martedì 2 novembre 2010

40 - Una provincia grigia ed arretrata

40) La nostra Provincia, è risaputo, è stata, da sempre, più nota per le sue vicende negative, che per quelle positive.


Finanche Francesco Mastriani, detto il Zola del sud, nel suo “I misteri di Napoli”, racconta un episodio, che non sembra affatto inventato, e che bolla con il marchio dell’infamia la triste zona dei Mazzoni. In particolare, S. Cipriano d’Aversa, un paese che, già all’epoca, e parliamo del 1846, aveva una nefasta notorietà. Nel capitolo intitolato “La Mal’aria”, Mastriani racconta di un contadino di Casal di Principe, tale Gesualdo Diana, che doveva recapitare, all’una di notte, una lettera a Napoli, per conto della sua padrona, Donna Amalia, moglie di Don Alfonso Maria, dei marchesi di Massa Vitelli. La notte del 21 gennaio di quell’ anno era gelida ed il fittavolo allo stremo delle forze chiese un passaggio ad un carrettiere di S. Cipriano e si vide, di contro, deriso, scambiato per un ubriacone ed addirittura scacciato con la frusta. E Mastriani così commenta l’episodio: ”I carrettieri in generale credono più al diavolo che a Dio. Quelli di S. Cipriano non credono né a Dio né al diavolo. S. Cipriano è un casale poco distante da Aversa, fa tutto un migliaia di anime; ma sono anime, di cui la più parte non si possono dire immagini di Dio. Se tutti gli abitanti della terra fossero come le anime di S. Cipriano, il Signore Iddio si pentirebbe per la terza volta di aver creato l’uomo. Per buona sorte – ha detto Victor Hugo – “Dio sa dove trovare le anime”. E certamente, non andrà a pescarle a S. Cipriano d’Aversa. “Con ciò” – chiosa Mastriani – “non intendiamo dire che anche a S. Cipriano non siano uomini giusti e da bene. Ce ne sono dappertutto”.

E forse per questi antichi retaggi, la nostra è una terra , che oggi, viene giudicata, come una fucina di masnadieri, di ladri, di assassini e di camorristi. Ingiustamente. La nostra è una provincia, dove ogni pubblico ministero, giudica anche l’aria “una essenza di camorra”. Una terra nella quale si corre il rischio di essere accusati di “contiguità” con la camorra, solo perché hai partecipato ad un banchetto nuziale. Alcuni pubblici ministeri ciechi, che spesso vedono con gli occhi della Guardia di Finanza, generano mostruosità e costruiscono teoremi di “aria fritta”, arrestando innocenti, accusati da pentiti prezzolati. Il tutto in nome e per conto di quello che io definisco il teorema del “cornuto”.



Il teorema del cornuto ovvero “il concorso esterno in associazione mafiosa”. Un signore passa vicino ad un altro e gli dice ad alta voce: “Miao…miao”…! L’altro, risentito risponde: ”A me cornuto?”… Cornuto? Si meraviglia il primo. Ed il secondo spiega perché con il “semplice “ miao si può intendere di essere chiamati “cornuti”. Ecco il teorema: Il gatto fa miao e si mangia il topo. Il topo si mangia il formaggio. Il formaggio è fatto con il latte. Il latte è fatto dalla mucca. La mucca è la moglie del toro. Il toro ha le corna. Miao, è uguale a cornuto! Alcuni piemme hanno avuto il coraggio di ratificare quanto scritto in un rapporto dalla G.d.F che riferiva di un imprenditore che era da ritenersi presunto affiliato al clan dei Casalesi, perché aveva “celebrato il suo matrimonio in una villa, dove il custode, era il suocero, del cognato, del fratello, del famigerato Francesco Schiavone detto “Sandokan”. Queste incriminazioni per “induzione” io le definisco il “teorema del cornuto”.

Un teorema che spesso, arriva a far pensare che… “più è compromesso l’investigatore, ( in questo caso il finanziere ), più si accanisce contro l’accusato”. Ricordatevi – e la storia ce lo insegna - che il ladro non è stato mai sereno nel giudicare un altro ladro! Questo vale anche per alcuni giudici!

La nostra è dunque una provincia nella quale, fra non molto, si potrà essere arrestati “per associazione a delinquere con se stesso” o “per violenza sessuale”, se uno si masturba più di una volta al giorno. La nostra è una provincia dove la giustizia ha bisogno di fare spettacolo contro i “mulini a vento”, è, come l’inquisizione, la quale aveva bisogno di eretici e non li trovava, e quando non li trovava, li creava. E così che a Caserta siamo diventati tutti camorristi, o presunti tali! Si fa di tutta l’erba un fascio! Malavitosi e galantuomini sono considerati uguali. Come la trippa ed il filetto, che sono lo stesso sito di carne, per alcuni procuratori della Repubblica. Come pure, per alcuni piemme: “ogni attività commerciale è esercizio di camorra”. Per loro il problema non è, contrariamente alle apparenze, estirpare la camorra, ma farla nascere dove non c’è, darle vita, vederla ovunque, evocarne continuamente lo spettro inquietante dietro forme sempre nuove e mutevoli, per poterne combattere la presenza, in un meccanismo sadico che si avvita su se stesso e al quale sembra impossibile porre fine. Insomma, come nei totalitarismi, non si combatte un nemico chiaramente presente e pericoloso, ma lo si cerca per giustificare l’incessante lavoro della macchina repressiva, e il suo costo, ( Napoli docet! Ma non solo Napoli, in Puglia, per esempio, in un anno, è stato speso per intercettare presunti mafiosi, quanto spende l’America per tutta la Nazione. Nel 2007, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, sono uscite fuori cifre da capogiro: a Potenza 2,7 milioni di euro; a Palermo 64 milioni di euro; a Milano 32 milioni di euro, in un solo anno), la sua intrinseca follia, la sua struttura allucinatoria e paranoica. Diversamente, io dico e invito i lettori a riflettere: ”che mestiere avrebbero fatto taluni avvocati falliti, se non i pubblici ministeri? In quale circo avrebbero potuto lavorare i molti buffoni che scaldano gli scranni della pubblica accusa e che si credono fenomeni da Barnum? Chi avrebbe rifornito le patrie galere di individui, al novanta per cento innocenti?”.



( 40 – In galera, imn galera continua - )

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