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PRIMA PAGINA
«Mio padre era molto meno paziente di me»
Davide Casaleggio
Draghi integra il Recovery Fund
Ieri pomeriggio, a Palazzo Chigi, con un Consiglio dei ministri durato dalle 14.30 alle 15.15, il governo ha approvato il Documento di economia e finanza 2021 (il Def, che contiene le stime dei valori del bilancio pubblico per l’anno in corso) e ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione a prendere in prestito altri 40 miliardi di euro per l’anno 2021 e altri 6 miliardi medi annui per il periodo 2022-2033:
• i 40 miliardi serviranno per finanziare un nuovo decreto Sostegni, pensato per imprese e partite IVA colpite dalla crisi;
• i 6 miliardi medi annui per il periodo 2022-2033 serviranno per una serie di investimenti «complementari» a quelli finanziati con il Recovery Fund.
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I numeri del Def:
Crescita del pil: +4,5% nel 2021, +4,8% nel 2022, +2,6% nel 2023, +1,8% nel 2024.
Deficit/pil: 11,8% nel 2021, 5,9% nel 2022, 4,3% nel 2023 e 3,4% nel 2024, tornerà sotto al 3% solo nel 2025.
Debito/pil: 159,8% nel 2021, 156,3% nel 2022, 155% nel 2023, 152,7% nel 2024.
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Il debito raggiungerà i livelli del 1921, toccando il picco della storia unitaria italiana. Il deficit eguaglia il record del maxi-disavanzo del 1985. Nonostante le apparenze, tuttavia, il Def certifica che si tratta di un «debito sostenibile», perché il tasso di crescita del prodotto interno lordo è maggiore di quello del debito, che andrà calando nei prossimi anni.
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«Lo scostamento bis per finanziare il piano complementare di investimenti vale oltre 70 miliardi in 12 anni. Poco più di 30 saranno attivati tra 2022 e 2026, gli altri invece entreranno in gioco tra 2027 e 2033» [Sole].
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Ai 191 miliardi e mezzo garantiti dall’Unione europea (122,6 di prestiti e 68,9 di sovvenzioni), si aggiungerà così una quota nazionale. Servirà «a realizzare progetti, come l’alta velocità Salerno-Reggio Calabria, che non soddisfano i criteri delle regole europee o altrimenti troppo costosi» [Monticelli, Sta].
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Le Camere autorizzeranno lo scostamento di bilancio con un voto previsto per giovedì prossimo.
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C’è poi il punto: come verranno spesi tutti questi soldi presi in prestito? Lo si saprà la settimana prossima. Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia stanno lavorando a un Consiglio dei ministri sul Piano di Ripresa; il 26 e il 27 aprile, ci sarà un’informativa di Draghi alle Camere, il 30 aprile il dossier sarà presentato a Bruxelles.
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«In attesa del Consiglio dei ministri, che la prossima settimana varerà il dossier italiano per il Recovery, vanno tutti in pressing: partiti, enti locali e ministri. Ieri Draghi ha visto 5 Stelle e Lega, oggi continuerà il giro con Forza Italia e Pd e la prossima settimana con imprese e sindacati. In ballo, tra gli altri provvedimenti, ci sono in ballo 50 miliardi solo per le infrastrutture, con forte spinta al Sud. Il M5s vuole confermare il Superbonus edilizio al 110%, la Lega chiede la revisione del codice degli appalti, il Pd preme per norme di semplificazione che consentano di spendere i soldi. C’è poi il tema della governance, che potrebbe essere definito con un decreto solo a maggio: tutti i ministri vogliono voce in capitolo e dunque dovrebbe prevalere l’idea di coinvolgerli a rotazione, per temi di competenza» [Monticelli, Sta].
L’ergastolo ostativo è incostituzionale
L’ergastolo ostativo, che impedisce ai condannati per reati per reati molto gravi di ottenere i benefici se si rifiutano di collaborare con la giustizia, è incompatibile con la Costituzione. Lo ha stabilito ieri la Corte costituzionale, che ora dà un anno di tempo al Parlamento per modificare la legge e risolvere il problema. «Secondo i giudici, vincolare alla sola collaborazione, come unica via, il recupero della libertà contrasta con gli articoli 3 e 27 della Costituzione e con l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ossia il principio di eguaglianza tra tutti i cittadini, il divieto di pene disumane e il postulato che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato» [Errante, Mess].
«La legge, entrata in vigore, dopo le stragi di Falcone e Borsellino, è stata estesa ai reati di terrorismo nel 2002, all’indomani dell’omicidio del giuslavorista Marco Biagi, ucciso dalle nuove Br. L’ergastolo ostativo non riguarda quindi i condannati per stragi o agguati degli anni di piombo. Attualmente su circa 1.700 detenuti, che scontano in carcere l’ergastolo, sono 1.271 le persone che, per non avere collaborato, si vedono negare i benefici. Tutti condannati per reati particolarmente gravi, come i sequestri di persona a scopo di estorsione. Tra loro ci sono Giovanni Riina, figlio del capo dei capi di Costa Nostra e Leoluca Bagarella, finito in carcere nel 1995, ma anche Michele Zagaria, capo clan dei Casalesi, e Giovanni Strangio, affiliato alla ndrangheta e arrestato nel 2009. Dei pochi terroristi fanno invece parte Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi e Marco Mezzasalma scontano una pena ostativa, proprio per l’omicidio Biagi e per quello dell’agente Emanuele Petri, ucciso nel 2003 al momento dell’arresto della Lioce. Ma per loro, che difficilmente chiederebbero di accedere ai benefici, non sono maturi neanche i tempi» [Errante, cit].
