venerdì 15 novembre 2013

POVERO PANNELLA, SONO ANNI CHE NESSUNO L'ASCOLTA

Valter Vecellio

Digiuno Pannella e comunità penitenziaria. Ai presidenti della Camera e del Senato. Se volete, potete; se potete, dovete

15-11-2013
Al presidente della Camera, on. Laura Boldrini, al presidente del Senato, sen. Pietro Grasso,
come dovrebbe esserVi noto (o forse no, dal momento che la “notizia” è stata praticamente clandestinizzata), Marco Pannella ha intrapreso dalla mezzanotte dell’11 novembre uno sciopero totale della fame e della sete. L’obiettivo di questa iniziativa nonviolenta di dialogo è “semplice”: la fuoriuscita dell'Italia dalla condizione di flagranza di uno Stato tecnicamente criminale sia per le condizioni di “tortura” nelle nostre carceri, sia per lo stato ormai agonizzante della nostra giustizia.
Giornalista professionista, attualmente lavora in RAI. Dirige il giornale telematico «Notizie Radicali», è iscritto al Partito Radicale dal 1972, è stato componente del Comitato Nazionale, della Direzione, della Segreteria Nazionale.
Non è la “solita” esagerazione radicale. Il Vice-presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa con delega alle carceri Sandro Gozi definisce «L'Italia delinquente abituale, basti guardare le ripetute condanne ricevute per le stesse problematiche, in primis sovraffollamento delle carceri e lentezza dei processi. Su 47 Paesi del Consiglio d'Europa, noi "produciamo" l'11 per cento delle condanne corte, dietro solamente a Russia (22 per cento), e Turchia (13 per cento)». I costi di questa realtà sono altissimi: solo per la lentezza dei processi, infatti, dobbiamo alla Corte ancora 500 milioni di euro. Inoltre, se entro maggio 2014 non risolveremo l'emergenza carceri, la ripresa dei processi contro l'Italia ci costerà altre centinaia di milioni di euro, «avremo da pagare 100mila euro ogni 7 detenuti che fanno ricorso, ossia ogni anno dovremo pagare multe per 60-70 milioni». Pagheranno tutti i contribuenti italiani, obbligati a pagare per l'illegalità dello Stato.
Un giornalista abituato da sempre a occuparsi di economia, di conti e cifre, parlo di Enrico Cisnetto, qualche giorno fa ci ha ricordato che il pessimo funzionamento della giustizia italiana è “un grosso ostacolo che allontana gli investitori stranieri dall’Italia”, e che si tratta di una questione “sempre più avvertita dalle imprese, non solo per il carico economico che devono sopportare, ma soprattutto perché il cattivo funzionamento della giustizia costituisce un grosso ostacolo per gli investimenti”. E questo è un primo dato circa i costi – sotto forma di mancati guadagni – che ci procura il pessimo funzionamento della giustizia.
Questo il “contesto”. Pannella, con la sua iniziativa, chiede formalmente a tutti noi che fine ha fatto il messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Presidente ha ammonito che tutti gli interventi immaginabili (e ne ha elencati una moltitudine) «appaiono parziali, in quanto inciderebbero verosimilmente pro futuro e non consentirebbero di raggiungere nei tempi dovuti il traguardo tassativamente prescritto dalla Corte europea. Ritengo perciò necessario intervenire nell'immediato (il termine fissato dalla sentenza 'Torreggiani' scadrà, come già sottolineato, il 28 maggio 2014) con il ricorso a "rimedi straordinari". Pertanto, appare ineludibile la questione di un provvedimento di amnistia e di indulto. Di conseguenza, Pannella chiede ai Presidenti delle Camere "di convocare i Presidenti dei gruppi parlamentari affinché la questione venga calendarizzata".
Anche la segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini, numerosi militanti e dirigenti radicali, e – dato particolarmente significativo – quasi quattromila tra detenuti, familiari e appartenenti alla più vasta comunità penitenziaria – hanno deciso di sostenere l’iniziativa nonviolenta di dialogo e di costruttiva speranza di Pannella.
Non credete sia vostro imperativo dovere, istituzionale oltre che umano, intervenire e fare quanto in vostro potere, esercitando tutte le prerogative che la vostra carica consente e prevede? Non credete che si debba corrispondere con sollecitudine alla richiesta di dialogo e di speranza che viene dalle carceri?
Se volete, potete. Se potete dovete.
 

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