mercoledì 29 ottobre 2014

Accadde a Marcianise il 28 dicembre 1953
Gaetano Delli Curti  uccise la moglie,  Antonietta Cirillo   con la complicità dell’amante  Angelina Delli Paoli.  

 



     La Corte di Assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere  condannò entrambi all’ergastolo.


 

Le Assisi d’appello  - dopo sette anni – il 22 maggio del 1960 -  confermarono  la pena a lui,  difeso dagli avvocati  Alberto Martucci e Prof. Pasquale Di Gennaro

A lei,  assistita dal prof. Enrico Altavilla, 

furono inflitti   solo trent’anni.

 

Una perizia psichiatrica, compiuta dal direttore del  Manicomio giudiziario  di Aversa,  Prof. Giovanni Amati, aveva riconosciuto pienamente sano di mente il Delli Curti.  


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                                                             Enrico Prof. Avv. Altavilla

      Un crimine mai accaduto nelle cronache 

giudiziarie italiane.  Una notte, durante le 

feste di Natale, nella  stanza  dove era 

allestito il Presepe e dove  dormivano i 

suoi 

tre bambini, un agricoltore,  fatta entrare a 

piedi nudi l’amante,   strangolò,  con la 

complicità dell’amica,  la moglie che 

attendeva a giorni un quarto figliolo




Marcianise – Le prime notizie parlavano di una misteriosa morte di una giovane madre. Si  ignoravano i particolari. In via Carbone, al numero civico 23 di Marcianise,  era stata trovata morta, Maria Cirillo,  casalinga, madre di tre figli ed in stato interessante al nono mese di gravidanza. Era stato lo stesso marito della donna,  il 24enne Gaetano Delli Curti, autista a dare l’allarme.   Ma agli inquirenti il conto non tornava. Il cadavere presentava tracce di strangolamento e l’uomo – correva voce in paese – aveva un’amante, l’operaia 26enne Angelina Delli Paoli.
     Il Prof. Domenico Tarsitano, psichiatra, dell’Università di Sassari, chiamato dal magistrato inquirente per l’autopsia  del cadavere,  in sede di esame, riscontrava evidenti segni di soffocamento e varie escoriazioni al collo della donna.  Intanto il marito della vittima aveva invece dichiarato ai carabinieri che aveva, al suo rientro a casa,  trovato la moglie a letto che sembrava dormire ma non rispondeva alla sua chiamata.
    Nella stessa notte, per meglio avvalorare la sua messinscena, il Delli Curti si recava alle tre di notte, dalle sorelle della moglie, Rosa e Antonietta Cirillo,  dicendo che Maria, sua moglie,  aveva avvertito un malore. La circostanza, però, apparve subito strana ed i carabinieri ipotizzarono l’uxoricidio anche perché in caso di malore essendoci un ospedale l’uomo avrebbe dovuto per prima cosa far ricoverare di urgenza la moglie. Lui - disse alle sorelle:”Nel frattempo vado  a chiamare un…medico!”.  
   Le due donne, svegliate nel cuore della notte,  si recarono immediatamente a casa della sorella ma la trovarono ( almeno così sembrava ) che dormiva placidamente accanto ai suoi tre   figlioletti,  di 7,  5 e 2 anni. Non la volevano disturbare, per farla riposare, perché a momenti avrebbe dovuto partorire il quarto  figlio.  Poi la drammatica scoperta. Con grida strazianti le due donne svegliarono tutto il vicinato. “Correte…correte, Maria è stata uccisa”.   I vicini  - perplessi e sconcertati – dichiararono che la donna era stata benissimo fino alla mezzanotte ed aveva addirittura giocato a ”tombola” con loro. 