La terza dose del vaccino Pfizer
L’amministratore delegato di Pfizer Albert Bourla ha detto che le persone avranno «probabilmente» bisogno di una terza dose del vaccino contro il coronavirus entro un anno dalle prime due.
«Albert Bourla porta un grosso anello con una pietra nera alla mano sinistra, gesticola, sorride, evita il solito gergo aziendale dei grandi capi delle multinazionali. “Non sono Zorba, ma sono un vero greco”, dice il presidente e amministratore delegato di Pfizer in un’intervista al Corriere e a altri tre quotidiani europei. “Come parlo, come mi comporto: tutto questo credo abbia fatto una differenza nella mia carriera. Ho tenuto saldi i principi ma dicevo le cose apertamente, rumorosamente, come fanno i greci. Mi ha aiutato molto”. Albert Bourla incarna la più grande speranza esista oggi al mondo di uscire dalla peggiore pandemia dell’ultimo secolo» [Fubini, CdS].
Il coronavirus in Italia
Persone vaccinate (2 dosi): 4.209.897 (il 7,06% della popolazione)
Prime dosi (totali): 9.949.954 (il 16,68% della popolazione)
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Attualmente positivi: 510.023
Deceduti: 115.937 (+380)
Dimessi/Guariti: 3.200.196 (+21.220)
Ricoverati: 29.004 (-855)
di cui in Terapia Intensiva: 3.417 (-73)
Tamponi: 54.204.890 (+319.633)
Totale casi: 3.826.156 (+16.974, +0,45%)
[YouTrend]
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Il tasso positività, che mercoledì era al 4,8%, ieri è salito al 5,3%.
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Le regioni hanno presentato un documento condiviso con le regole da seguire per la riapertura di palestre, cinema, terme, teatri, bar e ristoranti. Ora queste linee guida passeranno al vaglio del Comitato tecnico scientifico e del governo.
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Roberto Burioni ha scritto su Twitter: «I dati indicano che il contagio all’esterno è molto raro. Perché, con l’arrivo della bella stagione, non riaprire subito bar, ristoranti e pure teatri all’esterno, non lesinando autorizzazioni? A me non dispiacerebbe cenare fuori o assistere a un concerto».
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Lo scorso fine settimana, con la regione ancora in zona rossa, e in barba alle restrizioni, il presidente facente funzioni della Calabria, il leghista Nino Spirlì, ha assistito alla gara di calcio disputata allo stadio Granillo di Reggio Calabria tra Reggina e Vicenza, ospite del sindaco Giuseppe Falcomatà. Sennonché, il protocollo del calcio professionistico impedisce la presenza di chicchessia sugli spalti, tranne gli addetti ai lavori. La Procura federale ha aperto due procedimenti.
Il coronavirus nel mondo
«Il Giappone è pronto ad annullare i Giochi della 32esima Olimpiade se il numero dei contagiati dal Covid continuerà a crescere con la velocità delle ultime settimane. Le parole che nessuno voleva pronunciare le ha dettate ieri alle agenzie Toshihiro Nikai, segretario di quel Partito Liberale che in Parlamento ha la maggioranza assoluta e capo di gabinetto del premier Suga» [Bonarrigo, Cds].
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«La situazione in Europa è grave: ogni settimana vengono segnalati 1,6 milioni di nuovi casi. Sono 9.500 ogni ora, 160 ogni minuto» (il direttore regionale dell’Oms per l’Europa Hans Kluge)
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Dopo la Danimarca, anche la Norvegia elimina AstraZeneca dal suo piano vaccinale. L’Istituto norvegese di Sanità Pubblica ha spiegato che «al momento c’è un più grande rischio collegato al vaccino AstraZeneca che al Covid».
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La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, 62 anni, è stata vaccinata con Pfizer-Biontech. È stata lei stessa a darne notizia, pubblicando su Twitter due foto che la ritraggono durante e dopo l’iniezione.
Il Belgio da qualche giorno ha iniziato a vaccinare chi ha più di 60 anni.
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Oggi Angela Merkel, 66 anni, si vaccinerà con AstraZeneca.
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La Francia ha superato la soglia delle 100 mila morti dall’inizio della pandemia.
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Da domenica gli israeliani non avranno più l’obbligo di portare la mascherina all’aperto. Ieri, festa dell’indipendenza, centinaia di migliaia di cittadini hanno affollato le strade per assistere a una parata aerea e poi i parchi, per il tradizionale barbecue.
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Il Mess di oggi pubblica una foto di Rox, un cane addestrato a fiutare il virus, all’opera in un aeroporto libanese.
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Negli ospedali di Rio de Janeiro mancano i sedativi, e così alcuni pazienti affetti da Covid vengono legati al letto e intubati da svegli. L’ha raccontato un’infermiera dell’ospedale Albert Schweitzer di Realengo al sito G1.
«Per la prima volta Medici Senza Frontiere definisce quanto sta accadendo in Brasile “una catastrofe umanitaria”. Il paese nelle ultime 24 ore ha registrato 3.459 decessi legati al Covid-19 e 73.513 contagi. Il virus si sta diffondendo senza freni su tutto il territorio nazionale. “I medici sono fisicamente, mentalmente e psicologicamente esausti e lasciati soli a raccogliere i pezzi per la negligenza del governo”, ha denunciato Christos Christou, presidente internazionale di Msf, sottolineando la mancanza di coordinamento centrale e le “sofferenze non necessarie” subite dalla popolazione» [Gandolfi, CdS].
