lunedì 18 novembre 2013


DIFFAMAZIONE. RELATORE ONU: “IL SENATO DEPENALIZZI VERAMENTE”. La riforma varata da Montecitorio con l’abrogazione del carcere è solo un primo passo. Chiede tetto alle sanzioni, modifiche sulla rettifica e sulle querele temerarie.



Roma, 18 novembre 2013 (www.ossigenoinformazione.it) - “Invito il Senato a ottemperare pienamente alla Risoluzione 1577/2007 dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa che raccomanda la completa depenalizzazione della diffamazione, allo scopo di proteggerla libertà di espressione”, ha detto il Relatore Speciale dell’Onu per la libertà di stampa, Frank La Rue, al termine della sua missione di una settimana in Italia. “Nella maggior parte dei paesi europei – ha aggiunto – in seguito a questa Risoluzione i reati diffamazione, calunnia, ingiuria sono stati trasferiti nel quadro dell’azione civile. In Italia, un mese fa, la Camera ha approvato una proposta di modifica della legge sulla diffamazione che ha eliminato la pena detentiva, ma non ha cambiato la qualificazione penale”.

La Rue ha chiesto al Senato di apportare altre significative modifiche al testo approvato il 17 ottobre 2013 dalla Camera dei Deputati. In particolare ha chiesto di ridurre l’importo dei risarcimenti ,di mettere un tetto alle sanzioni applicabili e di renderle proporzionate al danno compiuto, e di prevedere procedure civili “più rapide ed efficienti”. La Rue ha criticato implicitamente la scelta di rendere obbligatoria la pubblicazione della rettifica senza commento. “Occorre assicurare un equilibrio – ha detto – fra il diritto di rettifica e il diritto della stampa di presentare e difendere le proprie argomentazioni”. La pubblicazione della rettifica, ha detto, “dovrebbe determinare la non procedibilità per la parte lesa, poiché la finalità dell’istituto della diffamazione non è la punizione della persona ma la correzione delle informazioni false e la riparazione dell’eventuale danno arrecato”. Per frenare le richieste di risarcimento temerarie La Rue propone di prevedere, in caso di rigetto, una sanzione pecuniaria calcolata in percentuale rispetto all’importo richiesto.

Sulle modifiche introdotte dalla Camera lo scorso ottobre, il Relatore ha detto che l’eliminazione della pena detentiva “è un primo passo importante per garantire la libertà di espressione” al quel occorre farne seguire altri. “Credo fermamente – ha detto – nella necessità di una completa depenalizzazione della diffamazione e del trasferimento di queste norme dall’ambito penale a quello civile. Ritengo infatti che qualunque querela penale, anche quando non sia punibile con la reclusione, possa avere un effetto intimidatorio sui giornalisti. La stessa esistenza di una normativa penale sulla diffamazione limita ‘esercizio della libertà di espressione. Inoltre il regime penale impone una doppia sanzione economica, perché ad una condanna pecuniaria in sede penale di solito segue un’azione risarcitoria presso la Corte civile”. (ASP – OSSIGENO)




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