domenica 21 aprile 2013


Il processo a Rosaria Capacchione per calunnia 

   Prevista per mercoledì  24 aprile  dopo l’arringa dell’avv. Vittorio Giaquinto  la sentenza – Il P.M. chiese 2 anni e mezzo di carcere. Altre denunce contro la giornalista dall’ex giudice Antonio Leone  - Tutti i particolari della  nuova vicenda -

 



     Caserta – ( di Ferdinando Terlizzi ) Fissata per mercoledì 24 aprile,  innanzi al Dr. Antonio Riccio, giudice monocratico del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere,  Sezione distaccata di Caserta, Pubblico Ministero Gary Goglia,    l’udienza  conclusiva per il processo a carico della giornalista Rosaria Capacchione, accusata di  calunnia nei confronti di un sottufficiale della Guardia di Finanza,  giornata in cui -  dopo l’arringa dell’avv. Vittorio Giaquinto, difensore della giornalista,  sarà - molto probabilmente,  emessa la sentenza.  
     Come è noto Pubblico Ministero Dr. Gary Goglia, nell’ultima udienza, al termine della  sua requisitoria chiese una condanna a 2 anni e mezzo per l’imputata. Seguì  l’arringa della parte civile costituita,  Avv. Luigi Tuccillo,  in difesa del luogotenente Luigi Papale, ora in pensione e domiciliato in S. Maria C.V.  
     Della richiesta – come era prevedibile rimase scontenta la Capacchione,  la quale,  per bocca del suo difensore – con una colonna di piombo nella cronaca napoletana – rigettò ogni accusa ed  addirittura accusò il pubblico ministero di aver riferito … “vistose inesattezze”; che nel processo non vi erano  “querele della parte offesa”; che “un processo così delicato,  nei confronti di una famosa giornalista,  sia stato incautamente affidata ad un magistrato non togato”;  e infine che  “il fratello Salvatore ( sotto processo a Perugia ed arrestato per gravi reati )  non era stato “inquisito” dalla DdA ma…semplicemente dalla Guardia di Finanza.
     Non sappiamo se vi siano  state  proteste o rimostranze da parte dell’Associazione dei Magistrati onorari o dai comandi della Guardia di Finanza. Un fatto è certo – aggiungiamo noi – se la Capacchione,  così come ha fatto intendere il suo difensore,  dovrà essere assolta,  giocoforza si dovrà ritenere che tre ufficiali della Guardia di Finanza ed un magistrato non togato hanno detto il falso.

     Nel  2006 la Capacchione venne  a sapere che il  luogotenente delle Fiamme Gialle  Luigi Papale per   ordine del P.M. Antonio Clemente,  stava indagando su suo fratello Salvatore Capacchione,  e  decise di fare un pesante intervento presso il Capitano Capriello diretto superiore del Papale.
    Salvatore Capacchione era oggetto di indagini per bancarotta fraudolenta e nel corso delle stesse era stato appurato che svariati miliardi del fratello erano transitati sui suoi conti in varie banche. Nella circostanza la Capacchione si recò presso la Guardia di Finanza  ed ebbe un colloquio col Capitano  Vittorio Capriello rappresentando le doglianze contro il Papale,   pagato a suo dire,  dai fratelli Coppola per le attività edilizie della Saint Gobain    che davano fastidio ed erano concorrenziali  ai programmi  gestiti dalla  società di Salvatore Capacchione e che  “non desse conto alle indagini del Papale in quanto questi era prezzolato ed al soldo della camorra di Marcianise tramite tale Acconcia”. 
    
     Il Capitano, però, ebbe delle riserve e dopo aver verificato che il Papale non aveva incassato alcunché ( la Capacchione dichiarò perfino che il finanziere aveva nella sua disponibilità un  conto di una  vecchia zia )  e che non vi era traccia alcuna del passaggio di denaro,  stilò un dettagliato rapporto al magistrato intuendo  che l’azione della Capacchione tendeva a frenare l’attività investigativa del Papale nei confronti del fratello. 

