venerdì 14 febbraio 2014

Giustizia: il magistrato "condanna" il carcere a dare ai detenuti sette metri di spazio

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di Sabrina Tomè

La Nuova Venezia, 13 febbraio 2014

Innovativa ordinanza della Sorveglianza di Venezia. "Celle più ampie o risarcimento di 100 euro a recluso". Il carcere di Venezia Santa Maria Maggiore "condannato" a trovare celle più ampie, assicurando a ciascun detenuto almeno 7 metri quadri di spazio vitale. E, se non lo farà, dovrà risarcire i carcerati con 100 euro al giorno. È quanto stabilito dalle ordinanze emesse lo scorso 6 febbraio dai magistrati degli uffici di sorveglianza di Venezia, in parziale accoglimento dei reclami giurisdizionali presentati da una quindicina di detenuti veneziani (all'esame c'è anche quello di un trevigiano).
Si tratta di un pronunciamento innovativo che dà applicazione a quanto previsto dal "decreto svuota-carceri", il 146 del dicembre 2013, appena approvato dalla Camera. "Queste ordinanze sono tra le prime in Italia in materia", affermano i dirigenti del tribunale di Sorveglianza. Un precedente destinato a fare scuola.
Il reclamo può essere presentato quando inosservanze dell'amministrazione comportano "attuale e grave pregiudizio" ai diritti dei detenuti. Primo fra tutti il pregiudizio derivante dal sovraffollamento delle carceri, riconosciuto dalla Corte europea e dalla Corte Costituzionale. Il reclamo mette in moto una sorta di "processo" davanti al magistrato di sorveglianza, con la convocazione delle parti. Così è avvenuto quando sul tavolo degli uffici di sorveglianza del Veneto sono arrivate le istanze di 15 detenuti, per la quasi totalità reclusi a Santa Maria Maggiore, con la sola eccezione di un trevigiano di Santa Bona.
Che cosa lamentavano i carcerati? Sostanzialmente una condizione di disagio nelle celle a cominciare dallo spazio a disposizione, inferiore a quei 7 metri per persona che il Consiglio d'Europa ha prescritto come superficie minima in una cella. Ma non basta, i detenuti hanno avanzato altre richieste: illuminazione naturale, bagno chiuso, possibilità di trascorrere otto ore fuori dalla cella. Contro i reclami si è costituito il ministero di Giustizia, chiedendo il rigetto degli stessi. Il 6 febbraio si sono tenute a Venezia le udienze alle quali hanno partecipato i carcerati. I magistrati si sono pronunciati respingendo i ricorsi con riferimento a bagni, illuminazione e orario fuori dalla cella perché l'amministrazione penitenziaria ha dimostrato di aver già risolto i problemi relativi.
La Sorveglianza ha invece dato ragione ai detenuti, accogliendone i reclami, relativamente allo "spazio vitale" e ordinato conseguentemente all'amministrazione penitenziaria di garantire ai ricorrenti celle con almeno 7 metri quadri a disposizione per persona. Cosa succederà ora? Il ministero - spiegano al tribunale di Sorveglianza- può impugnare le ordinanze tramite l'Avvocatura dello Stato, entro il termine di 15 giorni. Se non lo farà la decisione "passerà in giudicato" e a questo punto all'amministrazione non resterà che conformarsi alla decisione della Sorveglianza. Se non adempirà, allora, andrà incontro alle sanzioni previste dal decreto 146/2013: un risarcimento di 100 euro al giorno per il detenuto trattato in modo inumano a causa del sovraffollamento delle celle. Ma una precisazione va fatta: il decreto è senza soldi. E quindi la sanzione rischia di restare sulla carta.

Padova, Vicenza e Verona: quasi il doppio dei detenuti

Il fallimento della politica carceraria italiana è sotto gli occhi di tutti. A partire dallo spazio minimo vitale, stabilito dal ministero della sanità nel lontano 1975, che definisce in nove metri quadrati lo spazio dignitoso per un detenuto. Non è così da molto tempo: ogni detenuto vive in spazi di tre metri quadrati ciascuno. Così il carcere, nato per riabilitare il detenuto e restituirlo "sano" alla società, è in realtà uno dei luoghi più pericolosi e insalubri del nostro tempo. Condizioni carcerarie certamente non degne di una società civile, secondo la denuncia di tutte le principali associazione impegnate nella difesa dei diritti universali.
Ma la battaglia è impopolare e pochi i testimoni che denunciano la situazione delle carceri italiane, le più affollate d'Europa. In Italia la capienza delle carceri è di poco più di 47 mila unità, ma la popolazione di detenuti è superiore ai 65 mila: il 40 per cento in più. Circa un terzo gli stranieri: 23 mila. Quarantamila sono i condannati definitivi, dodicimila in attesa del primo giudizio, seimila gli appellanti, poco più di quattromila i ricorrenti.
Dei 65 mila detenuti la maggior parte - 34mila - è in carcere per reati contro il patrimonio; ma la molteplicità dei reati porta anche 27 mila detenuti per reati legati al traffico di droga, 23 mila per reati contro la persona, diecimila per reati legati alla legge sulle armi, ottomila contro la pubblica amministrazione, seimila per associazione di stampo mafioso, seimila contro l'amministrazione della giustizia. Nel Veneto la situazione del sovraffollamento è in linea con la media italiana. Secondo una ricerca della Fondazione Moressa, al Due Palazzi di Padova ci sono 892 detenuti per una capienza di 439, al Montorio di Verona 829 detenuti in 594 posti, al Santa Maria Maggiore di Venezia 253 per 168 posti, a Vicenza 307 in 146 posti. Poco diversa la situazione a Treviso.

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