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Il governo argentino ha inasprito il coprifuoco nell’area metropolitana di Buenos Aires (Amba): circolazione vietata dalle 20 alle 6.
Ruby ter, nuovo rinvio
Per la sesta volta la parte del processo Ruby ter che si celebra a Siena è stato rinviato per le condizioni di salute del principale imputato, Silvio Berlusconi. Per lui, ormai un anno e due mesi fa, il pm Valentina Magnini ha chiesto una condanna a quattro anni e due mesi di carcere per corruzione in atti giudiziari. Ma i legali del leader di Forza Italia hanno chiesto di nuovo oggi un rinvio, depositato altri certificati medici, così come nelle scorse settimane. La documentazione medica, in cui si indica un periodo di almeno due mesi d’impedimento, è stata firmata da Alberto Zangrillo e Lorenzo Dagna, del San Raffaele, e da Andrea Gentilomo, direttore di medicina legale all’università di Milano. Il tribunale ha accolto la richiesta.
La Boldrini si è operata
Con un post su Facebook corredato da una foto di una stanza d’ospedale in penombra, Laura Boldrini ha fatto sapere che l’operazione a cui s’è sottoposta è andata bene. «Ho iniziato la riabilitazione, che è una prova durissima», scrive la parlamentare del Pd.
Letta incontra il fondatore di Open Arms
Nel giorno in cui Matteo Salvini deposita una memoria di cento pagine agli atti dell’udienza preliminare che lo vede imputato a Palermo per sequestro di persona per la vicenda della nave Open Arms, bloccata a largo di Lampedusa nell’agosto 2019, Enrico Letta ha incontrato Oscar Camps, che dell’ong Open Arms è il fondatore. Il leader della Lega non l’ha presa bene e su Facebook ha scritto: «Sabato vado a processo proprio per uno (degli innumerevoli) sbarchi organizzati dagli spagnoli di Open Arms, e oggi il Pd riceve questi “signori” con tutti gli onori. Non ho parole, lascio a voi ogni commento, il tempo è galantuomo». Opposto il punto di vista di Letta, che sempre via Facebook aveva pubblicato la foto insieme a Camps scrivendo: «È venuto a trovarmi Oscar Camps, il fondatore di Open Arms. Bello scambio di idee. Tante preoccupazioni, e anche qualche elemento di speranza».
La Segre presidente della sua commissione
A Palazzo Madama la senatrice a vita Liliana Segre, 90 anni, è stata eletta all’unanimità alla presidenza della commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, la cui istituzione fu promossa da lei stessa due anni fa.
ERZA PAGINA
«Conte aveva un taglio di capelli
che forse dava fastidio ai barbieri?»
Goffredo Bettini
Filosofi
di Mattia Feltri
La Stampa
Come tutti i padri, la sera torno a casa e talvolta mi tocca di puntellare i figli nello studio. L’altro giorno mio figlio dodicenne chiede una mano per l’interrogazione su Voltaire, Montesquieu e Rousseau. È il mio pane, gli dico. E mi metto lì. Seguendo il libro di testo (ben fatto) parto con benevolenza su Voltaire, il trattato della tolleranza, l’eguaglianza fra gli uomini e la dignità della loro fede, la necessità di scansare i pregiudizi e la superstizione, di illuminare di ragione la convivenza eccetera. Passo a Montesquieu e il mio ardore si fa febbrile: l’intollerabilità dell’assolutismo, la separazione dei tre poteri che si controllano reciprocamente, una trinità laica che da oltre due secoli e mezzo è a fondamento delle democrazie liberali, e il mio tono di voce si fa quasi oracolare. Ed eccoci a Rousseau. Si vabbè, per carità, interessante, il buon selvaggio, la società che corrompe, l’idea del governo dei cittadini e della volontà generale, e il mio dovere è fatto. Gli domando: dei tre, chi preferisci? Rousseau, risponde, perché comandiamo tutti. L’equivoco è sempre lo stesso e devo ricominciare: la volontà generale, gli dico, non è il volere della maggioranza, la volontà generale emerge quando tu sai scegliere non quello che è meglio per te ma è meglio per la comunità, e su qualsiasi argomento, compresi quelli di cui non sai nulla. Mi sembra irrealizzabile, mentre Montesquieu… Mi interrompe: Montesquieu è noioso, non ci ho capito niente, molto meglio Rousseau perché comunque a decidere siamo noi. Mi arrendo. Temo sia un’obiezione insuperabile, se viene da un dodicenne o da un grillino.
Massimo Gramellini
Pulci di notte
di Stefano Lorenzetto
Carla Ferrante su Libero fa parlare Marco Franco, legale di Gianluigi Torzi, il broker molisano raggiunto da un ordine di arresto dei magistrati romani per la vicenda del palazzo londinese di Sloane Avenue venduto al Vaticano. Scrive la giornalista: «Per la procura vi è di più: un giro di false fatture che Torzi avrebbe costruito e portato avanti con altri soggetti per frodare il Fisco. “Nulla di più vero – commenta il legale Franco – infatti la sentenza inglese, non ravvedendo alcun reato, ha di fatto sbloccato i conti». I casi sono quattro: o Franco voleva dire «Nulla di più falso», o voleva dire «Nulla di meno vero», o Torzi deve cambiare avvocato, o Libero deve cambiare cronista.
