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sabato 30 novembre 2013

ALFONSO QUARTO NELL'AIGA E' IL N°2 D'ITALIA

ASSOCIAZIONE ITALIANA 

GIOVANI AVVOCATI

Grandissima l’affermazione della Campania che ha visto l’elezione a Vice Presidente Nazionale degli under 45 dell’avv. Alfonso Quarto, Presidente uscente della locale sezione di Santa Maria C.V..



Santa Maria Capua Vetere( Fer.Ter.) Si è tenuto questo fine settimana a Verona il primo Consiglio Direttivo Nazionale dell’AIGA (Associazione Italiana Giovani Avvocati) dove è stata eletta la nuova Giunta Nazionale, dopo l’elezione al Congresso di Palermo dello scorso 27 ottobre del Presidente Nicoletta Giorgi.
Grandissima l’affermazione della Campania che ha visto l’elezione a Vice Presidente Nazionale degli under 45 dell’avv. Alfonso Quarto, Presidente uscente della locale sezione di Santa Maria C.V.. Dal 1966, anno in cui è stata fondata l’AIGA, non era mai stato eletto alla Vice Presidenza un Avvocato della Provincia di Caserta. “E’ stata una esperienza emozionante la mia elezione a Vice Presidente Nazionale dei Giovani Avvocati, soprattutto alla luce del grandissimo consenso avuto nella nostra Regione; testimonianza questo dell’ottimo lavoro e dei sacrifici fatti da tutto il gruppo di lavoro. Pur avvertendo il peso del gravoso incarico, sono pronto a portare avanti con entusiasmo le battaglie già intraprese dalla giovane Avvocatura per ridare slancio alla nostra professione. E’ venuto il momento di passare dall’analisi alle proposte, se vogliamo veramente che il sistema Giustizia - principale valore della democrazia e volano dell’economia – riprenda a funzionare nella maniera più efficiente possibile. So perfettamente che stiamo vivendo un momento di crisi, ma bisogna reagire animati da passione, energia e determinazione, nella consapevolezza che solo una interlocuzione forte e qualificata con le Istituzioni possa rappresentare il punto di partenza per una inversione di rotta”
Grande la soddisfazione e l’entusiasmo anche delle altre sezioni del territorio, poiché la ritrovata unità dell’Avvocatura con la convergenza sul nome dell’Avv. Alfonso Quarto darà certamente maggiore slancio alle proposte provenienti dalla Campania, ricollocando la Regione tra i protagonisti principali nel panorama nazionale. La elevatissima partecipazione al Congresso Nazionale ha, altresì, testimoniato la voglia e l’entusiasmo dei Giovani Avvocati di partecipare attivamente alla politica forense e di avviare un movimento capace di incidere sulla cabina di regia provocando un importante ed opportuno ricambio generazionale.
La elezione dell’Avv. Alfonso Quarto a Vice Presidente  Nazionale, rappresenta una importante novità anche per il neo istituito Tribunale di Napoli Nord “Siamo tutti coscienti delle enormi difficoltà organizzative del Tribunale di Napoli Nord, ma sono convinto che con la responsabilità e determinazione di tutta l’Avvocatura, unitamente ai Magistrati ed al personale amministrativo, troveremo le migliori soluzioni per aumentare l’efficienza della Giustizia nel nostro territorio. Sotto tale profilo, infatti, sento di anticipare tutto il mio impegno, visto che, soprattutto nel nostro territorio, le istituzioni hanno perso ogni credibilità”.
E nella prossima settimana sono già fissati i primi incontri presso il Ministero della Giustizia per fare il punto della situazione.


SONO IN GALERA DA TRE ANNI MA SONO INNOCENTE: L'AUTODIFESA DEL PENALISTA CASERTANO

In 5 ore si e’ difeso come un leone rigettando ogni accusa: “Sono innocente”


PROCESSO ALL’ AVV.  MICHELE SANTONASTASO
UDIENZA PER L’ESAME DELL’IMPUTATO IL QUALE  HA RIGETTATO CON SDEGNO OGNI ACCUSA .
“E’ UN COMPLOTTO DOPO LA MIA CRITICA ALLA GESTIONE DEI PENTITI” 

