
frammentari, un difficile bilanciamento tra le fondamentali garanzie di libertà
e le esigenze di tutela della collettività. Che si tratti dell’ennesima norma
manifesto è confermato dal riferimento alla “superficialità”, concetto e
terminologia del tutto estranei al mondo del diritto».
Ma Costa la pensa in tutt’altro modo, ed è convinto che anche
la maggioranza lo seguirà: «Se viene tolta la ingiustamente la libertà a una
persona, non può pagare solo lo Stato, ma occorre fare chiarezza e verificare
se ci sono state negligenza o superficialità da parte del magistrato che come
pm ha richiesto l’arresto o come gip lo ha disposto. Ci sono vite distrutte per
arresti decisi con troppa disinvoltura. Talvolta ai limiti del sequestro di
persona».
Nasce da qui la sua mini legge, in tutto due articoli. Il
primo, nella procedura di riparazione dell’errore giudiziario riconosciuto come
tale, inserisce il passaggio disciplinare, perché “la sentenza che accoglie la
domanda di riparazione è trasmessa agli organi titolari dell’azione
disciplinare nei riguardi dei magistrati, per le valutazioni di loro
competenza”. Un illecito che si trasformerebbe in una vera e propria minaccia
per il magistrato chiamato a decidere se arrestare o meno una persona.
Fonte di LIANA MILELLA/ la Repubblica domenica 12 luglio 20
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