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Sergio Carli su Blitzquotidiano.it riferisce che «le vendite dei giornali del mese di gennaio 2021 hanno perso per strada altre 300 mila copie». E precisa: «Grazie al lockdown, la Gazzetta dello Sport, per fare un esempio, ha perso più o meno metà dei ricavi dall’edicola». Prego, non c’è di che.
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Intervistato da Fabrizio Caccia sul Corriere della Sera, don Riccardo Ceccobelli, il prete umbro che ha chiesto di essere dispensato dall’obbligo del celibato per sposarsi con una giovane infermiera e catechista, dichiara di avere «pensato molto a certe coincidenze: l’11 aprile, cioè la data della mia ultima messa, nell’anno 1123 si chiuse il concilio lateranense con la dichiarazione dell’obbligo del celibato per i sacerdoti. E il 12 aprile, quando si è aperto il mio processo canonico, 388 anni prima fu processato Galileo Galilei. Voglio dire che forse dietro tutto questo c’è il disegno di Dio». Non lo mettiamo in dubbio, reverendo, ma quale sarebbe la prima coincidenza? Il concilio Lateranense I – ve ne furono altri quattro fino al 1517 – iniziò il 18 marzo «e si concluse in due sole sessioni tenute prima del 6 aprile, o più probabilmente il 27 marzo», come si legge nei Conciliorum oecumenicorum decreta.
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A. Mass. si occupa sul Fatto Quotidiano del caso di Alma Shalabayeva: «Le difese di Cortese e Improta chiedono al tribunale di sentire come testi Pignatone e Albamonte. E sarebbe davvero interessante sapere la loro versione. Ma il tribunale non ci sta». La spiegazione? «Avrebbero potuto confermare le “pressioni” citate da Olivo, spiegare se davvero sotto “pressione” cambiarono idea e soprattutto: perché non vi si opposero? E ancora: se firmarono quel nulla osta – che avrebbe potuto impedire “sequestro” – a prescindere dalle “pressioni”, in assenza di “pressioni”, o perché davvero indotti in errore da Cortese e Improta». Beh, forse parlare di spiegazione è eccessivo.
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Sommario da Domani: «Questa asimetria si riflette anche nella paura di perdere il posto di lavoro o nella paura di non trovarne un altro». Per il posto da redattore la paura pare giustificata.
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Incipit di un articolo dell’Osservatore Romano, a firma di Nicoletta Capozza: «Sono passati 66 anni da quando il teologo luterano Dietrich Bonhoeffer è stato giustiziato nel campo di concentramento di Folossenbürg». A parte che si scrive Flossenbürg, per l’uso del passato remoto aspetteranno che ne siano passati 100? Nello stesso numero, la notizia della morte del principe Filippo di Edimburgo: «Nato nel 1921 a Villa Mon Repos, sull’isola di Corfù, Filippo crebbe in Francia e, dal 1928, nel Regno Unito. Ha prestato servizio nella marina inglese durante la seconda guerra mondiale». Crebbe nel passato remoto, fu militare nel passato prossimo. Non male per un signore di 99 anni.
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Titolo dalla Verità: «Sommergibile russo nel depliant Usa. La gaffe che imbarazza Washington». Due francesismi in due righe, sbagliati al 50 per cento: si scrive dépliant. Qualche giorno dopo, in un articolo sul ministro Luciana Lamorgese: «Poi, alla domanda se sia possibile che dietro alla protesta ci possa essere un’unica regia (fascista, ca va sans dire) il ministro risponde chiaramente». Si scrive ça.
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È un vero e proprio cimitero di errori, fin dal sommario e in una didascalia, l’articolo da Madrid di Anna Bonalume pubblicato dall’Espresso. Eccoli, in ordine di apparizione: Sanchez invece di Sánchez; la foto di un paso (scultura a soggetto sacro tipica della Settimana santa) nella chiesa del Cristo di Medinaceli «durante le messe pasquali», delle quali nell’immagine non c’è però nemmeno l’ombra; Diaz invece di Díaz (e Ayuso invece di Díaz Ayuso, anche se la cattiva abitudine d’indicare solo il secondo cognome invece di entrambi s’incontra talvolta anche nei Paesi di lingua spagnola); Monica Garcia invece di García; il movimento politico Mas Madrid invece di Más Madrid; Maria invece di María; il quartiere di Lavapiès invece di Lavapiés; e infine Sofia invece di Sofía. Insomma a Madrid deve andare qualcuno che sappia lo spagnolo, o in redazione qualcuno dovrebbe preoccuparsi di correggerlo (magari dando un’occhiata anche al tedesco, visto che alla fine dello sfortunato articolo la città bavarese di Augsburg diventa Ausburg).
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Dal sito della Repubblica: «La morte del principe Filippo pone interrogativi sul futuro di Elisabetta e dei suoi figli e nipoti: ma pochi credono che la regina potrebbe abdicare». Piangesi la dipartita del duca di Edimburgo e del congiuntivo. Pochi credono che la stampa possa emendarsi.
SL
UARTA PAGINA
«Se non hai il coraggio
di investire in un asset per dieci anni,
non investirci neanche per dieci minuti»
Warren Buffet
Criptovalute
di Pietro Garibaldi
La Stampa
La finanza e i soldi non dormono mai, diceva Michael Douglas impersonando Gordon Gekko nel mitico film Wall Street del 1987. In effetti l’evoluzione finanziaria non si ferma nemmeno con la pandemia.
