lunedì 6 febbraio 2012

IL CONSUNTIVO DELL’ANNO GIUDIZIARIO DEL CIRCONDARIO DEL TRIBUNALE DI S. MARIA C.V. –



MENO OMICIDI -  IN AUMENTO  INVECE ASSOCIAZIONE CAMORRISTICA, BANCAROTTA FRAUDOLENTA, USURA, RAPINE E FURTI IN ABITAZIONI-  

 ALLARMANTE IL SETTORE  CIVILE – BUON AVVIO DELLA MEDIAZIONE CIVILE - DRAMMATICA LA SITUAZIONE CARCERARIA  I DATI DELLE SEDI DISTACCATE  DI AVERSA, CARINOLA, CASERTA, MARCIANISE E PIEDIMONTE MATESE -




S. Maria C.V.  Nonostante la buona produttività dei giudici, permane, a giudizio del Presidente del Tribunale,  Andrea Della Selva, la rilevante gravosità dei ruoli istruttori del contenzioso ordinario (non inferiore, in media, ai 1.200/1.500 procedimenti “pro-capite), delle procedure esecutive e fallimentari ed ancor più delle controversie di lavoro. Sono state, comunque, impartite direttive volte ad eliminare il contenzioso maggiormente risalente nel tempo: risultato che può essere proficuamente raggiunto solo in presenza di una maggiore stabilità dei magistrati attualmente in servizio, gravemente compromessa dai frequenti avvicendamenti. E nota del resto l’assoluta inadeguatezza degli organici giudiziari ed amministrativi del Tribunale che, commisurati a tutti gli indici di riferimento, dovrebbero essere di gran lunga superiori in relazione ai numeri di procedimenti penali e civili. Inoltre, trattandosi di sede sostanzialmente disagiata (al di là del riconoscimento formale dei parametri), continuano a verificarsi ulteriori vacanze a seguito dell’accoglimento delle domande di trasferimento dei magistrati che, sostanzialmente richiesti di oneri lavorativi al limite dell’esigibilità, optano per sedi più ambite non appena raggiungono i requisiti richiesti.

Cause in materia di famiglia

Continua ad essere elevata la sopravvenienza di cause in materia di famiglia per le quali l’udienza presidenziale viene fissata in media a tre o quattro mesi dal deposito del ricorso. La fase contenziosa invece richiede temi maggiori per la delicatezza delle questioni che meritano i dovuti approfondimenti. (Buono l’avvio della Mediazione Civile in tutta la Provincia, le più numerose controversie sono state trattate presso la FORUM di Caserta,  di cui è massima espressione il manager Mario Aglione. N.d.R.)

Controversie in materia di lavoro e previdenza

Si registra un aumento delle nuove iscrizioni. Nel periodo in esame sono stati iscritti 13.762 procedimenti (di cui 8.048 di lavoro e 5.714 di previdenza) a fronte di 12.920 nuove iscrizioni (di cui 5.896 di lavoro e 7.024 di previdenza) rilevate nell’anno precedente. i ricorsi contro la P.A. ammontano a 2.520 (oltre la metà delle cause di lavoro iscritte nell’anno). Alla data dell’1.7. 2010 pendevano 32.988 controversie (di cui 11.821 di lavoro e 21.167 di previdenza) mentre al 30.6.2011 le pendenze risultavano di poco inferiori, pari a 32.337 (di cui 13.933 controversie di lavoro e 18.404 di previdenza).  Al 30.06.2011 pendevano 1.737 procedimenti ultraquinquennali (meno del 5% della pendenza complessiva) di cui solo 38 ultradecennali. 
Cause in materia fallimentare

Il Presidente del Tribunale, inoltre, riferisce di una particolare situazione di sofferenza: oltre un terzo delle pendenze è costituito da procedure fallimentari per le quali i tempi occorrenti alla relativa definizione (ed in molti casi la possibilità stessa di pervenire a concreta definizione) sono influenzati da fattori esterni, non suscettibili di diretto controllo da parte dell’ufficio fallimentare. Allo stesso modo, le vendite giudiziarie (immobiliari e/o mobiliari) sono assoggettate alle ordinarie capacità di “assorbimento” del mercato rispetto alle quali le opportunità di intervento dell’ufficio (sul piano organizzativo-gestionale) appaiono ovviamente estremamente limitate.

