domenica 26 gennaio 2014

IL SETTEMBRE NERO DEL 2008 GIOVEDI' IN CASSAZIONE

LA CASSAZIONE METTERA’  IL SIGILLO AGLI ERGASTOLI PER LA STRAGE DI CASTELVOLTURNO?

2008: Settembre nero con sei morti e numerosi 

feriti – Raid camorristico  per punire chi non 

pagava la tangente per lo spaccio della droga. 

Giovedì in Cassazione – 

Potrebbe cadere 

l’aggravante  dell’odio razziale. 


Tra i 

responsabili Giuseppe Setola e la sua banda 

tutti condannati all’ergastolo.  




Santa Maria Capua Vetere -  E’ f issata per il 30 Gennaio  prossimo,  l’udienza in Cassazione,  per la “Strage di Castelvolturno”.  La Prima Sezione Penale della Suprema Corte  presieduta da Severo Chieffi  (lo stesso giudice  che condannò Annamaria Franzoni), deciderà,  in via definitiva,  le sorti dì  Giuseppe Setola, Alessandro  Cirillo,   Giovanni Letizia, Davide  Granato,  ed  Antonio Alluce;  tutti imputati delle stragi del  18 Agosto e 8 Settembre  2008, avvenute in Castelvolturno in danno di cittadini extracomunitari di colore.
 Come si ricorderà, in  quel funesto  18 Agosto,  rimasero feriti numerosi destinatari delle raffiche di kalashnikov esplose dal gruppo di fuoco. Nella circostanza ci  furono sei morti e numerosi feriti, anche gravi. La comunità “nera” di Castelvolturno insorse creando seri problemi di ordine pubblico ed il Ministero degli Interni  fu costretto ad inviare mille uomini per presidiare il territorio,  tra Esercito,  Carabinieri,  Polizia e Guardia di Finanza.
Partirono subito le indagini e furono determinanti le riprese effettuate dalle  telecamere  di sicurezza installate presso la sartoria ove avvenne la strage dell’8 Settembre. Dai filmati fu possibile vedere giungere delle moto ed una auto Fiat Punto,  con un lampeggiante in uso alle forze dell’ordine da cui scesero uomini armati che indossavano la pettorina in uso ai Carabinieri.

Con armi da guerra fu consumata la strage ma un contributo  risolutivo   alle indagini fu  dato dai  pentiti. In particolare da Oreste Spagnuolo che  confessò la sua partecipazione alla strage ed indicò negli altri imputati i suoi correi. Quel che è di particolare interesse è che per la prima volta in un reato di criminalità organizzata viene contestata l'aggravante dell’”odio razziale”. Gli imputati furono condannati all'ergastolo in primo e in secondo grado. Nel processo sono costituite parti civili il Comune di Castelvolturno, il Comune di Casal di Principe, l’Associazione “Mo basta”;  Il comitato per il centro sociale,  oltre naturalmente ai familiari delle vittime.
Le prime batture delle indagini – come si ricorderà – furono contrassegnate da un clamoroso errore. L'unico superstite della strage del 18 Settembre, un ghanese, riconobbe tra gli autori della strage tale  Alfonso Cesarano, che fu anche arrestato.  Fortuna volle che il  Cesarano fosse agli arresti domiciliari ed era stato controllato da una pattuglia della Squadra Mobile in ora incompatibile con la sua partecipazione alla carneficina di  Castelvolturno.

Strage di Castelvolturno e Strage di San Gennaro sono le definizioni attribuite dai mass media italiani ad una strage di Camorra causata da un gruppo scissionista del Clan dei Casalesi facente riferimento a Giuseppe Setola, avvenuta la sera di giovedì 18 settembre 2008, che ha portato alla morte di Antonio Celiento (gestore di una sala giochi, sospettato di essere un informatore delle forze dell'ordine) e di sei immigrati africani, vittime innocenti della strage: Kwame Antwi Julius Francis, Affun Yeboa Eric, Christopher Adams del Ghana, El Hadji Ababa e Samuel Kwako del Togo; Jeemes Alex della Liberia; che si trovavano presso la sartoria Ob Ob Exotic Fashions a Varcaturo, in due operazioni distinte da parte dello stesso gruppo di fuoco.
Dagli accertamenti effettuati dagli inquirenti, successivamente alla strage, è emerso che nessuno degli immigrati (tutti giovanissimi, il più “anziano” aveva poco più di trent'anni era coinvolto in attività di tipo criminale e che nessuno di loro era legato alla camorra locale né alla cosiddetta “mafia nigeriana”, la quale, poco lontano da lì, all'ex hotel Zagarella, gestisce la piazza dello spaccio e il giro di prostituzione di ragazze africane per conto della potente camorra locale.

Il massacro degli immigrati, attuato con modalità inedite, causò il giorno successivo una sommossa della comunità immigrata contro la criminalità organizzata e contro le autorità, chiedendo che gli assassini venissero assicurati alla giustizia, un episodio unico nell’intera storia d'Italia. Per fronteggiare la delicata situazione che si era determinata furono immediatamente predisposti dei provvedimenti urgenti varati dal Ministero dell’Interno e dal Ministero della Difesa sulla lotta alla criminalità organizzata casertana e all’immigrazione clandestina.


Uno degli immigrati che si trovavano all'interno della sartoria, Joseph Ayimbora, un cittadino ghanese che abitava a Castelvolturno da otto anni, sopravvissuto, fingendosi morto, nonostante la mitragliata di colpi che lo aveva centrato alle gambe ed all’addome, riuscì ad avere il tempo di guardare in faccia chi gli aveva sparato ed altre due persone. In seguito la sua testimonianza è stata decisiva per riconoscere gli autori della strage. Joseph Ayimbora è poi anch'egli deceduto a causa di un aneurisma cerebrale nel febbraio 2012.

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