domenica 21 luglio 2013

LA DIFESA:... ABBREVIATO... LA DDA IMMEDIATO: CASELLA A GIUDIZIO PER LA VICENDA SETOLA

FISSATA PER OGGI L’UDIENZA PER IL PROCESSO ALL’AVV. GERRY CASELLA
LA DIREZIONE ANTIMAFIA HA CHIESTO IL GIUDIZIO IMMEDIATO – LA DIFESA HA CONTROBATTUTO CON LA RICHIESTA DEL PROCESSO ABBREVIATO – LE GRAVI ACCUSE

Sono coinvolti oltre al Casella anche Aldo Fronterrè, Massimo  Alfiero, Gabriele Brusciano  -. La vicenda trae origine dalle perizie sulla  presunta cecità di Giuseppe Setola –


     S. Maria C.V. – ( di Ferdinando Terlizzi ) – La Direzione Distrettuale Antimafia, rappresentata dai pubblici ministeri:  Antonello Ardituro, Alessandro Milita e Cesare  Sirignano,  ha chiesto il processo immediato per Aldo Fronterrè,  medico oculista,  reo confesso, detenuto;  Girolamo Casella, avvocato di Setola,  parzialmente reo confesso, detenuto; Massimo Alfiero, boss dei casalesi ( detenuto in regime di 41 bis )  e Gabriele Brusciano, fiancheggiatore  ( detenuto )  ed  accusati a vario titolo di aver favorito la fuga del Setola. 
     Il relativo processo era stato assegnato alla  II° sezione  presieduta dal   Dr. Luigi Picardi,  del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e l’udienza era stata fissata per questa mattina 22 luglio. A giungere alla conclusione di chiedere il processo immediato la DdA era giunta – evidentemente – in seguito alle confessioni dell’Avv. Gerry Casella che, secondo alcune indiscrezioni trapelate – nonostante lo stretto riserbo – pare abbia c”con molte delle contestazioni.
     La difesa, rappresentata da Vittorio Giaquinto e Alessandro Barbieri, nello intravedere, evidentemente, la possibilità di uno “sconto processualistico” ( il reato contestato di 416 bis non prevede, infatti, misure meno afflittive del carcere quali gli arresti domiciliari, per esempio) ha  controbattuto  alla  mossa dell’accusa con il richiedere un processo  “abbreviato”.

     A questo punto gli atti – giocoforza – sono stati trasmessi al Gip di Napoli Dr.ssa Laviano,  che,  però,  non ha ancora fissato l’udienza. Se ne parlerà, come è prevedibile per la ripresa di settembre. Né Setola né Alfiero né Fronterrè,  a mezzo dei difensori,  Avv.ti  Elena Schiavone e Angelo Raucci,   hanno però chiesto di aderire all’abbreviato per cui saranno processati con il rito immediato. (  Come è noto il  giudice  per le indagini preliminari Pasqualina Paola Laviano è accusata dal tribunale per il Riesame di aver trascritto pari pari nel suo provvedimento il testo relativo alle richieste di custodia cautelare avanzate dai pm che lavorano a un’inchiesta in cui sono coinvolti il fratello di Totò Riina e il figlio di Francesco Schiavone, il capo dei Casalesi.)

     In particolare, all’avv. Gerry Casella viene contestata che  partecipava all'associazione mafiosa facente capo a Giuseppe Setola,  quale leader ancora riconosciuto e quale capo pienamente operante dal carcere ove è detenuto in regime di 41 bis – sia nel  periodo antecedente all'arresto
 del Setola, del gennaio 2009, mantenendo la disponibilità ad agire secondo necessità  ed eseguendo  i relativi  ordini - sia nel periodo successivo a partire dalla reclusione al regime differenziato speciale – facendosi latore delle direttive inviate sul territorio durante i colloqui, anche utilizzando allo scopo Luigi Martino, il Casella fungeva stabilmente – da messaggero tra singoli partecipi – ed i vertici del clan, sfruttando illecitamente  sia i mandati difensivi allo scopo conferiti da Giuseppe Setola e Raffaele Bidognetti,   entrambi sottoposti al trattamento  penitenziario del 41 bis, così frustrando totalmente il relativo regime  differenziato, sia direttamente che tramite terzi, sempre per ordine del capo recluso, al procacciamento delle risorse finanziarie del clan – anche tessendo e mantenendo le relazione con i vertici ed affiliati liberi -  provviste di cui fungeva anche da custode, anche con lo specifico compito di distribuire  lo stipendio mensile ed altre utilità.