Con la quotazione della piattaforma Coinbase al Nasdaq le criptovalute - monete digitali nate su internet circa dodici anni fa - sono entrate nel tempio di Wall Street e sono ora parte integrante della finanza tradizionale. Una piattaforma di criptovalute è come un "bazar" digitale che permette a qualunque piccolo investitore di convertire moneta tradizionale in moneta digitale.
Il valore di queste monete digitali è cresciuto di più del 400 percento negli ultimi sei mesi. Il bitcoin - la criptovaluta più famosa - valeva 7.000 dollari all’inizio della pandemia e sta arrivando a valere in questi ultimi giorni 63.000 dollari. Oltre a essere entrate a Wall Street, le criptovalute stanno entrando anche a Main Street, il luogo dove si può comprare qualsivoglia bene e servizio.
Possedere una criptovaluta oggi non significa solo detenere un asset finanziario sofisticato e rischioso, ma anche trasformare questi strumenti in veri e propri beni e servizi. Il circuito di carte di credito Visa ha annunciato che utilizzerà i bitcoin per i suoi servizi. Lo stesso farà Paypal. Tesla - produttore di auto elettriche - ha annunciato che accetterà le criptovalute per vendere le automobili ecosostenibili.
Il futuro sembra quindi segnato e le possibilità di questi strumenti paiono illimitate. Vi è davvero grande euforia finanziaria. Personalmente, quando sento una tale euforia nel mondo della finanza, inizio seriamente a preoccuparmi.
Come dice in questi giorni un banchiere, per comprare i bitcoin in questo momento occorre essere grandi appassionati di Dostoevskij, non tanto per le sue indiscusse doti di romanziere psicologico, quanto piuttosto per la sua patologia da scommettitore descritta nel famoso romanzo Il Giocatore.
Le bolle speculative, quei paradossi finanziari per cui il prezzo di un asset continua a crescere per il solo motivo che chi lo acquista è convinto di venderlo a un prezzo superiore, emergono sempre in un contesto di grande euforia.
Se a questa euforia aggiungiamo che è difficile decifrare il funzionamento di queste criptovalute - al di là del fatto che l’algoritmo sottostante (chiamato block chain) è davvero rivoluzionario, siamo in una situazione finanziariamente pericolosa. Il rischio di essere di fronte a una bolla speculativa esiste.
La storia delle bolle speculative ci insegna che quando gli asset sottostanti esplodono, il prezzo crolla velocemente e improvvisamente. In questa situazione, è certamente necessario regolamentare le criptovalute ed è bene che le nostre autorità competenti siano in movimento.
La proposta della Commissione europea di fine 2020 si chiama Mica (acronimo di Markets in Crypto Assets), ed è volta a garantire tutele agli investitori oltre che chiarezza e trasparenza per coloro che emettono criptovalute, che ricordiamoci sono ormai migliaia e migliaia.
Anche le banche centrali sono in movimento. Da un lato diversi istituti stanno creando monete digitali. Da un altro lato vi è una nuova proposta allo studio del sistema europeo che permetterà loro di intervenire direttamente nel mercato delle critpovalute.
Servirà ancora del tempo, ma probabilmente tra un anno questa proposta potrà essere operativa. Il progresso finanziario non deve spaventare e i fenomeni di questi giorni - come la quotazione di Coinbase - cresceranno negli anni a venire.
Speriamo solo che questi "bazar" - di cui non si conosce ancora troppo - non siano per la finanza quello che sono stati i mercati di animali selvatici di Wuhan per la pandemia in corso. Il controllo preventivo e la supervisione sono fondamentali.
C’era una volta
Venti anni fa
Martedì 17 aprile 2001. Adriano Celentano annuncia il titolo del suo nuovo programma 125 milioni di cazzate, previsto su Raiuno. Polemiche
Trenta anni fa
Mercoledì 17 aprile 1991. Il VII governo Andreotti presenta il suo programma. Tra i punti principali: risanamento della finanza, giustizia, lotta alla criminalità, adeguamento della Pubblica amministrazione.
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Muore all’età di 86 anni, nella sua casa ai Parioli, Giovanni Malagodi, leader storico del Partito liberale italiano.
«Avrebbe compiuto 87 anni il 12 ottobre prossimo. Gli era accanto la seconda moglie, signora Elena, sposata pochi anni fa. Esperto di economia e di agricoltura, nel dopoguerra passò dalle banche (fu direttore centrale della Commerciale) alla vita politica. Conservatore senza complessi, guidò nei primi anni Sessanta la crociata contro la nazionalizzazione dell’energia elettrica, opponendosi al nascere del centrosinistra. Fu ministro del Tesoro nel governo centrista di Andreotti nel 1972-1973».
«Era nato a Londra il 12 ottobre 1904 da antica famiglia liberale originaria di Cento, nella Bassa Padana. Figlio di Olindo Malagodi, giornalista, nominato nel 1921 senatore del Regno. Laureato in Giurisprudenza ed esperto di agricoltura, dal 1930 al ’36 a Milano aveva ricoperto le cariche di vice direttore, condirettore e direttore centrale della Banca Commerciale Italiana. Nel 1937 era stato direttore della Banca Francese e Italiana dell’America del Sud a Parigi e poi a Buenos Aires. Dal 1947 al 1953 è ministro plenipotenziario e consulente economico e finanziario del ministero degli Esteri presso gli organismi internazionali (Oece, Nato, Bit). Nel 1953 è eletto deputato nella circoscrizione Milano-Pavia, e poi confermato fino al 1979. È segretario del Pli dal 1954 al 1972. Dal giugno 1972 al luglio 1973 è ministro del Tesoro. • Presidente del Pli dal 1972, ne fu presidente onorario dal 1976. Nel 1979 è eletto senatore nel collegio Milano 1, e sarà riconfermato nell’83 e nell’87. Dal 1983 era presidente del gruppo parlamentare a Palazzo Madama. • Dal 1973 fu per 10 anni presidente dell’Internazionale Liberale. Dall’aprile al luglio 1987 fu presidente del Senato, poi della giunta per gli Affari europei. Si era sposato nel 1931 con Maria Luisa Bein da cui aveva avuto due figli. Rimasto vedovo, aveva sposato il 4 dicembre 1988 Elena Jannotta: lui aveva 84 anni, lei 52» [CdS].