“E’ FALSA L’ACCUSA DI  AVER FATTO IL POSTINO DELLA CAMORRA PER BIDOGNETTI”

 “LA CARRINO NON MI HA CONSEGNATO NESSUNA SOMMA E L’IPOTESI DI AVER CORROTTO UN PERITO PER UN DUPLICE OMICIDIO  E' SEMPLICEMENTE FANTASIOSA E INVENTATA


La pubblica accusa, sostenuta dal Dr. Antonello Ardituro  ha posto sotto il fuoco di fila   l’avvocato penalista Michele Santonastaso  (difeso dagli avvocati Mauro Iodice e Stefano Sorrentino) il quale però ha controbattuto,  con una forbita eloquenza e con un tesoro di documentazione le accuse della DdA innanzi alla Sezione Penale del  Tribunale di Santa Maria Capua di (Presidente  Maria Flora Mazzaro, a latere Francesco Balato e Benedetta De Risi ).
In particolare l’imputato ha sostenuto che trattasi di un complotto ordito contro di lui - dopo la sua spietata  critica alla gestione dei collaboratori di giustizia - enucleata nel corso della sentenza di appello Spartacus.
Come è noto dalla lettura di  quel "papello" sono scaturiti due processi. Uno a Napoli che vede parti lese Rosaria Capacchione e Roberto Saviano e una a Roma parti offese i procuratori Federico Cafiero De Raho e Raffaele Cantone. 
Sulla vicenda del pentimento di Luigi Guida (Santonastaso è accusato di averlo contattato per conto di Bidognetti con la frase dite che lo “voglio un bene da pazzo come un figlio”) dove però la procura ha letto un messaggio di minaccia di morte. Il tutto avrebbe fatto seguito al dissidio Bidognetti-Schiavone per la gara di appalto tra gli Orsi e Nicola Ferraro (al quale sarebbe stato promesso “un colpo in bocca” qualora non si fosse ritirato dalla gara). Si è parlato di un incontro a casa di Raffaele Simonelli a Frignano dove l’avv. avrebbe incontrato con Bernardo Cirillo il pentito Luigi Guida.

Su questa circostanza,  l’avv. Michele Santonastaso,  ha detto che è “una menzogna rivestita di verità”. Si è parlato poi del falso alibi del processo di Mandara (falso alibi spifferato da Augusto La Torre che fece 12 querele al P. M. Raffaele Cantone)  che Santonastaso  ha definito “pazzo genialoide”.
Sulla  Anna Carrino e sul versamento di 100 mila euro per corrompere il perito Fichera,  Santonastaso ha detto che la Carrino doveva
 in un certo qual modo giustificare 350 mila euro che aveva fatto sparire con la vendita di una mandria di bufale.
Sulle accuse in definitiva, Michele Santonastaso ha detto che si tratta di tutti ex clienti che in un modo o un altro si sentivano abbandonati o traditi anche perché lui difendeva sempre quelli del gruppo Bidognetti.
L’Avv. Michele Santonastaso -  che è ormai detenuto da oltre tre anni -  si è battuto come un leone, continua a soffrire in carcere ma vuole uscire con dignità da questa vicenda nella quale si sente coinvolto perché  forse dava “fastidio a qualcuno”.

Ha rifiutato un processo abbreviato che poteva promettergli uno sconto processuale ed oggi intende difendersi perché secondo la sua tesi egli non ha minimamente travalicato il limite della sua professione di avvocato difensore. Il processo è stato aggiornato al 20 dicembre ore 9,30.

giovedì 28 novembre 2013

SI AVVIA VERSO IL TUTTO ESAURITO LA MOSTRA ARTIGIANI IN FIERA DAL 6 AL 15 DICEMBRE - EXPO A1


Le eccellenze del Made in Italy rappresentate in una mostra fotografica durante la 10 giorni di Maestri in Fiera



