martedì 30 aprile 2013


 NON CALUNNIÒ. ASSOLTA ROSARIA CAPACCHIONE, GIORNALISTA ANTICAMORRA


Secondo  il giudice, Rosaria Capacchione, cronista de “Il Mattino” e ora senatrice Pd, non calunniò un sottufficiale della Guardia di Finanza

Da Ossigeno di Arnaldo Capezzuto

     OSSIGENO – Caserta, 26 aprile 2013 -  È stata assolta dall’accusa di calunnia la giornalista de Il Mattino Rosaria Capacchione, eletta il 26 febbraio scorso senatrice nelle fila del Pd. Il verdetto secondo cui “il fatto non costituisce reato” è stato emesso – mercoledì 24 aprile – dal giudice Antonio Riccio, della sezione distaccata di Caserta del tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
     Capacchione, giornalista del quotidiano “Il Mattino”, sotto scorta dal 2007 per le minacce di morte del clan dei Casalesi rivolte anche allo scrittore Roberto Saviano, era accusata di aver calunniato il sottufficiale della Guardia di Finanza Luigi Papale, che si è anche costituito parte civile. Al termine della requisitoria, il pm aveva chiesto una pena di due anni e mezzo di reclusione.
La vicenda risale a 13 anni fa.
     Secondo la tesi accusatoria la giornalista si sarebbe sfogata in un bar con un ufficiale della Finanza, Vittorio Capriello, denunciando la poca attendibilità di un suo collega, Papale, che indagava sul fratello Salvatore Capacchione, vittima di usura. Un colloquio informale da cui sarebbe scaturita un’informativa redatta dall’ufficiale contro Papale, nella cui condotta però non fu rilevato nulla di illecito. La giornalista nei fatti non ha mai fatto una denuncia per accusare il sottoufficiale.
     Il difensore di Capacchione, Vittorio Giaquinto, ha sostenuto che non c’era stata alcuna confidenza e che in ogni caso mancava un atto formale di denuncia, circostanza che escludeva il reato.

Le sentenze prima si leggono e, se non si condividono, si appellano.




     Caserta - “Le sentenze prima si leggono e, se non si condividono, si appellano”. Questo, in sintesi, il pensiero dell’avv. Luigi Tuccillo, difensore del luogotenente della Guardia di Finanza Luigi Papale,  parte civile nel processo contro la Capacchione.   “Non è mia abitudine commentarle – ha aggiunto l’avv. Tuccillo da noi avvicinato -  e  tantomeno, criticarle. Pertanto, attendiamo con serenità il deposito delle motivazioni”.
     “La formula assolutoria “perché il fatto non costituisce reato”, sembra confermare la sussistenza delle accuse in punto di fatto, circostanza, già di per se, gravissima, a prescindere dalla effettiva consapevolezza della innocenza del Papale, nel momento in cui la imputata riferiva al capitano Capriello che, di contro, il Papale aveva tradito la divisa”.
     “Del resto – ha detto l’avv.to Tuccillo - appare ovvio che se certe frasi non le ha pronunciate la Capacchione allora bisognerebbe dire che le ha inventate il Capriello; in tal caso avremmo avuto altra formula assolutoria e la incriminazione del Capriello per falsa testimonianza”.
     “La dottoressa Capacchione ha dimostrato di essere una giornalista professionale e coraggiosa, ma la stessa professionalità e lo stesso coraggio ha sempre dimostrato il luogotenente Papale in trenta anni di onorata carriera. E’ una vicenda molto amara che il pur corretto tecnicismo di una sentenza non potrà cancellare”.
     “Merita grande rispetto una imputata assolta, ma ancor più rispetto merita chi ha dovuto subire una indagine infamante a proprio carico per accuse dimostratesi fondate sul nulla”.
      “Sono, comunque, soddisfatto di una dialettica processuale molto corretta di cui devo dare atto al collega Giaquinto, che, nella sua arringa, ha più volte ribadito la trasparenza delle indagini del luogotenente Papale”.










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