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Lanciato dallo space shuttle Atlantis l’osservatorio orbitante Compton Gamma Ray Observatory (GRO), un satellite per l’osservazione del cielo alle alte energie (soprattutto in raggi gamma). Fu un’importantissima missione astrofisica.
Quaranta anni fa
Venerdì 17 aprile 1981. Incriminato tutto lo staff dirigente dell’Anpac, il sindacato autonomo dei piloti. Indiziati di reato trentasette tra comandanti e copiloti che hanno respinto la precettazione, marcando visita. Sulle sorti della vertenza tra Alitalia e «Aquila Selvaggia» si allunga l’ombra dell’inchiesta giudiziaria. Il sostituto procuratore Giorgio Santacroce ha messo sotto accusa il presidente dell’Anpac Alberto Pellegrino e tutti i membri del comitato direttivo e del comitato esecutivo, contestando i reati di concorso in interruzione di pubblico servizio pluriaggravata e concorso in procurato allarme. Pena prevista in caso di condanna, da uno a cinque anni di reclusione.
Cinquanta anni fa
Sabato 17 aprile 1971. La squadra americana di ping pong lascia la Cina. «Spossati ma felici per le entusiastiche manifestazioni di simpatia e cordialità tributate dagli ospiti cinesi, appesantiti dalle pantagrueliche colazioni susseguitesi al ritmo incalzante di decine di portate, le dita doloranti per le centinaia di strette di mano distribuite con spensierata allegria, i quindici giocatori americani di ping pong si apprestano a concludere la storica avventura del viaggio in Cina. I “diplomatici della pallina di celluloide”, come li ha ormai soprannominati la stampa occidentale, giunti ieri a Shiangai per disputarvi una serie di incontri amichevoli (vincitori, ancora una volta, gli ospiti che non hanno voluto infierire sui loro avversari) hanno trascorso oggi l’ultima giornata in terra cinese circondati. come era scontato, da rinnovate espressioni di amicizia. Oggi la squadra statunitense di tennis da tavolo e i giornalisti che l’accompagnano, trascorsa la notte a Canton, hanno attraversato il confine a Hong Kong per tornare in patria» [CdS].
Sessanta anni fa
Lunedì 17 aprile 1961. Millecinquecento anticastristi, emigrati negli Stati Uniti e oppositori del governo di Fidel Castro, sbarcano nella Baia dei Porci e tentano di invadere l’isola. «Almeno quattro grossi gruppi anticastristi sono sbarcati sulle coste cubane con il dichiarato intento di abbattere il Governo di Fidel Castro: furiosi combattimenti sono in corso anche con l’impiego di artiglieria pesante. Castro ha mobilitato la milizia popolare. Le forze di invasione sono rifornite di uomini e di armi con lanci da aerei. Il capo del movimento anti Castro, José Miró
Cardona, sta cercando di sbarcare a Cuba per installarvi un governo anti Castro». «Nel breve volgere di tre giorni la situazione cubana è precipitata, e si trova ora ad una svolta minacciosamente drammatica. Forze ribelli sono sbarcate in tre punti sulla costa cubana, incontrando solo in un settore una certa resistenza da parte delle truppe castriste. Parlando concitatamente ai microfoni di Radio L’Avana, il primo ministro Fidel Castro ha fatto la seguente dichiarazione: “Reparti di truppa, sbarcati per via mare e per via aerea, si accingono ad attaccare diversi punti del territorio nazionale nella parte meridionale della provincia di Las Villas, appoggiati da aerei e da navi da guerra. I gloriosi soldati dell’esercito rivoluzionario e della polizia nazionale combattono contro il nemico in tutti i punti dove questo è sbarcato. Essi combattono per difendere la patria sacra e la rivoluzione contro un attacco di mercenari organizzato dal governo imperialista degli Stati Uniti. Già le nostre truppe progrediscono contro il nemico, sicure della loro vittoria”. Castro ha assunto personalmente il comando delle operazioni di difesa, firmando un proclama in qualità di “Comandante in capo e Primo ministro”». «Secondo Radio-Cigno, una potente stazione anti-Castro trasmittente nei Caraibi situata al largo dell’Honduras, gli uomini dell’Esercito e della Marina di Castro starebbero disertando in gran numero e si unirebbero agli anticastristi. Radio-Cigno ha detto testualmente: “La milizia sulla quale Castro aveva puntato le sue speranze ha cominciato a sbandarsi. Forze in massa si sono unite ai patrioti dell’Esercito di liberazione. Civili unitevi alla liberazione, interrompete le comunicazioni, aiutate, cooperate”. Le forze anticastriste sbarcate cercherebbero di riunirsi per tagliare la strada che unisce L’Avana con la parte orientale dell’isola. Atti di sabotaggio sono stati effettuati in molte zone di Cuba». A Washington si dichiara di non essere al corrente dell’entità dell’azione in corso. A Mosca si parla di invasione americana. In una successiva trasmissione in lingua tedesca, il commentatore di radio Mosca, Anatoly Belobrov, ha dichiarato che gli avvenimenti odierni di Cuba costituiscono un atto di aggressione armata contro il pacifico popolo cubano da parte degli Stati Uniti. Belobrov ha dichiarato che sarebbe bastata una parola da parte del governo americano per impedire l’attacco contro Cuba dal territorio statunitense. Il commentatore ha aggiunto che è compito di tutti i Paesi amanti della pace impedire lo scatenamento della guerra nei Caraibi ad opera dei circoli aggressivi americani.
