sabato 16 agosto 2014

Giustizia: Berruti (Cassazione) "non dobbiamo più rendere convenienti le cause perse"

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intervista a cura di Liana Milella


La Repubblica, 16 agosto 2014

"Un processo che impone in ogni sua fase la piena conoscenza della singola causa da parte del giudice e degli avvocati". È questa la formula con cui Giuseppe Maria Berruti identifica l'obiettivo del suo lavoro.
Attuale direttore del Massimario della Cassazione e presidente della terza sezione civile, Berruti ha ricevuto dal ministro Orlando l'incarico di presiedere la commissione che disegna il futuro processo civile.

Il giudice dovrà dirigere, anziché subire il processo, che significa?
"Lo stato del processo oggi vede il giudice e gli avvocati portare avanti le carte del processo senza affrontarne i nodi, se non sostanzialmente nella fase conclusiva. In particolare, il giudice conosce approfonditamente la causa solo nel momento in cui i difensori concludono. Questo non è governare il processo. È semplicemente arrendersi al suo meccanismo".

A sentirla così sembra l'uovo di Colombo. Ma come si realizza?
"Si farà mettendo al centro del lavoro l'oralità, imponendo al giudice nella prima udienza di formulare una proposta di soluzione formale e specifica. Questo vuol dire che le parti devono dire tutto e subito, e che il giudice individua allo stato degli atti una soluzione che si basa su una prognosi. Tutto questo è sicuramente molto nuovo e comporta anche rischi perché richiede grande professionalità. Ma io ho molta fiducia nei giudici e negli avvocati".

Perché ci si pensa solo adesso?
"Perché il mondo ci impone di pensare anche al processo civile. Quando un Paese vede le pubbliche amministrazioni rifiutarsi di pagare i loro debiti alle imprese, riversando sulla giustizia un carico enorme di cause inutili è evidente che qualunque processo crolla. Oggi tutte le cambiali sono giunte a scadenza, perciò si pensa all'efficienza della pubblica amministrazione, ma anche a una struttura di processo civile che non renda conveniente la causa persa".

I tempi. Lei deve riscrivere il codice di procedura, lavoro oneroso, poi il Parlamento deve approvarlo. Che tempi prevede per l'entrata in vigore?
"Va detto che il mio lavoro è molto avvantaggiato da quello assolutamente importante svolto dalla commissione Vaccarella. In un mese la mia ha prodotto il documento programmatico e le prime norme di delega. Se verranno approvate dal consiglio dei ministri, farò il possibile per chiudere tutto il resto in sei mesi. Poi dipenderà da governo e Parlamento".


Sia sincero, che ne ricava da tutto questo il comune cittadino e l'imprenditore?
"Il recupero della fiducia nell'applicazione della legge. Un bene che in questo Paese è sicuramente a rischio".

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