Il settore penale

La difficoltà di pervenire in tempi rapidi alla definizione dei processi continua ad essere la più rilevante disfunzione che penalizza l’efficienza della risposta giudiziaria. Tra le molteplici cause di lentezza della fase dibattimentale, oltre all’attuale disciplina del codice di rito (si pensi, ad esempio, ai tempi occorrenti per valutare la rilevanza delle corpose acquisizioni investigative derivanti da mezzi tecnici complessi come le intercettazioni), va rimarcata l’oggettiva sproporzione tra il numero dei processi e quello degli addetti (personale di magistratura e di cancelleria). 
A tale ultimo riguardo, in particolare, il Presidente del Tribunale di S. Maria Capua Vetere ha evidenziato che alla data del 30.6.2011, presso i sei collegi delle due sezioni penali risultavano pendenti complessivamente 746 procedimenti di cui 124 provenienti dalla Dda.  Di questi ultimi - che, come è noto, incidono fortemente sui ruoli, imponendo la fissazione in tempi brevi di un elevato numero di udienze - ben 24 riguardano più di 10 imputati e tra gli stessi ve ne sono alcuni con numero di imputati oltre i 40 e fino ad 80.
Né va trascurato, poi, il rilevante carico pendente dinanzi al Collegio che in via esclusiva si occupa delle misure di prevenzione (n. 349 procedimenti pendenti al 30.6.2011, ultimamente  presieduto dal magistrato Raffaello Magi ), che ha disposto nel periodo in esame sequestri e confische per ingenti valori (22 provvedimenti di sequestro e 12 di confisca); così come va tenuto conto del rilevante aumento di sopravvenienze dei processi di competenza del giudice monocratico che sono passati da 11.506 a 13.035 (dato fornito dall’ufficio statistico della Corte).

Nel corso del 2010 si è registrato un ulteriore incremento delle scoperture di magistrati e i ritardati interventi del C.S.M sugli organici hanno determinato il pericolo di numerose scarcerazioni di imputati detenuti per scadenza dei termini di custodia cautelare, pericolo fortunatamente contenuto grazie all’impegno dei magistrati rimasti. Proprio a cagione dei vuoti di organico, particolarmente ardua permane la costituzione di tutti i collegi necessari per celebrare i numerosi processi pendenti.
Nonostante siffatta situazione, al dibattimento collegiale sì è registrata, rispetto al precedente anno, un’apprezzabile riduzione delle pendenze, pari all’11%, e parimenti dinanzi alle tre sezioni di Corte d’Assise vi è stato un andamento altrettanto positivo essendo calata la pendenza in misura del 18% (dati forniti dall’Ufficio statistico della Corte).
Tra i processi definiti con sentenza in Corte d’Assise meritano particolare menzione quello per l’omicidio di Michele Orsi e quello per la c.d. strage di Castelvolturno, entrambi a carico di appartenenti al   “clan dei casalesi “.
Frutto dell’intensa azione di contrasto alla criminalità organizzata sviluppatasi negli ultimi anni può ritenersi il sensibile calo delle iscrizioni per delitti di omicidio volontario (-57,14%) e, con ogni probabilità, anche quello relativo ai delitti di estorsione (-24%), mentre è sensibilmente aumentato il numero delle iscrizioni per il delitto  di associazione camorristica (+75%). Verosimilmente collegati alla perdurante crisi economica sono il notevole aumento delle iscrizioni per bancarotta fraudolenta patrimoniale (+228,57) e quelli, più contenuti ma comunque significativi, per delitti di usura (+ 45%), rapina (+ 29,91) e furto in abitazione (+ 2 1,05%).  
La situazione carceraria a S. Maria C.V.

