venerdì 28 settembre 2012





repertorio: il giornalista Ferdinando Terlizzi  con  il criminologo Carmelo Lavorino 

punire con il carcere un reato
commesso a mezzo stampa 
non è compatibile con la libertà
di espressione dei giornalisti
garantita dall'articolo 10 della
Convenzione. La prigione
ammessa solo in casi estremi 
come l’incitamento all’odio.



Strasburgo, 27 settembre 2012.  Punire con il carcere un reato commesso a mezzo stampa non è compatibile con la libertà di espressione dei giornalisti garantita dall'articolo 10 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. Questo il principio basilare fissato dalla Corte europea per i diritti umani. La prigione, secondo i giudici di Strasburgo, può essere prevista solo in circostanze eccezionali legate a gravi violazioni dei diritti fondamentali, come ad esempio l'incitamento all'odio o alla violenza.

La Corte ha anche fissato dei criteri per stabilire se nei 47 Paesi aderenti all'organizzazione è stato raggiunto un buon equilibrio 'normativo' tra il diritto alle libertà di espressione e il rispetto della vita privata. Ciò dipende dal contributo dell'articolo di stampa a un dibattito di interesse generale, dalla notorietà della persona citata nell'articolo,

dal comportamento tenuto della persona, da come sono state ottenute le informazioni e dalla loro veridicità, dal contenuto, dalla forma e dalle ripercussioni dell'articolo e naturalmente dalla gravità delle sanzioni applicate.    La Corte, sebbene abbia 'quasi' riconosciuto al giornalista un diritto all'esagerazione e alla provocazione, ha poi sempre ribadito l'importanza dell'esattezza dell'informazione pubblicata e ha distinto tra un articolo che riporta fatti e uno che esprime opinioni.

Anche l'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa chiede dal 2007 la depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa esortando tutti i Paesi interessati (una pattuglia composta all'epoca, oltre che dall'Italia, da Germania, Grecia, Armenia, Azerbaijan, Croazia, Lettonia Islanda e San Marino) ad abolire le leggi che violano questo principio. (ANSA).

Franco Abruzzo sulla Corte di Strasburgo



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