sabato 9 aprile 2016

LUNEDI’ 11 APRILE NELLA RUBRICA CRONACHE DAL PASSATO A CURA DI FERDINANDO TERLIZZI
POTRETE LEGGERE IN ESCLUSIVA SU CRONACHE DI CASERTA
IL SINGOLARE DELITTO
Il tentato omicidio avvenne il sette febbraio
 del 1952

FERI’ IL SUO SEDUTTORE NELL’AULA
DI UDIENZA DELLA PRETURA
DI CARINOLA




Il tentato omicidio avvenne 

il sette del  febbraio del 1952


FERI’ IL SUO SEDUTTORE NELL’AULA
DI UDIENZA DELLA PRETURA DI CARINOLA

 Si stava celebrando il processo  a carico  di Stanislao Lanfranchi  per sottrazione di minore e violenza sessuale.  Addolorata Di Toro esplose otto colpi di pistola in mezzo al pubblico, il giovane cadde in una pozza di sangue. Stette vari giorni tra la vita e la morte.  



Carinola – Il mattino del 7 febbraio del 1952, nell’aula di udienza della Pretura di Carinola, mentre fervevano i dibattiti ed il locale era gremito di avvocati, parti  e curiosi, la  giovane Addolorata Di Toro, esplodeva da brevissima distanza, otto colpi di pistola contro Stanislao Lanfranchi, attingendolo alla regione mastodea destra, con ritenzione del proiettile nella scatola cranica, alla coscia sinistra e dalla natica sinistra. Compiuta la delittuose azione e approfittando dell’enorme trambusto verificatosi nella sala, ella si allontanava indisturbata e nello scendere le scale dell’edificio si lasciava docilmente disarmare dall’arma (ormai scarica si trattava di una pistola automatica tipo “Eibar” calibro 7,65 ed accompagnare nella locale caserma da un carabiniere accorso dalla strada alle grida della gente. Nell’interrogatorio reso all’Arma dei carabinieri la Di Toro ammetteva, senza alcuna reticenza, di aver sparato sul Lanfranchi per ucciderlo giacché costui, dopo averla convinta nell’aprile del 1950 a fuggire di casa e averla violentata l’aveva trattenuta con sè nella casa di suo fratello Luigi, fino al giugno successivo, l’aveva abbandonata poi con l’infondato pretesto di averla trovata non vergine. Faceva presente altresì che mentre sparava sullo Stanislao, il quale era caduto a terra al primo colpo, da suo fratello Luigi era stata trattenuta per la mano che impugnava la pistola, ma ella con una spinta l’aveva allontanato da sè, continuando la sparatoria contro il suddetto fino all’esaurimento di tutti gli otto colpi contenuti nel caricatore.

Lanfranco rintracciato il mattino stesso dei carabinieri è sottoposto ad esame dichiarava che, trovandosi in mezzo fra suo fratello e la di Toro ed accortasi subito che era stata costei ad esclusione due colpi di pistola da lui uditi, si era scagliata su di esse per disarmarla, senonché il di lei fratello Salvatore ed uno sconosciuto, marito di certa Ernestina Farsetti, lo aveva attirato a sé e percosso consentendo così alla ragazza di continuare liberamente a sparare su Stanislao e che era il quale ha già stramazzato a terra. A seguito di tale dichiarazioni, i carabinieri, provvedevano all'arresto di due suddetti che respinge l'accusa assumendo il salvatore di Toro di essersi trovata al momento degli spari nel vano antistante la sala di udienza, donde, di corsa, aveva infilato un Golino, andando a finire negli uffici della pretura dove aveva trovato un suo padre, seduto su una sedia, scosso dell'accaduto; deducendo l'altro identificata per Orazio Gervasi ho, che i primi spari egli e sua moglie Ernestina D'Angelo avevano abbandonato di corsa detto vano, dove in quel momento si trattenevano, portato sinistrate di qui in un vicino caffè.