La cd. legge Simeone non ha prodotto lo svuotamento delle carceri che molti si auguravano ed altri invece temevano, se è vero che si è tornati alla consistenza numerica del periodo precedente l’entrata in vigore della legge. Sicché può ben dirsi che, essendo venuti meno i provvedimenti di amnistia che connotarono i primi vent’anni della Repubblica, oggi la situazione carceraria è davvero allarmante ed è desolante costatare che, malgrado ogni lodevole impegno profuso dall’amministrazione penitenziaria, resta in uno stato di cronica drammaticità E lo e dal punto di vista strutturale, per carenza di personale e per il sovraffollamento rispetto alle capacità ricettive di gran lunga inferiori. E lo è anche dal punto di vista funzionale, perché la precarietà della condizione carceraria e la situazione di invivibilità e di promiscuità che la connotano rendono impossibile avviare quelle attività lavorative, culturali e sanitarie che sarebbero necessarie per avviare il processo di socializzazione, rieducazione e reinserimento imposte dal dettato costituzionale dell’art. 27 e dell’art. 32. La verità è che la situazione carceraria italiana e napoletana in particolare, al di là dell’impegno dei singoli, resta un problema insolubile finché non verrà sciolto il nodo di una palese aporia, quella di considerare il carcere come luogo, al tempo stesso di pena e di custodia, giacché l’una è “castigo” da infliggere al condannato e serve ad emendarlo, l’altra, la “custodia”, risponde invece all’esigenza processuale di evitare che un “imputato” possa inquinare le prove o fuggire e delinquere ancora. Come può la medesima struttura soddisfare contemporaneamente due funzioni così diverse e inconciliabili?
E noi sappiamo che nelle condizioni precarie di un carcere congestionato non è possibile osservare per davvero le regole dell’Ordinamento Penitenziario che quelle funzioni vuole separate e che la differenza fra condannato e imputato non finisca per scadere al rango di oziosa sottigliezza.  952 detenuti a S. Maria C.V, con una tollerabilità di circa 600 posti disponibili. Ben 614 detenuti sono in attesa di sentenza definitiva di cui 200 stranieri. 170 sono i tossicodipendenti.

NOI LE SIGNORE DELLA LEGGE A GOMORRA























Migliaia di processi. Ma giudici e pm sono sempre meno e i faldoni si accumulano nei garage. Benvenuti a Santa Maria Capua Vetere, roccaforte dei clan. Qui amministrare la giustizia è un’impresa eroica. In mano a una squadra fatta, guarda caso, quasi tutta da donne

“NEL CORRIDOIO Stretto un metro e venti facciamo a gomitate con gli avvocati in attesa, per riuscire a infilarci nell’ufficio di Anna Rita Motti, giudice del lavoro, che sospira e sorride fissando la scrivania di fronte, grandioso monumento di fascicoli: «Ecco la mia udienza di oggi». Una briciola, seppur voluminosa, tra le duemila cause che il magistrato dalle labbra rosse e gli orecchini vistosi deve sbrigare, possibilmente in fretta, in un territorio socialmente complicato e dentro un sistema giudiziario vicino all’esplosione.

SIAMO A SANTA MARIA CAPUA VETERE, Campania, nel tribunale che copre l’intera provincia di Caserta (quasi un milione di abitanti) e sta nel baricentro del triangolo camorristico più movimentato: Casal di Principe, Casapesenna e San Cipriano d’Aversa,  roccaforti del  clan  dei Casalesi che vengono processati proprio in queste aule presidiate giorno e notte dall’esercito.

Qualche giorno prima della nostra visita, il boss Francesco Schiavone, alias San- dokan, elargiva qui, in videoconferenza, uno show di rabbia contro questi giudici che avrebbero fatto impazzire sua moglie con le loro persecuzioni. Poco lontano, il 7 dicembre, finiva in manette il capo dei capi Michele Zagaria, latitante da i6 anni e scovato in un bunker a Casapesenna: comparirà in queste aule a febbraio.
Ma i giudici di Santa Maria, quel giorno, non hanno avuto un istante per festeggiare, soffocati dalle carte civili e penali e da un’emergenza cronica. E stata Anna Rita Motti, presidente della sezione locale dell’Associazione nazionale magistrati, a lanciare l’allarme scrivendo al Consiglio superiore della magistratura e al ministro della Giustizia: «Siamo pochi magistrati, sempre meno, a fronte di 90.532 procedimenti civili e 57.285 penali». Oltre 147.800 in totale, compresi 26 maxiprocessi di camorra con decine di imputati ognuno.

Ma non c’è solo Gomorra: «Il possesso di armi è diffuso, qui anche un banale litigio tra vicini può sfociare in omicidio. Per non parlare della violenza domestica, dello stalking, degli omicidi passionali» spiega Ilaria Sasso del Verme, trentottenne pubblico ministero e segretario dell’Anm locale. «La nostra procura non si occupa di inchieste di camorra, che spettano alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli anche se i processi si celebrano qui. Ma tanti reati su cui indaghiamo si rivelano poi legati al crimine organizzato».