     Intervennero i carabinieri – che nel  frattempo avevano fermato il marito -  il quale interrogato in proposito non dava spiegazioni  plausibili. Ma i vicini confermarono che tra i due giovani coniugi vi erano continui litigi specialmente per la tresca che l’uomo manteneva con Angelina Delli Paoli, una avvenente e sensuale donna che fu subito accompagnata – per un confronto -  in caserma. 
    Alla precisa contestazione che la moglie era stata uccisa per soffocamento il Delli Curti continuava a protestarsi innocente. Poi venne fuori la verità di un orrendo e macabro delitto,  commesso in circostanze che fanno rabbrividire ogni essere umano anche il tipo più spietato. I colpevoli dopo pressanti interrogatori confessarono ma- come in circostanze analoghe – incominciarono ad accusarsi a vicenda.
     Venne fuori in tutta la sua drammaticità la complicità della “donna-amante”. Cacciata dai genitori dalla casa paterna perché era diventata l’amante di un uomo sposato, Angelina Delli Paoli, viveva in una lurida casa in via Traversa S. Michele. La donna – si appurò nel corso delle indagini – aveva continuamente istigato il suo amante ad uccidere la moglie.
     La scena si ripeteva spesso – tra un amplesso e l’altro  - e si discuteva sempre delle modalità per ammazzare la rivale  – allorquando la Delli Paoli,  che coltivava la  relazione da oltre due anni,  intimò un ultimatum al Delli Curti: “Uccidi tua moglie perché mi devi sposare”.  Che follia, l’uomo, con un modesto reddito e con tre figli, come avrebbe potuta sposarla anche se l’avesse fatta franca con il delitto? Misteri delle menti perverse.
      Il giorno 28 dicembre ( la notte del delitto ) vi era stato un incontro amoroso tra i due amanti ed era emersa la tesi secondo la quale bisognava –  nella stessa notte – mettere in atto ogni e qualsiasi azione pur di uccide la donna. Commettere, cioè, qualsiasi disegno criminoso, pur di eliminare l’ignara mamma. “La uccidiamo mentre dorme –  suggerì il marito alla sua amante  - nel corso dell’amplesso natalizio – “ma tu mi devi aiutare”. L’amante assenti: “Bene, stanotte l’uccidiamo, ci vediamo più tardi”. Nessun risentimento di pietà per la rivale e per i tre figlioletti.  
     Alle 22,30 di quella notte – i due amanti assassini – si portarono nell’abitazione del Delli Curti e misere in atto il loro orrendo crimine. Lui entrò per primo. Ad un segno convenuto entrò anche la sua amante. Nel frangente una bambina di venti mesi che poco prima dormiva si svegliò per fare la pipì e chiamò la madre che a sua volta si svegliò e assistette la piccolina. La luce era guasta ( chissà se il criminale non aveva manomesso il giorno prima l’impianto per preparare il crimine ) e la povera donna accudì la bambina all’oscuro.
Avv. Prof. Alberto Martucci 

    L’amante a quel punto – per non farsi scoprire – si nascose accovacciata vicino al letto – trattenendo perfino il respiro –  aspettando che tutti riprendessero il sonno. Il lasso di tempo fu di oltre due ore perché nel frattempo anche un  altro bimbo piccolo si era svegliato.
    Poi lei si avvicinò al letto e afferrò  la  povera donna per le gambe e per immobilizzarla lui, poggiò un ginocchio sul ventre della moglie e con una mano le tappò la bocca per non farla gridare. La poveretta invocò la mamma morta in cerca di aiuto: “Mamma, aiutami mi uccidono!”.  Ma non ci fu verso. Il marito stringeva il collo finché le sue forze finirono…
     Consumato il delitto la Delli Paoli ritornò nel suo tugurio e fino alle sette del mattino successivo dormì un sonno tranquillo ed alzatasi andò al lavoro. L’uomo, restato in casa col cadavere della donna, dopo qualche ora,   incominciò il giro dei parenti per dare l’allarme. La mattina del 29 dicembre del 1953  un giovanotto di Marcianise,  Domenico Cirillo, fratello di Maria  la moglie del Delli Curti -  andò dai carabinieri denunciando la morte strana e improvvisa della sorella e informando l’autorità giudiziaria dei suoi sospetti.
    Per due giorno i due amanti resistettero alle accuse rigettando ogni addebito. Poi la sagacia del maresciallo dei carabinieri Vincenzo Vicariello che aveva subodorato l’inganno fece crollare i due assassini.