Essi D’Angelo e Gervasio spiegavano il motivo della loro presenza, quel giorno, nella Pretura di Carinola, col dire di essere stati citati a deporre come testimoni nel procedimento penale per sottrazione di minorenne a carico di Stanislao Lanfranchi. Il Salvatore Di Toro  assumeva, al riguardo, di aver accompagnato il padre Giuseppe, avente la veste di querelante in detto procedimento. A carico dei due denunciati con rapporto dai carabinieri di Carinola  nel quale davano atto, tra l’altro, di aver rinvenuto sul pavimento della sala di udienza otto bossoli e quattro proiettili schiacciatisi contro il muro. Nell’interrogatorio giudiziale la Addolorata Di Toro, nel mantenere ferma la propria confessione (confermando anche che da tempo  aveva concepito il disegno non potendolo attuare prima per difetto di occasioni propizie) di sopprimere Stanislao, nonché di aver sottratto al suo fidanzato la pistola.  Precisava che il Luigi Lafranchi, era stato da lei colpito nel respingerlo avendole egli afferrato il braccio con le nocche delle dita alla bocca. Tale circostanza smentita dal fretello della vittima, il quale assumeva di essere riuscito ad immobilizzare la ragazza, afferrandola saldamente per il braccio armato di pistola, quando era stato trascinato indietro dal Gervasio, mentre il Salvatore Di Toro gli aveva vibrato reiterati pugni sul viso da produrre delle ecchimosi alla fronte.

Poiché la Di Toro, era stata accompagnata nella caserma dei carabinieri di Carinola, dal carabiniere Salvatore Gianfrani (che si trovava nella sala d’udienza essendo stato citato come teste per un rapporto della Stazione di Sant Andrea del Pizzone) e dalla guardia comunale Bernardo Rozzera, i due chiarivano  i fatti. Il carabiniere, dal canto suo, dichiarava di essersi trovato nella sala di udienza ed aveva visto il givane ferito che dava ancora segni di vita ed aveva subito provveduto a farlo trasportare dell’ppuntato Pietro Riccitiello all’ospedale civile di Sesso Aurunca. Intanto il brigadiere Alfredo Vaglieco aveva raccolto otto bossoli calibro 7,65. Nel corso delle prime indagini i carabinieri venivano a conoscenze che durante la celebrazione dei processi nella sala d’udienza erano stati esplosi numerosi colpi di arma da fuoco. Nel  parapiglia verificatosi gli astanti (circa 40 persone: giudice, cancelliere, avvocati, trestimoni e pubblico) si erano  precipitati tutti delle scali  e nei corridori portavano verso l’uscita, alcuni si buttarono faccia a terra  per evitare di essere colpiti. Il primo ad essere identificato e fermato fu un fratello del ferito  Luigi Lanfranchi, nativo di da Frignano Maggiore, ma residente in Mondragone  al viale Margherita 118, bracciante agricolo, il quale accompagnato in  caserma  dichiarava: ”Stamattina sono partito da Mondragone, con mio fratello Stanislao Lanfranchi, diretto alla Pretura di Carinola, presso la quale lui aveva una causa  penale perchè era stato denuciato dal padre della fidanzata per ratto e violenza sessuale in danno di Addolorata Di Toro da Mondragone, ratto avvenuto nel mese di parile del 1950. La ragazza era assieme al fratelo Salvatore e la moglie di quest’ultimo Ernestina Frassetti. Improvvisa,mente ho sentito echeggiare dei colpi mi sono precipitato nella sala ed ho visto che la Addolorata stava sparando all’indirizzo di mio fratello, ho cercato di disarmarla, ma non ci sono riuscito”.  Tratta in arresto e interrogata la ragazza così giustificò il suo insano gesto: “Mi fidanzai con Stanislao Lanfranchi nel mese di ottobre del 1949. Detto fidanzamento era ostacolato dai miei genitori che non volevano che sposassi il Lanfranchi, siccome costui era un forestiere di Mondragone, essendo natio  di Frignano Maggiore. Ciononostante, ero d’accordo con il Lanfranchi di continuare la tresca perché lo volevo bene ed infatti, di  nascosto,  continuammo a vederci. I miei genitori se ne accorsero della relazione e spesso  mi ripercuotevano perché io lasciassi Lanfranchi. Date che le percosse continuovano decisi di farlo presente al Lanfranchi che tale stato di cose non poteva continuare. È così che in seguito a colloquio con esso Lanfranchi la cognata di lui a nome Maria Treglia,  presso quale alloggiava e mangiava, essendo a lavorare insieme al fratello Luigi, accettai di fuggire col mio fidanzato avendo la di lui cognat assicurato che ci avrebbe dato la sua camera da letto, con il mobilio, fino a quando potevamo con risparmio nostro mettere su casa. Difatti la sera del18 aprile del 1150 verso le 20:00 il mio fidanzato si presentò a casa mia bussò alla porta e mi chiese se volessi andare con lui  e mi propose di fuggire. Io credevo che lui mi portasse a casa dei suoi in Frignano Maggiore, come precedentemente concordato,  ma usciti fuori dall’abitato di Mondragone, trovato quale pretesto che non vi era il camion  che ci doveva portare a Frignano Maggiore,  mi accompagnò in un pagliaio posto alla contrada “Pennetelle”, in agro di Mondragone”.
Un vero e proprio calvario per la povera ragazza. Lei si ribellò ma inutilemente  venne sedotta con la forza e costretta ad avere continui rapporti sessuali nel pagliaio per tre giorni, con la complicità della cognata  del fidanzato che provvedeva a portare anche da magiare. Dopo tre gorni i “colombi” vennero ospitati nella casa del fratello di lui, Luigi Lanfranchi, in un appartamento di Mondragone. Dopo tre mesi venne cacciata via perché pretendevano una “dote”. Poi il fidanzato iniziò a sparlare in paese dicendo che non l’aveva trovata “vergine” e che quindi non l’avrebbr più sposata. La ragazza fj costretta a rifuggiarsi presso la nonna materna presso la quale rimase fino alla sua morte. La Addolorata tentò in tutti i modi di convincere il giovane a sposarla addirittuyra facendolo chiamare dal maresciallo dei carabinieri prima di Mondragone e poi di Frignano. All’ennesimo rifiuto la denuncia (tardiva!) per ratto. Poi il giorno dell’udienza, la vendetta con il conseguente tentato omicidio.
Fonte: Archivio di Stato di Caserta





