domenica 7 giugno 2015

Lettera dal “mondo dei vivi” al “mondo dei morti” Carmelo Musumeci Carcere di Padova Maggio 2015 www.carmelomusumeci.com

Lettera dal “mondo dei vivi” 
al “mondo dei morti”

Carmelo Musumeci
Carcere di Padova Maggio 2015



Ho ricevuto questa bellissima lettera:

Da: Luca Mangini

Qua nel "mondo dei vivi" le cose non vanno bene come sembra... Non tutti i cattivi sono in carcere, non tutti i buoni sono fuori. In questo periodo si discute per l'introduzione nel codice penale del resto di tortura. Tante cose andrebbero cambiate. Come il carcere a vita. Non è una punizione, è tortura. Il carcere dovrebbe rieducare, dare una seconda possibilità, ma spesso somiglia solo a un magazzino in cui conservare le persone in attesa che muoiano. Sono della Croce Rossa, ho soccorso un detenuto, ho varcato quel maledetto cancello con la mia squadra, e i minuti di attesa per ottenuere i permessi per entrare non finivano mai. Ma un detenuto che sta male non è più "cattivo" è un uomo che sta male. L'abbiamo "caricato" sulla spinale in quella stanza fredda buia e sporca che doveva essere l'infermeria. Mi sentivo sollevato nel vederlo li, nel vano sanitario della nostra ambulanza, pulita, calda. Al sicuro per qualche minuto. Mi chiedo a cosa serva il nostro sistema carcerario. Dà tempo per riflettere, ma se non concede una seconda possibilità mi sembra inutile. Se è vero che hai meritato il carcere venticinque anni fa, per quanto mi riguarda oggi meriti la libertà, la fine della pena e il ritorno fra le persone che ami. Questo è il mio augurio per te. Luca. Un uomo libero in un mondo che ti toglie ogni libertà.
In ventiquattro anni di carcere ho ricevuto molte belle lettere da sconosciuti che avevano saputo e  letto qualcosa di me, ma le parole di Luca mi hanno molto colpito, soprattutto per l’orario in cui sono state scritte, alle 2.17 di notte. Ed è bello sapere che uno sconosciuto, aldilà del muro di cinta, nel “mondo dei vivi”, pensa, durante la notte, ad un prigioniero condannato e maledetto ad essere cattivo e colpevole per sempre e trova addirittura il tempo per scrivergli.
Luca, voglio ricambiare la tua lettera rendendo pubblica un’altra lettera che ho ricevuto tanti anni fa da una sconosciuta che poi è diventata la figlia adottiva del mio cuore.
Buona vita. Un sorriso fra le sbarre.

          
Io vorrei tanto avere la tua forza e il tuo coraggio. Tu attingi forza e coraggio dai tuoi sogni, voglio anch’io fare così. Se tu ce l’hai fatta, ce la devo fare anch’io, il tuo nemico è molto più potente del mio, eppure tu vinci tutti i giorni perché il tuo amore riesce ad uscire tutti i giorni da quelle sbarre.
Voglio sognare come mi hai detto tu, voglio sognare che tu presto sarei libero, voglio sognare che tu verrai a cena a casa mia. Forse se si sogna e si desidera ardentemente una cosa, quella cosa prima o dopo accadrà. Ho deciso di sognare con te e per te.
Oggi su internet ho visto la foto dell’ingresso di una cella, il blindato era aperto, il cancello era chiuso e s’intravedeva un po’ il muro grigio all’interno. Ho avuto una stretta al cuore, come si può far vivere una persona in quel luogo angusto per 20 anni?
Ti ho pensato tanto vedendo quella foto; ho provato ad immaginare il rumore metallico del cancello che si chiude alle tue spalle e poi il tonfo del blindato che ti mura vivo la dentro. Io non resisterei neanche un giorno e invece tu resisti da venti anni. La cella non è come una stanza stretta e piccola, perché da una stanza puoi uscire. La cella è come una gabbia stretta e piccola e da lì non puoi uscire quando vuoi, devi aspettare che arrivi l’orario stabilito.
Come si può trattare un uomo così? Come si può aspettare un miglioramento se si è trattati così?
“Le pene devono tendere alla rieducazione”. Cosa c’è da rieducare nel tenere un uomo chiuso in uno spazio angusto? Stare in quelle condizioni per mesi, per anni, provoca angoscia e  disperazione. Da quando l’angoscia e la disperazione sono rieducative? Sarebbe più coerente scrivere: “Le pene devono tendere alla vendetta e a provocare maggior dolore possibile”. Io ti penso mille volte al giorno e la prima cosa che penso è se in quel determinato orario hai il cancello aperto o se sei chiuso dentro. Ti penso soprattutto la sera perché so che di certo hai il blindato chiuso e cerco con il pensiero di farti arrivare il mio affetto e tutto il bene che ti voglio. La sera e la notte sono i momenti più difficili e io ti penso di più e spero che ti arrivino i miei pensieri così ti senti meno solo. Io credo che tu per i tuoi compagni sia un segno di speranza. Tu hai in te qualcosa di diverso. L’amore che emani viene percepito dai tuoi compagni. Tu sei un segno concreto che l’Assassino dei Sogni non può uccidere l’amore. Tu Carmelo hai già sconfitto l’assassino dei Sogni perché pur essendo entrato nel suo ventre sei vivo e ami e sei amato.



Carmelo Musumeci
Carcere di Padova Maggio 2015


 
        



Nessun commento:

Posta un commento