Celebrare l’artigianato attraverso lo sguardo dei fotografi Salvatore Di Vilio, Feliciano Cairo, Francesco Rinaldi e Bruno Cristillo.
È questo il filo conduttore delle 16 fotografie in formato 30*45 che accompagneranno il percorso del visitatore all’interno di Maestri in Fiera, la mostra dell’artigianato che si terrà dal 6 al 15 dicembre nel polo fieristico A1 Expo - uscita A1 Capua(Ce). Scatti che ritraggono non solo le immagini dei lavori che da sempre caratterizzano il quotidiano, ma anche le sensazioni degli autori. Ecco che le immagini saranno espressione e testimonianza dei maestri d’arte, che lavorano nelle loro botteghe, nei loro laboratori, rappresentando quella realtà di grande valore che sono le categorie dell’eccellenza del Made in Italy: calzolai, casari, ebanisti, artigiani della seta, ceramisti.
Un omaggio, insomma, al mondo dell’artigianato, quasi come a voler fermare il tempo negli scatti e imprimere nella memoria l’arte del fare, come fosse qualcosa di tangibile. Perché quando si parla di artigianato si parla anche di memoria, di un sapere non codificato capace di conciliare bellezza, creatività e storia.
Dello stesso argomento si parlerà nella tavola rotonda dal titolo “Artigianato: prospettive ed opportunità” che si terrà nella giornata conclusiva della fiera, domenica 15 dicembre alle ore 11. Il dibattito avrà lo scopo di fare il punto sulla situazione del settore, alla luce dei vari convegni e incontri che avranno luogo durante la mostra, ma sarà anche un momento per dare avvio a risoluzioni a sostegno dell’artigianato.


martedì 26 novembre 2013

Valter Vecellio

Giustizia. Lo scandalo Bernardo Provenzano

27-11-2013
Non si scriverà, oggi, in questa nota, delle vicende relative a Silvio Berlusconi. Ne parlano e scrivono tutti, non c'è bisogno di unirsi al coro. Cercheremo invece di sollevare una questione scandalosa, che quasi nessuno, osa trattare: lo scandalo Provenzano. Proprio lui, il boss di Cosa Nostra, sodale – fino a un certo punto, almeno – di Totò Riina e Leoluca Bagarella. Provenzano, arrestato da tempo, si trova ora sottoposto al regime del 41bis, nonostante le sue conclamate gravissime condizioni di salute. Più volte i radicali hanno sollevato il suo caso. E ora meritoriamente interviene anche l’Unione delle Camere Penali. Una nota, è da prevedere, che sarà in larga misura ignorato. Vediamo dunque di che cosa si tratta.
Ci sono nomi", si legge nel comunicato, "che da soli e più di altri, evocano vicende criminose e gravissimi delitti, cui corrisponde il pianto di molte vittime. Spesso si tratta di persone di cui le sentenze passate in giudicato hanno già tracciato il percorso giudiziario, definendo intrecci e scenari delle loro condotte. Fra questi vi è sicuramente Provenzano che da sette anni è detenuto in uno dei tanti penitenziari di massima sicurezza italiani, dopo oltre 40 anni di latitanza durante i quali si sono svolti diversi processi che hanno definito le sue gravissime responsabilità rispetto ad un fenomeno, quello mafioso, che ha segnato la storia italiana. Le cronache giornalistiche, di recente, sono tornate ad occuparsi ancora di lui, a più riprese, con notizie che coinvolgono aspetti non secondari del trattamento delle persone che sono nelle mani dello Stato. Provenzano è imputato nel processo sulla cd. trattativa Stato/Mafia, ma la sua posizione è stata stralciata perché gli esperti nominati dal Giudice hanno accertato che lo stesso non può validamente partecipare al processo né essere giudicato perché le sue condizioni di salute fisica e mentale non lo consentono. Egli è infatti ormai ridotto ad uno stato quasi vegetativo: affetto dal morbo di Parkinson e da altre patologie si trova costretto costantemente in un letto, nutrito artificialmente, incapace di attendere agli atti più elementari di vita quotidiana. Il suo grave stato psicofisico si è potuto verificare anche attraverso i video ripresi in carcere che, in diverse occasioni, i media hanno trasmesso...
L’evidente contraddizione fra il riconoscimento del grave stato di salute dell’imputato, che non gli consente di partecipare validamente al processo, e il suo mantenimento in stato di detenzione, per di più in un regime inumano, non è stata fin qui meritevole di alcuna attenzione, neppure tra coloro che, d’abitudine, si indignano per le violazioni dei diritti fondamentali...
Se una Autorità Giudiziaria ha accertato l’irreversibile processo degenerativo fisico e psichico di uomo, al punto da rendere impossibile la sua partecipazione ad un processo, ciò significa evidentemente che egli è incompatibile con ogni forma di detenzione, figurarsi il regime del “carcere duro”, di cui all'art. 41 bis dell'ordinamento penitenziario. Un regime che mira a condizionare il comportamento processuale dei detenuti – di cui i penalisti sono tra i pochi a denunciare la vera natura di “tortura legalizzata” – sempre ingiusto anche nei confronti di persone in buone condizioni ma che svela la propria intollerabile natura vessatoria rispetto a chi non è più in possesso delle proprie facoltà fisiche e mentali. Questa situazione, dunque, richiede l’intervento immediato dei magistrati competenti, del DAP, ma anche della Ministro della Giustizia, se veramente si vuole dimostrare di aver voltato pagina rispetto ai diritti dei detenuti, specialmente quelli in condizioni di salute estreme: senza distinzioni, senza discriminazioni, senza privilegi. Non lo impone solo il senso di umanità, o il rispetto delle Convenzioni e della Costituzione, ma anche e soprattutto il fatto che lo Stato deve dimostrare che è proprio il rispetto della legalità a renderlo più forte della criminalità”.
E questo è quanto.