E così al tribunale civile, dove molti fallimenti di aziende sono dovuti al peso del pizzo e i licenziamenti, oltre che dalla crisi, derivano da condanne per camorra.
Insomma, una terra in cui il terzo potere ha parecchio da fare, e dovrebbe lavorare senza affanno. Invece i ranghi si assottigliano ogni anno: dei 94 magistrati previsti ne mancano 21, mentre alla  Procura della Repubblica su 26 pubblici ministeri ce ne sono 21, di cui due prossimi al trasferimento. ( Anche lo stesso Procuratore Capo, Corrado Lembo, è con un piede a Napoli e dovrebbe andare  probabilmente ad occupare il posto lasciato libero da  Giovandomenico Lepore. Lembo nelkla candidaturaa Procuratoredi Napoliu è sostenuto dalla corrente di Magistratura Indipendente e dal Vice Tommaso Virga. NdR)

FUGA DI MASSA dal regno dei Casalesi? O terrore del troppo lavoro? Anna Rita Motti esclude la prima ipotesi, ma intanto nessun giudice sembra voler venire in questo tribunale, considerato  “di passaggio” verso la più prestigiosa sede di Napoli: «Gli ultimi due bandi sono andati deserti, e il sistema arranca. Come possiamo cambiare questa terra, se nelle cause di invalidità dei veri malati, non quelli finti, la sentenza arriva quando loro sono già morti?».

Il Csm ha risposto al grido di aiuto mandando dieci magistrati di prima nomina, giudici ragazzini che non possono occuparsi delle cause più complesse. Dal ministero della Giustizia, invece, non un cenno. Forse perché il problema è nazionale, sebbene qui sia macroscopico: in Italia i magistrati dovrebbero essere 10.151, invece sono 8.795. il 13% in meno.

A Santa Maria Capua Vetere  fanno i salti mortali soprattutto loro, i magistrati donne, che qui sono oltre la metà, superando la percentuale nazionale ferma al 45 per cento: alla sezione lavoro sono 10  su 13, al tribunale di sorveglianza 3 su 3, in procura 17 su 24. E devono accorciare la maternità perché, assente una, i mostruosi fascicoli cadono sulla testa delle altre. «Sono arrivata nel 2001 e ho trovato 18mila cause» ride Mariolina Gaudiano, 42 anni, giudice del lavoro in abito blu cobalto e unghie in tinta: lei quelle cause le ha ridotte a 2.500, nonostante la bambina e i tre gemelli partoriti nel frattempo. «Mi sono assentata lo stretto indispensabile. L’alternativa sarebbe stata rinviare cause al 2017...».

LA PM PATRIZIA DONGIACOMO, 39 anni, ha discusso l’ultimo processo in Corte d’Assise con il pancione ed è soprannominata “la signora omicidi”: quando è lei il pm di turno, succede puntualmente un fatto di sangue. Era anche sul luogo del delitto a Castelvolturno, nell’estate del 2008, per un duplice assassinio che preludeva alla strage del l’8 settembre in cui furono massacrati sei immigrati africani, oltre a un affiliato ai Casalesi.  Maria Chiara Francica invece, presidente di un collegio penale, ha celebrato il processo per la strage, infliggendo quattro ergastoli e una condanna a 23 anni: «Paura? Per ora non avverto pericolo, anche se da allora mi hanno messa sotto tutela».  Raffaella Capasso, 62 anni, è procuratore aggiunto e coordina un pool di sette pm donne. Prima, alla Dda di Napoli, si è occupata dei clan Moccia e Polverino; qui, ha ripulito il litorale sequestrando depuratori fantasma, altro business della camorra. «Ma tra poco diventerà impossibile lavorare, con questo organico esiguo. Dal ‘97, poi, non si fanno concorsi per cancellieri: che senso ha emettere un provvedimento quando non hai nessuno che lo spedisca?».
E se il tribunale penale è un vero tribunale, il civile è ripartito provvisoriamente su due condomini, con i garage convertiti in archivio: faldoni impolverati al posto delle auto e qua e là i cartelli:  “Attenzione, trappole per topi”: Joseph K, il protagonista del Processo di Kafka, avrebbe trovato familiare questo labirintico caos: anche il suo tribunale incomprensibile, già imploso, stava al quinto piano di un edificio qualsiasi…”.
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DATI RIASSUNTIVI  - 2010/2011
Processi  Civili – meno 2%
Sopraggiunti: 29.953
Definiti:         30.916
Pendenti:        54.642
SEZIONI DISTACCATE
Caserta pendenti:  8.415
Aversa       “         7.839
Carinola     “         7.322
Marcianise  “         5.107
Piedimonte M. “    1.970 ____________________________________________________
MEDIAZIONE CIVILE CASERTA E PROVINCIA
1.        Forum – Camera di Conciliazione e Mediazione   Proc. 79
2.        ADR – Ordine degli Avvocati S. Maria C.V.            “     14
3.        Camera Arbitrale di Conciliazione                          “       38
4.        Media e Concilia                                                     “       13
5.        Società Concordia Polis                                          “         1
6.        Società Dirittoitalia.it                                              “         0
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Procedimenti penali iscritti, definiti e pendenti nell’Anno Giudiziario 2010/ 2011 – Tribunale di S. Maria C.V.
Dibattimento collegiale
Iscritti:      344
Definiti:    440
Restano:    799