La ragazza, con la concessione di tutte le attenuanti: le generiche, quelle  con la diminuente del particolare valore morale e sociale; quelle dello stato d’ira, determinato da fatto ingiusto altrui, venne  condannata alla pena di anni 3 e mesi 11. Pena ulteriormente ridotta, in virtù di un condono promulgato nel dicembre del 1953, di anni 2 giorni 15.
Dopo la formale istruttoria, vennero rinviati al giudizio della Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere ( Presidente, Giovanni Morfino; giudice a latere, Victor Ugo De Donato; giurati: Aniello D’Angelo, Ferdinando Del Rosso, Vittorio Di Lorenzo, Gennaro Pagano, Paolo Corvino, Salvatore Zimbardi e Aldo Funiciello; pubblico ministero, Nicola Damiani); Addolorata Di Toro, di anni 23, da Mondragone,  per rispondere la Addolorata di “tentato omicidio  premeditato, aggravato,  per avere a fine di uccidere, esploso da breve distanza, contro Stanislao Lanfranchi otto olpi di pistola, attingendolo alla regione occipitale, alla regione glutea sinistra ed alla coscia sinistra, producendogli lesioni guarite in sessanta giorni con pericolo di vita; e Luigi Lanfranchi per concorso. Stanislao Lanfranchi, di anni 36, da Frignano Maggiore, veniva intanto prosciolto perché la querela nei suoi confronti era stata tardiva, cioè fuori termine. Dopo la istruttoria dibattimentale nel corso della quale si era principalmente dibattuto sull’autore della lettera minatoria (in quanto la imputata essendo stata arrestato in flagranza di reato, non aveva potuto negare le proprie responsabilità ed anzi era stata rea confessa) la ragazza, con ampia concessione di tutte le attenuanti (le generiche, quelle  con la diminuente del particolare valore morale e sociale; quelle dello stato d’ira, determinato da fatto ingiusto altrui) venne  condannata alla mite pena di anni 3 e mesi 11. Pena ulteriormente ridotta, in virtù di un condono promulgato nel dicembre del 1953, di anni 2 giorni 15. La stessa fu immediatament3e scarcerata. In definitiva poco più dio un anno di carcere per il suo reato.  Ma come detto – la parte principale del processo fu dedicata alla perizia del prof. Attilio D’Angelo di Caserta, perito grafico che si occupò per rispondere del quesito: “Accerti se il biglietto incriminato sia stato vergato da una delle persone di cui alla scrittura di comparazione”. Il biglietto indirizzato al padre della ragazza che lo definiva “disgraziato e cornuto”. Il perito – con la comparazione degli altri scritti (compresa una dettatura innanzi al Pretore di Carinola) attribuì lo scritto incriminato a Luigi Lanfranchi, fratello del fidanzato della sventurata “svergognata”, come venivano definite le ragazze sedotte all’epoca dei fatti.  Nel processo furono impegnati gli avvocati:  Ciro Maffuccini e Francesco Pagano.

Fonte: Archivio dello Stato di Caserta  








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