     Ma i guai – per la coraggiosa giornalista, ora senatrice del PD –  sembra che non debbano mai finire. E’ di questi giorni, infatti, la notizia secondo la quale l’Avv. Antonio Leone, ex giudice di Pace di Caserta, assistito dagli avvocati Antonio Cassino e dall’Avv. Marcello Carmine Salvione,  del Foro di Benevento,  ha presentato un dettagliato esposto al Consiglio Giudiziario della Corte di Appello di Napoli,  ed una circostanziata citazione per danni per diffamazione aggravata,  con una richiesta di risarcimento  ( anche nei confronti de il Mattino S.p.A., quale editore del quotidiano “Il Mattino”, e di Federico Monga, quale Direttore responsabile del giornale “Il Mattino”, e naturalmente,  contro Rosaria Capacchione ) per Euro trecentomila.
   
     Ma non si tratta,  come si potrà  agevolmente capire,  della solita strumentale citazione per tacitare il giornalista,  bensì di una vicenda che ha travolto un galantuomo, avvocato, magistrato non togato,  colpevole e vittima della sua passione di   “collezioniasta” di armi da guerra.
    
     L’Avv. Leone si duole di varie circostanze  e ritiene che la sua “brutta avventura” abbia avuto una regia “occulta”,  da ricercarsi addirittura nell’ambito della magistratura o in quella dell’avvocatura. E’ convinto che i guai giudiziari,  artatamente gonfiati da una campagna stampa odiosa, siano iniziati allorquando ha redatto  un provvedimento di ufficio contro un alto magistrato.
    
     Ritiene, inoltre, di essere stato ingiustamente “estromesso” dalla riconferma quale Giudice di Pace,  vittima di un vero e proprio abuso di ufficio  ( di qui il ricorso al Consiglio Giudiziario della Corte di Appello ) da parte di un altro magistrato.  Invidia? Per le sue relazioni sociali? Ma quale l’antefatto?
    
     Il 28.10.2010, presso la sua abitazione in Casagiove, a seguito di sopralluoghi svolti dai Carabinieri della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere, furono rinvenute delle armi o parti di esse, che gli furono prontamente sequestrate con il conseguente arresto immediato.
    
     Vi è da premettere, però, che  l’ Avv. Leone è un collezionista di armi di notoria importanza, molto conosciuto tra gli appassionati di tale oggettistica e altresì stimato per le proprie profonde conoscenze. 
     In ragione di tale evento – chiaramente traumatico - egli è stato sottoposto a processo penale innanzi al Tribunale di Roma,  con Giudizio Direttissimo,  per l’ipotesi di reato di detenzione illecita di armi  che - per ragioni di mera opportunità – definiva  con un patteggiamento pari alla pena detentiva sofferta.
    
     L’Avv. Leone ritiene che la Capacchione abbia volutamente  alterato e distorto arbitrariamente l’accaduto, modificando radicalmente il fatto storico  nella sua sostanza, tale da creare – verosimilmente per esclusive finalità di scoop a effetto mediatico - una notizia del tutto falsa, infedele rispetto all’occorso e pertanto  infamante e diffamatoria e di avere letteralmente “dipinto”, sullo sfondo di un immaginifico scenario criminoso da pura fiction, come uno scaltro mercante d’armi addirittura con funzioni di  intermediario tra i clan camorristici di cartello e l’Est Europa nel relativo traffico ciò  a dispetto e in totale dispregio del fatto storico “ab origine” che era limitato e circoscritto ad un mero sequestro di armi, la cui relativa notizia non solo era contenuta esclusivamente negli atti della Polizia Giudiziaria ma altresì coperta dal massimo riserbo dagli inquirenti per evitare la compromissione dell’indagine in corso”.
    
     In particolare l’avv. Leone si duole per essere stato  definiti   “un trafficante d’armi”, un “camorrista”, laddove si trattava invece di mero collezionismo e che neppure le “accuse  giudiziarie” contestavano quanto invece la  Capacchione contestava  “mediaticamente” all’ex giudice.  






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