L’operazione, ideata e voluta durante la presidenza di Eisenhower, è stata autorizzata dal John Fitzgerald Kennedy e messa in atto dalla Cia. Per riportare Cuba sotto l’influenza americana.
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«La Corte di Gerusalemme si è dichiarata “competente ed imparziale”, Eichmann si è detto “Non colpevole” su tutti i tremendi quindici capi d’accusa, il Procuratore generale Hausner ha iniziato la sua massiccia requisitoria (durerà sette ore) contro l’ex-colonello delle Ss hitleriane imputato di avere fatto sterminare sei milioni di ebrei: “È più crudele di Attila e di Gensjis Khan - ha esclamato il P.G. - Io lo accuso a nome dei sei milioni che lui ha fatto uccidere”. Questa, in rapida sintesi, la quarta giornata del processo contro il ragioniere del genocidio. Scortato da due agenti l’imputato è entrato nella sua gabbia di vetro poco prima delle 9. Era pallido, ma sembrava riposato.
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L’aereo di Gronchi è atterrato a Montevideo (Uruguay) con una gomma forata. Nonostante l’incidente il comandante Figini è riuscito ad evitare lo sbandamento e il rovesciamento dell’apparecchio. «Gli italiani non sono numerosi in Uruguay: appena cinquantamila. Ma sono stati loro a costruire i più begli edifici della capitale e sono loro a tenere molte posizioni-chiave di questo Paese, che deve la sua fortuna alla generosa legislazione liberale, che ha attirato numerosi capitali stranieri. L’Uruguay è stato il primo welfare State del mondo. Due leggi sull’assistenza sociale e sanitaria gratuita rimontano al 1904, al periodo in cui in Inghilterra ancora veniva sfruttato il lavoro nelle fabbriche di bambini di dieci anni. È stato il primo Paese ad approvare già nel 1915 la legge sulla settimana lavorativa di quarantotto ore. Lo slogan della sua politica è sempre quello coniato da Battle y Ordonez: “Poco importa che i ricchi siano meno ricchi, l’importante è che i poveri siano meno poveri”. Non sapremmo però dire se lo slogan venga sempre seguito, dato che gigantesche ricchezze sono ancora nelle mani di pochi privilegiati. Oltre che liberale, l’Uruguay’è anche laico per tradizione, ma la massa della popolazione è profondamente cattolica» [CdS].
Ottanta anni fa
Giovedì 17 aprile 1941. La Jugoslavia capitola a seguito dell’invasione a opera delle forze dell’Asse. Il ministro degli Esteri A. Cincar-Markovič e il gen. Jankovič per la Jugoslavia, il gen. von Weichs per la Germania e il col. Bonfatti per l’Italia firmano a Belgrado l’atto di resa. 334.000 uomini sono stati fatti prigionieri dalle forze dell’Asse.
Re Pietro II e il governo, a bordo di aerei inglesi, vanno in esilio prima in Grecia e poi a Londra.
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Gli italiani occupano Ragusa (Dubrovnik) [Salmaggi e Pallavisini].
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Il ministro degli Esteri nipponico Matsuoka è in visita a Roma [Salmaggi e Pallavisini]
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Africa Orientale Italiana. Nella loro marcia verso il nord, le truppe inglesi di Cunningham giungono nei pressi di Dessiè, importante centro a nord-est della capitale Addis Abeba. Sull’Amba Alagi si rafforzano le difese italiane attorno al viceré Amedeo di Savoia [Salmaggi e Pallavisini].
Cento anni fa
Domenica 17 aprile 1921. Spedizioni punitive domenicali. Distrutte le leghe di San Biagio (Fe) e Montalcino (Si); incendiata la Camera del lavoro di Prà (Ge); devastate in provincia di Pavia la cooperativa di consumo di Lardirago e la Casa dcl popolo di Cergnago, incendiati a Fontarìella (Bg) il circolo operaio Francisco Ferrer e a Torre de’ Picenardi (Cr) la cooperativa in frazione San Lorenzo. A Legnago (Vr) l’uscita dall’ospedale dello squadrista Valente è festeggiata con la devastazione della Camera del lavoro, della Casa del popolo e della sezione socialista: gli archivi vengono bruciati in piazza Vittorio Emanuele. Saccheggiata la Camera del lavoro di Pianoro (Bo). Gli squadristi livornesi devastano la Camera del lavoro di Figline Valdarno (Fi). Un morto fra i difensori della Camera del lavoro di Vaiano (Po). Spedizione punitiva a Campi Bisenzio (Fi): un morto. Assalto al comune di Sansepolcro (Ar) per togliere la bandiera rossa: un morto. Ucciso a Città della Pieve (Pg) il socialista Arturo Giovannini, devastata la Camera del lavoro e ferito gravemente il giovane socialista Vittorio Borroni. Espugnate a Vasto (Ch) la Camera del lavoro e la cooperativa socialista. Assalite a Corigliano Calabro (Cs) la Camera del lavoro e la casa municipale amministrata dai socialisti. Distrutte a Patti (Me) le sedi delle organizzazioni politiche e sindacali dì sinistra. Prima incursione squadristica in Sardegna, contro il comizio cagliaritano del deputato socialista Angelo Corsi. [Franzinelli1]
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Dimissionaria l’amministrazione socialista di Cerignola (Ba): le dimissioni sono motivate, nella lettera al prefetto, dallo «stato di violenza autorizzata in cui trovasi il nostro paese» [Franzinelli1].
