domenica 4 dicembre 2011


Oggi presso il  Gabinetto della Polizia Scientifica di Roma

SARANNO ESAMINATI IN CONTRADDITTORIO I REPERTI FOTOGRAFATI NELLA PRECEDENTE SESSIONE PERITALE
Previsto per la prossima data il   prelievo della saliva  per   il  test del DNA dei presunti  assassini di Serena Mollicone.




     Teano ( di Ferdinando Terlizzi ) – Continueranno oggi, presso il Gabinetto Scientifico della Criminal Pol di Roma,  le operazioni peritali,   dove si sono dato appuntamento tutti i periti, i  consulenti di ufficio e di parte,  per l’esame comparato   dei reperti  fotografati nella precedente sessione inerenti il delitto di Serena Mollicone, in aderenza al provvedimento del Tribunale di Cassino, emesso in sede di incidente probatorio.


     Come si ricorderà il Gip – nel corso dell’incidente probatorio  - osservava che “considerato che il progresso effettuato dalle tecniche potrebbe ora consentire di evidenziare eventuali tracce genetiche presenti sugli oggetti e sugli indumenti, ( elemento ovviamente molto rilevante, ai fini dell’individuazione dell’autore dell’efferato gesto ) ritenuto quindi che sia condivisibile la scelta di procedere ad assunzione probatoria e ritenuto, inoltre,  che trattasi di un accertamento tecnico verosimilmente non ripetibile,  visto che le tracce genetiche e biologiche esistenti sul materiale posto sotto sequestro potrebbero disperdersi e non consentire – dopo un ulteriore lasso di tempo – la genuina acquisizione della prova a fine di comparazione autorizza il perito a procedere al prelievo di campioni di materiale biologico degli indagati; campioni dai quali poi si andrà ad estrapolare il profilo genetico da comparare con quello che sarò evidenziato sui reperti già acquisiti”.

     Infatti sono stati fotografati  nel corso della precedente sessione,  presso la sezione di polizia scientifica di Roma,  numerosi “reperti  riconducibili”  alla   vittima, (  il nastro adesivo che legava il corpo della ragazza, la busta del supermercato Eurospin,  che copriva la testa di Serena, il telefonino, la maglietta,  i pantaloni, alcuni campioni di vegetazione della zona dove è stato rinvenuto il cadavere) che dovrebbero essere  esaminati – in contraddittorio - nella riunione di oggi.  

    Poi, come stabilito dal  Giudice per le Indagini Preliminari,  Dr. Angelo Valerio Lanna,  i lavori peritali saranno esaminati nelle udienze del  16 dicembre ( ma questa udienza potrebbe slittare a causa dell’errore dei cartoni dei reperti,  giunti a Roma con ritardo e per il rinvio dei prelievi della saliva )   e  del 2 febbraio 2012, presso il Tribunale di Cassino,   per l’esame comparato delle risultanze della perizia. 

     Le operazioni peritali saranno dirette, come sempre,  dal Prof. Giuseppe Novelli, dell’Università di Roma, perito di ufficio per la pubblica accusa, alla presenza dei  consulenti di parte proff. Luigi D’Ancora,  dell’Università di Napoli e Ciro Di Nunzio dell’Università di Catanzaro. Saranno  inoltre presenti per i loro assisti:  il criminologo Carmelo Lavorino, il genetista  Saverio Potenza, gli ingegneri  di genetica vegetale,  Giulia Viggiani e Antonella Canini, (dovranno esaminare le  tracce delle vegetazioni che coprivano il corpo della povera vittima),  il Gen. Luciano Garofano  ( ex comandante del Ris di Parma)  per la famiglia Mollicone. 

