domenica 21 aprile 2013





LE ACCUSE DELL’EX GIUIDICE ANTONIO LEONE ALLA CAPACCHIONE – SCONCERTANTI RETRESCENA  E CLAMOROSI SVILUPPI   



     Caserta - L’Avv. Antonio Leone, ex Giudice di Pace, coinvolto nella vicenda delle armi sequestrate nella sua abitazione ed arrestato ( nella circostanza fu arrestata anche la moglie che ignorava l’esistenza in cantina delle armi da guerra per collezione ) ritiene di essere stato oggetto di una infamante campagna stampa pilotata dalle lobby casertane della “jet-set”, non esclusi i moventi della invidia e della gelosia personale, lo zampino di qualche alto magistrato e colleghi giudici di pace e avvocati.
     Ecco alcuni stralci di articoli che il Leone ritiene altamente lesivi e diffamatori e tuttavia lontani dalla realtà dei fatti contestatigli:  DALL’EST AI CASALESI: AVVOCATO MERCANTE D’ARMI. “Arrestato a Caserta Antonio Leone. Il sospetto: faceva da intermediario agli uomini di Zagaria. Il traffico d’armi parte dall’est e viene gestito dai Casalesi […] e sempre nel territorio controllato dal clan aveva acquistato armi proibite Antonio Leone, avvocato casertano e per due mandati giudice di pace alla sezione distaccata di Caserta del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. È stato arrestato e il suo fermo convalidato dal gip perché ritenuto non buona fede essendo in possesso di armi proibite, Il sospetto è che l’avvocato possa essere uno dei mediatori del gigantesco traffico d’armi che dall’Est ha i suoi terminale nel triangolo d’oro dei casalesi: Casal di Principe, San Cipriano e Casapesenna, dove domina indiscusso il boss Michele Zagaria. Peraltro, l’avvocato aveva molteplici rapporti con i casalesi, documentati nell’inchiesta sui rimborsi assicurativi liquidati per incidenti mai avvenuti”.
      “IL GIUDICE DI PACE MERCANTE  DI ARMI DA GUERRA”. Il legale casertano Leone coinvolto a Roma nella vendita di Kalashnikov. Dagli arsenali dell’ex Unione Sovietica alle collezioni private, dalle armerie dell’est a quelle dell’agro aversano e , da queste, ai depositi della camorra: casalese e napoletana […] Differente la posizione di Antonio Leone, avvocato casertano e giudice di pace per due mandati alla sezione distaccata di Caserta del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, pure lui rimasto in carcere per disposizione del gip […]. Anche lui collezionista, ma, ha ritenuto il giudice, non in buona fede. Perché in casa aveva molte parti di armi da guerra, una pistola semiautomatica Glock, di fabbricazione austriaca, modificata e trasformata in arma illegale […]. Il fascicolo sarebbe stato riunito a un altro, relativo al traffico internazionale di armi che avrebbe la testa nei paesi dell’Est e i terminali nell’Agro- aversano, anzi nel triangolo d’oro del clan dei Casalesi, Casal di principe, San Cipriano, e Casapesenna, regno del superlatitante Michele Zagaria […] Il sospetto degli investigatori è che Antonio Leone possa essere uno dei mediatori del traffico, l’interfaccia tra i mercanti stranieri e gli acquirenti campani, compresi quelli della malavita con i quali l’avvocato aveva rapporti da molti anni e che sono stati documentati dai Carabinieri nell’inchiesta Crash Gost”.

      “GIUDICE DI PACE TRAFFICANTE DI ARMI AVVISI DI GARANZIA A DUE POLIZIOTTI. “La sua collezione d’armi al servizio di organizzazioni criminali e dei mercanti clandestini di fucili e di pistole. L’ex proprietario è Antonio Leone, avvocato casertano, giudice di pace, arrestato alla fine dello scorso mese di ottobre con l’accusa di traffico d’armi e ancora detenuto. […] Antonio Leone possa essere stato l’interfaccia tra i mercanti stranieri di armi e gli acquirenti campani, compresi quelli degli ambienti della malavita con i quali l’avvocato aveva rapporti da molti anni”.

     E ancora: “Armi, Traffico di pistole e fucili da guerra, coinvolto giudice di pace. GIUDICE DI PACE TRAFFICANTE DI ARMI: INDAGATI DUE POLIZIOTTI. “La sua collezione d’armi al servizio di organizzazioni criminali e dei mercanti clandestini di fucili e di pistole. Armi che dopo essere state utilizzate in Campania, nelle Province di Napoli e Caserta, sono state poi ufficialmente (e sulla carta) rottamate al Cerimant […] L’ex proprietario è Antonio Leone, avvocato casertano, giudice di pace, arrestato alla fine dello scorso mese di ottobre con l’accusa di TRAFFICO D’ARMI e ancora detenuto. Il trucchetto delle false rottamazioni è stato scoperto pochi giorni fa […]. Il sospetto degli investigatori […] è che Antonio Leone possa essere stato l’interfaccia tra i mercanti stranieri e gli acquirenti campani, compresi quelli della malavita con i quali l’avvocato aveva rapporti da molti anni”.
    
     In ogni caso a distanza di circa nove mesi dalla “montatura” dello scoop giornalistico che aveva associato – in modo vilipendioso - l’Avv. Antonio Leone a legami con cartelli camorristici per il tramite di un presunto traffico di armi in cui egli sarebbe stato coinvolto, la testata giornalistica mostra ancora interesse al caso riportando in data 12/07/2011 su  “ Il Mattino – Caserta Primo piano” a pagina 31 un articolo a firma di altro giornalista (omissis)  con tanto di titolo e sottotitolo cubitale “Da collezionisti a trafficanti business con le armi da guerra - Dopo il Giudice di Pace di Caserta cinque arresti in tutta Italia” che, riciclando la notizia mendace dai precedenti articoli, ancora associa il nome dell’esponente al traffico di armi da guerra benché la Procura, che stava indagando, giammai aveva formulato ancora un ipotesi di reato di simile fattispecie, rilevanza e gravità”.
     Che  che l’Avv. Antonio Leone fosse comunque al centro di una particolare e smodata attenzione da parte della suddetta testata giornalistica è dimostrato ineludibilmente anche da altra circostanza, che definire di mera fantasia è eufemistico. Infatti sul “Mattino – Napoli Primo piano” del 23 dicembre 2010  a pagina 38 con riproduzioni di ritratti fotografici di mero repertorio e con l’omissione della relativa annotazione, veniva pubblicato un articolo a firma della ormai “nota” Rosaria Capacchione nel quale l’esponente ancora una volta appellato “trafficante d’armi” addirittura viene additato come soggetto che in virtù di uno sponsor di comodo avrebbe fatto ricorso ad una lobby per fruire di una generosa riconferma nell’incarico di Giudice di Pace; tanto che all’atto del rigetto della domanda sarebbero state profferite ingiurie e minacce nei confronti dei togati che avevano rigettato la nomina; notizie queste del tutto prive di riscontro oggettivo e senza la minima indicazione delle fonti derivative. Il titolo a tutta pagina con relativo sottotitolo è del seguente tenore: ”Giudice di Pace, una lobby per pilotare le nomine – Audizione segreta al CSM, si indaga sull’appoggio dato ad Antonio Leone prima dell’arresto per armi”.  


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