Pm, Ruby e Mubarak: 10 anni fa Montecitorio umiliato per salvare B.

Aprile 2011 - la camera votò per bloccare l’indagine, credendo alla versione di Berlusconi
Di tutti i modi per sfuggire ai propri processi, quello che Silvio Berlusconi mise in scena il 5 e il 6 aprile di dieci anni fa fu senza dubbio il più teatrale. Dovendo umiliare il Paese, decise di farlo in grande, convincendo 314 deputati a votare che sì, il presidente del Consiglio aveva telefonato alla questura di Milano per far liberare una ragazzina di 17 anni, conosciuta come Ruby Rubacuori, perché convinto fosse la nipote di Hosni Mubarak, presidente dell’Egitto.
Il giorno dopo, la prima udienza del processo sarebbe durata pochi minuti, quelli necessari a formalizzare il rinvio a maggio inoltrato nell’attesa che la Corte costituzionale decidesse sul conflitto d’attribuzione sollevato dalla Camera. Ma più che della storia di quel processo – dopo la condanna in primo grado, B. fu assolto anche grazie alla modifica del reato di concussione – è l’indelebile e surreale verdetto del Parlamento a meritare l’imperitura meritoria.
La seduta, appunto, è quella del 5 aprile 2011. Il centrodestra è a pezzi da mesi, con Gianfranco Fini uscito dal Pdl e l’Italia che fa la triste conoscenza dello spread. Silvio coopta tutti i suoi ministri, che si presentano come alunni disciplinati sui banchetti del governo a Montecitorio, dove si decide se la Procura di Milano possa indagare il premier o se non sia il caso di spedire tutto alla Consulta, invocando il trasferimento degli atti al Tribunale dei ministri. Dietro il tecnicismo c’è però una domanda semplice semplice: Berlusconi ha telefonato in questura per risolvere i fatti suoi o per scongiurare una crisi diplomatica?
La Camera, 314 voti contro 302, vota per la seconda ipotesi. Decisivi sono proprio i ministri, molti dei quali nei tre anni precedenti non hanno messo piede in aula. Ci sono Umberto Bossi, Angelino Alfano, Giulio Tremonti, Renato Brunetta, Giorgia Meloni, Michela Vittoria Brambilla, Franco Frattini. C’è pure il provato onorevole Lucio Barani: “Sono qui anche se cinque giorni fa mi hanno ricoverato per la tachicardia”.
Il sempre esuberante Antonio Di Pietro prende la parola: “Berlusconi ha scelto Montecitorio per non andare a San Vittore”. Il responsabile Silvano Moffa sbeffeggia l’opposizione: “Non riesce a liberarsi da un antiberlusconismo di maniera, agitando un gretto moralismo”. Il meglio, va detto, lo aveva dato un paonazzo Maurizio Paniz qualche seduta prima: “Berlusconi ha telefonato a un funzionario della questura. Lo ha fatto senza esercitare pressioni di sorta per chiedere un’informazione, nella convinzione, vera o sbagliata che fosse, che Karima el Mahroug fosse parente di un presidente di Stato”.
Al momento del voto, arrivano in soccorso a Silvio due liberaldemocratici, Italo Tanoni e Daniela Melchiorre, centristi d’opposizione. Il primo, intervistato dal Corriere, assicura di aver fatto “una scelta ponderata”: “Ma non ho chiesto soldi a Berlusconi”. La Melchiorre invece diventa subito sottosegretaria allo Sviluppo economico, non ottiene i gradi da viceministra e se ne va dopo il primo Cdm, sconcertata dalle “incredibili dichiarazioni” di Berlusconi contro i magistrati milanesi, definiti “un cancro da estirpare”.
Un po’ per pudore, un po’ per amore della suspense, i due libdem nascondono il proprio voto coprendo i pulsanti con l’altra mano. Pier Luigi Bersani sbotta: “Avete umiliato l’Italia, il Parlamento ormai è un collegio difensivo allargato”. Berlusconi si sente un martire e paragona i pm alle Brigate rosse (“brigatismo giudiziario”, secondo un virgolettato di Repubblica). Il giorno dopo, il Fatto racconta “la bramosia di sottomissione” di centinaia di deputati disposti “a sostenere la più idiota delle menzogne”; Repubblica parla di “degradante disonore” per il Parlamento; l’Unità pubblica i 314 nomi di “quelli che credono che Ruby sia la nipote di Mubarak”. Il Giornale, invece, se la cava con un enigmatico riquadrino a fondo pagina: “La Camera respinge i giudici e vota il conflitto d’attribuzione”. E vista così, sembra quasi una giornata qualunque.
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