sabato 6 dicembre 2014

Valore del plesso di Marcianise 

50 milioni di euro

FISSATA LA VENDITA ALL’ASTA DEL POLO DELLA QUALITA’ DI MARCIANISE

 Prima  asta il 15 GENNAIO 2015 – Trattative in corso con gruppi cinesi ed arabi per una città del commercio gestita da stranieri - Intanto nei giorni scorsi si è svolta la prima udienza del processo a carico degli  amministratori.  Il prosieguo fissato per marzo prossimo.  



     Su precise disposizioni del Giudice Delegato Dr. Nicola Graziano,  i curatori   del fallimento, Avv. Prof. Michele Sandulli, Avv. Roberta Napolitano e  Dr. Prof. Pasquale Menditto,   hanno indetto la prima asta del    “POLO DELLA QUALITA’  composto dal complesso immobiliare di cui la società fallita è titolare sito in Marcianise (CE), via Pozzo Bianco - zona ASI con i relativi diritti.   Per l’esatta individuazione dei beni di titolarità della fallita società ci si deve riportare  alla relazione ipocatastale redatta dal notaio Dott.ssa Enrica Di Petrillo,  depositata in cancelleria.  L’asta E’ stato fissata per  il 15 gennaio 2015,  ore 10.00 presso Studio legale Sandulli, in Napoli alla via Agostino Depretis n. 51. Il prezzo di base è stato stabilito in  EURO 48.552.000,00 (Risultante a seguito di ribasso, comprensivo dell’importo relativo ai diritti su tutte le parti, su tutti l beni e su tutti gli impianti comuni, oltre imposte di legge, spese di trasferimento e spese di cancellazione delle formalità pregiudizievoli iscritte sui beni sottoposti a privilegio).
     A quanto si è appreso – nonostante lo stretto riserbo – i curatori fallimentari hanno incontrato nei giorni scorsi vari gruppi di imprenditori, sia cinesi che arabi, che sarebbero interessati all’acquisto in blocco del plesso, per creare un centro esclusivamente con prodotti di fabbricazione delle loro zone. Ma, come tutti sanno, nel caso di fallimenti o di aste di questo tipo si attende sempre un ribasso e quindi molto probabilmente questo primo “incanto” andrà deserto. 
      Intanto, nei giorni scorsi si è svolta la prima udienza del processo a carico degli  amministratori  innanzi al Gip del Tribunale di Napoli, Rosa De Ruggiero, su esplicita richiesta dei pubblici ministeri, Maurizio Giordano e Alessandra Converso per bancarotta fraudolenta. Il prosieguo fissato per marzo prossimo.  Gli amministratori coinvolti sono: Guglielmo Aprile, nella qualità di presidente del Consiglio di Amministrazione del Polo; Antonio Landolfi,  Alfredo Morelli,  Renato Morelli;  nella loro qualità di consiglieri di amministrazione del Polo; Cesare Bertoli, in qualità di amministratore della S.p.A. FNUYO; Francesco Pellone, in qualità di consulente contabile del Polo; Giuseppe Di Gennaro, in qualità di azionista di maggioranza della S.p.A. FNUYO e Francesco Di Gennaro, in qualità di socio di maggioranza  della S.p.A. FNUYO,   tutti residenti a Napoli.
      Come è noto l’accusa nasce dalle relazioni  alla Procura della Repubblica dei curatori del fallimento per  la gestione del Polo della Qualità di Marcianise, in seguito alla  sentenza  di fallimento n° 204 del 2010,   emessa dal  Tribunale di Napoli  e curata dal Giudice Delegato  Francesca Reale.
      Una parte dell’accusa riguarda la gestione e la costruzione del plesso. E’ detto che  “dopo aver costituito, per volontà di Guglielmo Aprile e di Francesco Di Gennaro, la società FNUYO srl,  ( partecipata per l’89,40% del capitale dalla società fiduciaria ROMAFIDES  S.p.A.,  a sua volta mandataria di Francesco Di Gennaro e formalmente amministrata da Cesare Bertoli) e dopo avere acquistato con tale società dalla SPESS, società per lo sviluppo Sud S.p.A. (società controllata da Guglielmo Aprile e Francesco De Gennaro) la gran parte dei suoli su cui sarebbe stata edificata l’area del Polo, i componenti del consiglio di amministrazione del Polo della Qualità acquistavano da FNUYO S.p.A. le aree in questione ad un costo unitario ( 47,90 euro al mq) di gran lunga superiore a quello versato in favore di altri alienanti ( tra cui ASI Caserta, Comune di Marcianise, e gli eredi Croce ai quali veniva corrisposto il prezzo di 17,90 euro al mq.) così consentendo senza giustificazione di mercato alla controparte di lucrare un corrispettivo  di circa 3 milioni di euro”.
     Ed inoltre,  fatta questa prima operazione gli amministratori ne idearono subito un’altra ancora più lucrosa. Acquisita, infatti, la proprietà si cui erigere il complesso destinato all’attività industriale e  commerciale Polo della Qualità i responsabili affidavano fittiziamente alla Spa FNUYO l’appalto per la realizzazione dei lavori, prevedendo quale corrispettivo la somma di euro 90 milioni,  ( comprensivo della somma di 5 milioni di euro anticipata a FNUYO per l’acquisto dei suoli ed interamente finanziata alla appaltatrice dalla stessa committente), calcolata secondo il criterio della quantificazione a corpo ed autorizzando l’integrale sub appalto delle opere, necessitata dal fatto che FNUYO spa non possedeva beni, personale e attrezzature per la realizzazione dell’appalto.
      Poi il gruppo di finanzieri  trovandosi in evidenti difficoltà economiche realizzarono  una operazione di  “sale and lease-back” (si tratta di cedere l’immobile ad un gruppo di banche che poi finanzia con lauti esborsi di denaro fresco)  ma  è una operazione sospetta che spesso porta in galera i responsabili perché è quasi sempre fittizia. In questa operazione furono coinvolti primari istituti di credito come: Mediocredito Centrale s.p.a., Mercantile Leasing s.p.a., Unicredit, Banca Popolare, con l’esborso di circa 30 milioni di euro che servirono per tacitare creditori come: Banco di Napoli, Banca di Roma, Banca Antoveneta, Banca della Campania, Montepaschi di Siena, notaio Paolo Morelli( 506.000 euro ) e  Fnuyo  s.p.a ( per 6 milioni di euro).
    Con queste operazioni – scrivono i magistrati inquirenti -  con queste condotte, che contribuivano a distrarre somme e a cagionare il dissesto del Polo della Qualità,  determinato dal fatto che – a fronte di un attivo costituito sostanzialmente dal solo immobile della società del valore stimato di circa  88 milioni di euro,  la società accumulava debiti e quindi un passivo fallimentare  accertato di circa 200 milioni di euro.






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