Dibattimento monocratico
Iscritti:      7.201
Definiti:    5.670
Restano:  13.035

Appello Giudice di Pace
Iscritti:     50
Definiti:   36
Restano:   76

Procedimenti Penali in Corte di Assise
Iscritti:     39
Definiti:   48
Restano:   41

Procedimenti Penali  iscritti   in Procura della Repubblica nell’Anno Giudiziario 2010/2011 suddivisi in base  al numero degli indagati – per un Totale di  27.869
Con 1 solo indagato:     24.092
Con 2 indagati:               2.529
Con 3 indagati:                  614
Con 4 indagati:                  259
Con 5 indagati:                  108
Da 6 a 10  indagati:           186
Da 11 a 30 indagati:            72
Con oltre 20 indagati:          20

DEFINITI CON RITO COLLEGIALE

Entro  6 mesi:   110
Entro  1 anno:    59
Tra 2 e 2 anni:     81
Oltre i 2 anni:   190

DEFINITI CON RITO MONOCRATICO
Entro 6 mesi:   1.791
Entro 1 anno     868
Da 1 a 2 anni:  1.205
Oltre i 2 anni:   1.806

Presso le Sezioni GIP e GUP

Entro 6 mesi:               7.405
Da 6 mesi ad 1 anno:   1.965
Da 1 a 2 anni:              4.359
Oltre i 2 anni:              2.240

INTERCETTAZIONI
La Procura della Repubblica ha ordinato 1.104 intercettazioni di cui 64 ambientali e 15 di altro tipo

PRINCIPALI REATI CONSUMATI NEL CIRCONDARIO DEL TRIBUNALE DI S. MARIA C.V.
 Dall’1/7/2010 al 30/6/2011
1.        Attentati        13     + 18%
2.        Omicidi:                  7     -50%    (3 dei quali riconducibili alla criminalità organizzata ) 
3.        Omicidi tentati:       44           +  26%
4.        Lesioni dolose:       765           -    8%
5.        Violenze sessuali:     56           -  10%  
6.        Furti:                 12.924          - 5%
7.        Ricettazione:           578          - 1%
8.        Rapine:                   945          - 1%
9.        Estorsioni:              171          - 12%
10.     Usura;                  4          - 43
11.     Sequestro di persone: 31    - 6%
12.     Associazione per delinquere: 10  - 23%
13.     Associazione di tipo mafioso: 11    0%
14.     Riciclaggio e impiego di denaro:22 +5%
15.     Truffe e frodi informatiche:1.651 +15% 
16.     Incendi:   170    +1%
17.     Danneggiamenti: 1.933  -16%
18.     Danneggiamento seguito da incendio: 79  +30%
19.     Contrabbando: 10  - 52%
20.     Stupefacenti: 282      - 28%
21.     Sfruttamento della prostituzione e pornografia: 62  +210%
22.     Contraffazione marchi e prodotti industriali:193  + 360%
23.     Altri reati: 8.194  -5%
Totale reati: 28.155 meno del 4% del precedente periodo






Servizio  a cura di Ferdinando Terlizzi. Fonti: “Io Donna”, Settimanale del Corriere della Sera del 21 gennaio 2011 – Articolo di Emanuela Zuccalà. Foto di Gughi Fassino.  Testi e dati dalla Relazione per l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2012 – nel Distretto della Corte di Appello di Napoli del 28 gennaio 2012.  - Dati forniti dall’Arma dei Carabinieri estratti dal sistema di supporto alle  decisioni modello statistico dei delitti – Interforze del Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

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