Ad Aldo Fronterrè, medico oculista, è stato contestato il concorso nel 416 bis,  perché, non essendo inserito organicamente ed agendo nella consapevolezza della  rilevanza causale dell'apporto reso e della finalizzazione  dell'attività agli scopi dell'associazione di tipo mafioso denominato “clan dei casalesi”, promossa, diretta ed organizzata, prima, da Antonio Bardellino; (anni 1981 - 1988), poi, da Francesco Schiavone  di Nicola, da Francesco Bidognetti, da  Mario Iovine,  e da Vincenzo De Falco;  (1988 - 1991), di seguito da Francesco Schiavone di Nicola e da Francesco Bidognetti e infine, dopo l’arresto di questi ultimi due che hanno continuato ad esercitare il proprio ruolo dal carcere, anche da Michele Zagaria e Antonio Jovine, quali esponenti di vertice.  
In particolare  al FRONTERRE', medico oculista, essendo a disposizione del clan e di diversi capi reclusi al regime differenziato speciale, quali Enrico Martinelli,  ed altri affiliati  facenti capo al clan JOVINE,  - contribuiva  all'associazione mafiosa  denominata clan dei casalesi ed alla fazione facente capo a Giuseppe Setola, quale leader ancora riconosciuto e quale capo pienamente operante dal carcere ove è detenuto in regime di 41 bis, nel periodo antecedente all’arresto del Setola   del gennaio 2009,   risultando la sua opera decisiva per la sua illecita liberazione e successiva evasione, dunque per l'assunzione del comando, sia nel periodo successivo, a partire della reclusione al regime differenziato speciale,   attivandosi per fornire ulteriore apporto al Setola, dandogli, direttamente ed indirettamente, consigli strumentali a perpetuare la sua simulazione della patologia, redigendo ulteriori relazioni dirette a comprovare falsamente uno stato di incompatibilità con il regime detentivo, relazioni anche utili per ostacolare l'accertamento del fondamentale ruolo del medesimo nell'ideazione, programmazione ed esecuzione della strategia omicida e stragista, a scopo terroristico.

     Massimo Alfiero,  Gabriele Brusciano,   Girolamo Casella,  Aldo Fronterrè e  Giuseppe Setola,  sono accusasti inoltre, di essere coautori di numerose relazioni, poi annotate nel Diario Clinico, attestanti falsamente l'esistenza nei  riguardi di  Giuseppe Setola di patologie oculistiche insussistente ed indicandole come in continuo peggioramento, attestazioni, anche indotte dai pregressi comportamenti mistificatori del Setola  stesso e incorporate - in modo da indurre il falso  convincimento dell'esistenza  di una patologia del Setola  incompatibile con la detenzione in carcere,  in numerose istanze di scarcerazione rivolte all'A.G., in relazione a diversi procedimenti (istanza redatta dagli avvocati  Alfonso Martucci e Girolamo Casella depositata presso la Corte di assise d’Appello di Napoli, IV Sezione, in data 30/9/2006, Cui seguiva l'ordinanza del 9/10/2006, emessa dalla Corte di Assise  d'Appello di Napoli, IV Sezione, disponente la traduzione (in regime detentivo, piantonamento, del Setola ) presso la Casa di cura città di Milano; istanza redatta dagli avv. Alfonso Martucci  e Girolamo Casella depositata presso la Corte di assise d'Appello di Napoli, IV Sezione, il 19/3/2007 (parzialmente riproduttiva della precedente istanza del 30/9/2006 ) alla quale faceva seguito l'ordinanza della Corte d'assise d'appello di Napoli,  del 26/3/2007, applicativa degli arresti domiciliari; istanza redatta dagli avvocati Alfonso Martucci, Gerry Casella e Salvatore Lepre, quest’ultimo arrestato successivamente per altri reati. .  

   A Massimo  Alfiero, è stato attribuito il ruolo di  regista, organizzatore ed istigatore delle condotte illecite , avendo determinato  gli altri, sostenendo i costi delle false certificazioni e all'uopo stanziando le somme  necessarie di  denaro proveniente dalle casse sociali del clan  ( dallo stesso pro-tempore gestito)  - per retribuire illecitamente Aldo  Fronterrè   e terzi soggetti, determinandone,  così i comportamenti successivi in vista della scarcerazione di  Giuseppe Setola, il tutto finalizzato alla sua successiva  evasione ed all’assunzione del Comando, con intenzionale scopo di dare al gruppo “un’impronta  sanguinaria  e terroristica”.



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