Centodieci anni fa
Lunedì 17 aprile 1911. «Da quando l’on. Giolitti ha annunziato il monopolio di Stato delle assicurazioni sulla vita, le società si sono poste a pianger miseria. I guadagni sono pochi, i rischi assai» [Sta].
Centosessanta anni fa
Mercoledì 17 aprile 1861. Nel verbale odierno del consiglio dei ministri appare per la prima volta la parola “cammorristi” (I verbali dei governi Cavour (1859 – 1861) a cura di Marco Bertoncini e Aldo G. Ricci, Libro Aperto ed.)
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Importantissima lettera del conte di Cavour al principe Napoleone sullo schema di una convenzione italo-francese per Roma trasmessogli il 13 dal principe. Dicegli che Minghetti e Ricasoli, non senza contrarietà, gli hanno promesso il loro appoggio, Cavour insiste però per il pronto riconoscimento del Regno d’Italia da parte della Francia (Comandini).
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Due giorni dopo che il presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln ha dichiarato lo stato d’insurrezione, la Virginia decide la secessione dall’Unione.
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Parigi. Oggi è morto alla Bicêtre Luis Victor Laborgne, di 51 anni, che in ospedale tutti chiamavano Tan, per via del fatto che non riusciva a parlare e a qualunque discorso rispondeva ripetendo, in una certa sua maniera particolare, “tan tan”. Eseguita l’autopsia, il professor Paul Broca ha constatato una lesione grossa come un uovo nel lobo frontale del cervello, un’area che, d’ora in poi, sarà chiamata, appunto, “area di Broca”. Qui, come Broca aveva capito, risiede il nostro controllo del linguaggio, cioè la nostra capacità di parlare. La lesione di Tan ha permesso di confermare la teoria di Broca e di aprire nuove prospettive alle scienze neurologiche.
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L’articolo dell’Indipendente pubblicato ieri, quello titolato «O il Re Vittorio Emanuele II con la sua Corte, o Garibaldi con la sua Popolarità» ha fatto scandalo. Pertanto il giornale viene posto sotto temporaneo sequestro dall’autorità sabauda. Da sei mesi Dumas, padre de I tre Moschettieri, si è trasferito nella capitale partenopea per sostenere Garibaldi come guida del Mezzogiorno affrancato dai borbonici. Durante l’impresa dei Mille gli fornì armi. Fu testimone della battaglia di Calatafimi. Marciò a fianco del generale quando entrò a Napoli. Dall’11 ottobre 1860 dirige l’Indipendente, su ordine di Garibaldi. Alla fine di luglio del 1860, dopo la vittoria di Milazzo, gli disse: «Vai a Napoli e fonda lì un nuovo giornale. Chiamalo L’Indipendente». La testata è diventata voce della sinistra radicale, persino più dei giornali mazziniani. Dumas per il governo Cavour è un antagonista che sogna un’alternativa repubblicana al Regno d’Italia. Per di più fa cronaca senza peli sulla lingua. Fu L’Indipendente a denunciare il tifo fra i prigionieri ex borbonici. E fu il primo ad annunciare il naufragio dove perì Ippolito Nievo, con i resoconti delle spese dell’impresa dei Mille. Il quotidiano mazziniano Il popolo d’Italia ventilò che Dumas avesse qualche interesse nel caso. E lo scrittore sfidò a duello il suo direttore [Lupo, Sta].
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«Mi sono alzato alle 8. Al Kindergarten. Disegno geometrico e esercizi d’intreccio, sciocchezze. È difficile afferrare le leggi di sviluppo del bambino. Essi imparano a memoria le cose non loro, e le cose loro non le capisci. Uno disegna asticelle e fa confusione a immaginare il cerchio. E non è possibile abituarli alla consequenzialità quando tutto è nuovo. La consequenzialità è la forza della negazione di tutto quel che non t’interessa. Biedermann non è stupido, ma è uno scienziato e un letterato, con una sua parte già nel libro, e non più in lui. Io, salvo infanzia, sono ancora tutto in me stesso, e per questo li guardo così liberamente dall’alto. Poi Tröbst e Keller con sua madre. Vedendola ho capito che mi assumo una responsabilità portandolo via. Lui ha il collo lungo» [dai diari di Lev Tolstoj].
Centosettanta anni fa
Giovedì 17 aprile 1851. «Non ho scritto niente, sopraffatto dalla pigrizia! Oggi voglio cominciare la storia di una giornata di caccia. Ho parlato a lungo con la zietta. È molto buona e di animo elevato, ma molto unilaterale. Essa ha una sola rotaia, nella quale sente e pensa, e fuori di questa rotaia, niente» [dai diari di Lev Tolstoj].


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