sabato 9 febbraio 2013



Tribunale di Palmi (Rc). Processo Pesce-All Inside. Il Pm attacca la stampa locale e in particolare “Calabria Ora” ….colpevole di aver pubblicata la lettera con la quale una pentita annunciava di volere lasciare il programma di protezione. (Corte di Strasburgo: “Il diritto di cronaca va sempre salvato. Per i giudici l'interesse della collettività all'informazione prevale”).


di Francesco Altomonte-Calabria Ora


Palmi (Rc), 9 febbraio 2013. Al Tribunale di Palmi si sta celebrando il processo contro la cosca Pesce di Rosarno. Il procedimento è conosciuto come “All inside”, frutto di una operazione coordinata dalla Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e i carabinieri. Nel corso della seconda giornata di requisitoria da parte del sostituto procuratore di Reggio Calabria Alessandra Cerreti, il magistrato ha attaccato una parte della stampa locale, «anzi – ha precisato il magistrato – un giornale» reo di avere pubblicato la lettera con cui Giuseppina Pesce, dopo alcuni mesi che aveva iniziato la collaborazione con l’autorità giudiziaria, annunciava di volere lasciare il programma di protezione. Il ragionamento del magistrato parte da lontano, cioè dalla capacità della cosca Pesce di infiltrarsi nel mondo dell’economia e, nel caso particolare, anche in quello giudiziario. In alcune intercettazioni, secondo quanto riporta la Cerreti, sarebbe chiaro il tentativo della clan rosarnese, di “aggiustare” un processo in Cassazione per Salvatore Pesce, padre della collaboratrice Giuseppina Pesce, attraverso un avvocato che cura gli interessi di famiglia. Qui il magistrato riprende le dichiarazioni della Pesce in merito a alcune conversazioni che aveva sentito a casa del suocero, nella quali Gaetano Palaia si sarebbe vantato di avere contatti in Cassazione e per questo motivo suo padre e suo zio Giuseppe Ferraro le avevano chiesto di intercedere per trovare un aggancio al Palazzaccio. «La prova che Giuseppina Pesce abbia detto la verità sul potere di Gaetano Palaia», sottolinea la Cerreti, si sarebbe sostanziato nell’aprile 2011, vale a dire quando la collaboratrice di giustizia decide di uscire dal programma di protezione, cosa che poi avverrà solo per qualche mese, comunicandolo attraverso una lettera. Nell’udienza precedente, il magistrato aveva spiegato che il contenuto della missiva, nella quale in estrema sintesi accusava la procura di Reggio di averle estorto quelle dichiarazioni, era stato imposto dal suocero sia alla Pesce sia al legale che in quel momento la stava rappresentando. Ieri, però, la Cerreti è andata oltre, sostenendo che «il potere di Palaia» sarebbe stato quello di avere fatto pubblicare «su un giornaletto locale che vende 5mila copie al giorno la lettera». Il «giornaletto»(Calabria Ora, ndr) l’avrebbe pubblicata solo «per vendere qualche copia in più». Ma non è mica finita qui. Sì, perché il direttore del «giornaletto» (Piero Sansonetti, ndr), che mai prima di allora era apparso nelle tv nazionali (sic) e in un momento in cui la Calabria «si trova in un cono d’ombra dell’informazione nazionale, viene ospitato dal Tg1 di Minzolini che gli dedica una lunga intervista» attaccando la procura e chiedendo «addirittura l’intervento del Parlamento».


XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXx

Cedu. Decisione di Strasburgo. Il diritto di cronaca  va sempre salvato. Per i giudici l'interesse della collettività all'informazione prevale anche quando la fonte siano carte segretate

di Marina Castellaneta per Il Sole 24 Ore del 17/4/2012

La Corte europea dei diritti dell'uomo pone un freno alle perquisizioni nei giornali e al sequestro da parte delle autorità inquirenti dei supporti informatici dei giornalisti. Con un preciso obiettivo. Salvaguardare il valore essenziale della libertà di stampa anche quando sono pubblicate notizie attinte da documenti coperti da segreto. Lo ha chiarito la Corte dei diritti dell'uomo nella sentenza depositata il 12 aprile (Martin contro Francia) che indica i criteri ai quali anche i giudici nazionali devono attenersi nella tutela del segreto professionale dei giornalisti per non incorrere in una violazione della Convenzione e in una condanna dello Stato.


A Strasburgo si erano rivolti quattro giornalisti di un quotidiano francese che avevano pubblicato un resoconto di documenti della Corte dei conti che riportavano anomalie nell'amministrazione di fondi pubblici compiute da un ex governatore regionale. Quest'ultimo aveva agito contro i giornalisti sostenendo che era stato leso il suo diritto alla presunzione d'innocenza anche perché erano stati pubblicati brani di documenti secretati. Il giudice istruttore aveva ordinato una perquisizione nel giornale con il sequestro di supporti informatici, agende e documenti annotati. Per i giornalisti non vi era stato nulla da fare. Di qui il ricorso a Strasburgo che invece ha dato ragione ai cronisti condannando la Francia per violazione del diritto alla libertà di espressione (articolo 10 della Convenzione).

Per la Corte la protezione delle fonti dei giornalisti è una pietra angolare della libertà di stampa. Le perquisizioni nel domicilio e nei giornali e il sequestro di supporti informatici con l'obiettivo di provare a identificare la fonte che viola il segreto professionale trasmettendo un documento ai giornalisti compromettono la libertà di stampa. Anche perché il giornalista potrebbe essere dissuaso dal fornire notizie scottanti di interesse della collettività per non incorrere in indagini. È vero - osserva la Corte - che deve essere tutelata la presunzione d'innocenza, ma i giornalisti devono informare la collettività. Poco contano - dice la Corte - i mezzi con i quali i giornalisti si procurano le notizie perché questo rientra nella libertà di indagine che è inerente allo svolgimento della professione. D'altra parte, i giornalisti avevano rispettato le regole deontologiche precisando che i fatti riportati erano ricavati da un rapporto non definitivo. Giusto, quindi, far conoscere al pubblico le informazioni in proprio possesso sulla gestione di fondi pubblici. (in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=8875)


Nessun commento:

Posta un commento