     Saranno altresì presenti, gli avvocati difensori,  Dario De Santis per la famiglia di Guglielmo Mollicone; l’Avv. Armando Pagliei ( per il fidanzato di Serena, Michele Fioretti, e la  madre, Rosina Partigianoni, indiziati dell’omicidio); l’avv. Emiliano Germani  e Eduardo Rotondi (per  il brigadiere Francesco Suprano, anche lui  indiziato del grave delitto ); l’avv. Francesco Germani ( per Franco Mottola, all’epoca comandante della  stazione  dei carabinieri di Arce, 55 anni residente a Teano; per  il figlio Marco, 29 anni, e per la madre,  Anna Maria Mottola, di anni 50,  tutti indiziati per l’omicidio ).

     Come tutti ricorderanno,  per l'omicidio di Serena Mollicone, la studentessa di Arce (Frosinone) scomparsa il primo giugno 2001 e ritrovata uccisa dopo due giorni in un boschetto di Anitrella, sempre nel Frusinate. fu arrestato, processato e poi assolto,  nei tre gradi di giudizio,  il meccanico di Arce,  Carmine Belli ( difeso dall’avvocato Eduardo Rotondi,  con la collaborazione del consulente di parte,  il criminologo Carmelo Lavorino, quest’ultimo   autore  del libro “Il Delitto di Arce”,   il quale oggi è in attesa di un robusto risarcimento del danno per “ingiusta detenzione”.

      L’incidente probatorio ( che ha portato alla riapertura del caso ed alle perizie in atto ) è stato provocato dal  Procuratore Capo  Dr. Mario Mercone,  il quale è fermamente convinto che tra i sei indiziati ci possa essere l’assassino di Serena Mollicone, il mandante ed i testimoni oculari dell’efferato  crimine,  avvenuto 10 anni or sono ad Arce.  Ma, la pubblica accusa è partita da molto lontano e non esclude di coinvolgere altre persone tanto è vero che il provvedimento notificato alle parti parla anche di “concorso con ignoti da identificare”.  
    
    Il Procuratore Capo, tuttavia, ha formulato una precisa accusa ed ha ipotizzato anche il probabile scenario del delitto. Il maresciallo Mottola, con il figlio  Marco,  con la moglie Anna Maria ( ed in alternativa  con il concorso del brigadiere Suprano o con il concorso del fidanzato di Serena Mollicone e della madre di  quest’ultimo o con il concorso di ignoti ) avrebbero ucciso la povera Serena “colpendola al cranio con uno strumento contundente ( così è scritto nella ordinanza del Gip )  legandole gli arti superiori dietro alle spalle e bloccandone le gambe con un nastro adesivo bianco e con fili accoppiati di ferro, nonché incappucciando il cranio con una busta di plastica sigillata attorno al collo e tappando con altro adesivo la bocca ed il naso, ne cagionavano la morte, sopravvenuta a causa dello shock traumatico e della asfissia meccanica, dopo ampio versamento ematico; con l’aggravante di avere agito con inutile crudeltà verso la vittima”.

     Ed inoltre il Procuratore Capo ha contestato a tutti l’aggravante ( in concorso tra loro o con ignoti )  all’occultamento di cadavere “al fine di conseguire l’impunità per il commesso omicidio occultavano il cadavere trasportandolo in un viottolo recondito ed ivi abbandonandolo, dopo essersi impegnati, per ostacolarne il rintraccio a ripiegare al di sopra della salma arbusti ivi vegetanti e ad utilizzare come riparo la sagoma di un contenitore metallico cilindrico”.
 
     In effetti l’incidente probatorio è stato concesso dal Gip principalmente perché l’accusa aveva prospettato che vi erano numerosi “reperti  riconducibili”  alla   vittima, ( nastro adesivo, la busta dell’Eurospin che copriva la testa di Serena, il telefonino, la maglietta i pantaloni etc. etc. ) per i quali al momento del delitto ( e questo è un altro mistero,  che va ad aggiungersi al suicidio del brigadiere Santino Tuzi, alle lettere anonime,   al prelievo coatto del padre della vittima nel corso dei funerali ) non fu possibile estrapolare profili genetici di soggetti estranei”.

      


    

     



     

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