    
    
Avv. Prof. Alfredo De Marsico 
                                                                                                             “Voi vi trovate innanzi a un crimine mai accaduto nelle cronache giudiziarie italiane”.  Queste le  parole,  rivolte ai giurati della Corte di  Assise  di Appello di Napoli,  dal pubblico ministero che sostenne l’accusa per il delitto commesso a Marcianise.  E continuò: ”Dove una notte, durante le feste di Natale, nella  stanza dove  dormivano i suoi tre bambini, un agricoltore, Gaetano Delli Curti, fatta entrare a piedi nudi l’amante, strangolò,  con la complicità dell’amica,  la moglie Maria, che attendeva a giorni un quarto figliolo”.
     “La relazione fra il Delli Curti e una  procace contadina, Angela Delli Paoli, - proseguì il pubblico ministero nella sua requisitoria -  era nota a tutti nel paese. Da tempo la  ragazza  - per il suo comportamento  libertino - era stata scacciata di casa dai genitori. Il suo amante  Gaetano Delli Curti,  le aveva affittato  alcune stanze e di fatto aveva messo su  due famiglie, dividendosi fra la casa della bella  Angela e la sua, dove viveva con la moglie  e tre figli. Per convincerlo  - disse il pubblico ministero - ella gli pose una condizione: o liberarsi della moglie per poi vivere insieme o non vederla mai più”.
     Nel  corso del dibattimento  si erano appurati altri particolari.  “Il tempo - dirà ai giudici l’uxoricida   - non passava mai. Udii nel silenzio della notte  anche suonare le ore all’orologio del campanile. Erano le quattro. Quando sentii che lei non si dibatteva più e anzi a poco a poco i suoi muscoli si rilassavano, mi levai”.
Si apprese anche che  Maria Cirillo, qualche giorno prima del delitto  aveva affrontata la rivale, coprendola  di insulti e di percosse. Questo episodio  evidentemente accese di furore Angela Delli Paoli,  spingendola ad attuare il piano che trovò il consenso dell’uomo.


L’assassino – spiegò ancora il pubblico ministero -  infatti, subito dopo il delitto,  non si preoccupò minimamente di costruirsi  un alibi, anzi, si diede ai bagordi con la sua amante,  lasciando il cadavere della donna uccisa  nella stanza mentre i tre figli dormivano”.
Una perizia accertò che la donna era stata uccisa per soffocamento. Dopo di ciò vennero arrestati il marito della vittima, e la sua amante. I due in un primo tempo tentarono di negare, poi non solo confessarono, ma volendo diminuire  ognuno la propria responsabilità, rivelarono numerosi particolari agghiaccianti del terrificante omicidio  accusandosi reciprocamente.


     La ricostruzione dell’agghiacciante uxoricidio  fu minuziosa – da parte della pubblica accusa – che trattenne il pubblico con il fiato sospeso per oltre tre ore. “Agli inquirenti, però, il delitto di Marcianise   apparve chiaro in ogni suo aspetto. La donna rimase in attesa sulla via aspettando il segnale visibile da un’imposta lasciata socchiusa. Come segno avrebbe fatto scattare l’accendisigari. Quando nel buio apparve la fiammella, lei avanzò passando da un vano terraneo lasciato abitualmente aperto dall’inquilino che si ritirava all’alba dopo il lavoro notturno”.
“Di là attraverso il cortile comune e la porta rimasta socchiusa dal complice, fu in pochi secondi nella casa ove la donna e i tre bimbi dormivano ignari. Avanzando carponi, giunse vicino al letto dalla parte dove giaceva lui. Senonché a questo punto accadde un fatto imprevisto: un bambino si mise a piangere nel sonno. La madre lo udì e si levò prendendolo in braccio e cullandolo. Quando lo vide riaddormentato si coricò anche lei. Ma per ucciderla doveva essere ben immersa nel sonno. Un sospetto, un grido - ragionavano i due assassini - avrebbe fatto fallire ogni cosa”.
     “E nell’attesa lei rimase raggomitolata per terra in ginocchio, pronta a balzare. Due ore durò l’agguato. E quando il respiro della moglie fu calmo e sereno, allora, dopo un sussurro, i due le balzarono addosso. Lei le immobilizzò le gambe, lui dopo averle stretto con la mano sinistra il naso, le pose il palmo dell’altra sulla bocca e stette così venti minuti”.


     La Corte di Assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere  condannò entrambi all’ergastolo. Le Assisi d’appello  - dopo sette anni – il 22 maggio del 1960 -  confermarono  la pena a lui,  difeso dagli avvocati  Alberto Martucci e Prof. Pasquale Di Gennaro, che una perizia psichiatrica, compiuta dal direttore del  Manicomio giudiziario  di Aversa,  Prof. Giovanni Amati, aveva riconosciuto pienamente sano di mente. A lei,  assistita dal prof. Enrico Altavilla, furono inflitti   solo trent’anni.




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