domenica 24 novembre 2013

MEDICINALI SCADUTI SOMMINISTRATI AD UN DETENUTO CHE E' IN FIN DI VITA

Somministrato medicinale scaduto “NICETILE”  ad un detenuto del carcere di Secondigliano è ricoverato nel CENTRO DIAGNOSTICO TERAPEUTICO   –  E’ scattata una inchiesta del DAP .


ANTONIO MONACO DI S. MARIA C.V  COLPITO IN CARCERE DA INFARTO, ANGIOPLASTICA E PARALISI AGLI ARTI  E’ GRAVE  MA NONOSTANTE IL PARERE DEI MEDICI I GIUDICI SI OSTINANO A  NEGARGLI GLI ARRESTI DOMICILIARI

La moglie ha interessato con una supplica Il Presidente della Repubblica, il Ministro della Giustizia, Marco Pannella e il Vescovo di Capua –

 

“L’Assassino dei Sogni ( il carcere ) continua ad uccidere “ - Chiesto l’Intervento del Garante dei detenuti Dott.ssa Tocco,  del responsabile del “Carcere Impossibile” e della Commissione per i detenuti della Camera Penale  di S. Maria C.V. di cui è presidente l’Avv. Nicola Garofalo


E’ in corso una inchiesta,  per accertare,  se la bustina di “Nicetile”, scaduta e somministrata al detenuto Antonio Monaco, 47enne, da S. Maria C.V, sposato con Italia Farina, con due figli minori, ha determinato l’aggravamento delle sue patologie, che lo ha reso semi-paralitico ed ora rischia la vita. Ma allora, è vero,  come scrive l’ergastolano ( laureatosi in carcere ) Carmelo Musumeci,  nel suo libro “Gli uomini Ombra”,  che in Italia esiste la pena di morte  legalizzata e che “L’Assassino dei Sogni” – il carcere – uccide ogni giorno?  
Ma veniamo a Monaco. Arrestato nel 2010, per espiazione di pena, per concorso in 416 bis, dovendo scontare una residuale pena  era stato posto agli arresti domiciliari in clinica ( 15 Giugno 2011)  per il suo precario stato di salute. A luglio 2011 ottiene gli arresti con una prescrizione per “inizio cura” domiciliare. Ma a novembre del 2011,  viene inseguito da un’altra ordinanza di custodia cautelare ( il suo difensore sostiene trattasi di bis in idem ) e ristretto   a Salerno presso il carcere di Fuorni. Nel giugno del 2012,  un CTU del Tribunale di Sorveglianza il  Dr. Vincenzo Paludi, gli diagnostica una grave patologia e ne chiede il ricovero presso il centro medico di Secondigliano. Il 26 gennaio del 2013 al Monaco  viene diagnosticato un infarto e una angioplastica. Ad agosto accusa problemi di deambulazione ( quasi una paralisi agli arti inferiori ) il tutto accertato  attraverso una risonanza magnetica. Per questo il 3 settembre gli  viene prescritto una cura a base di “Nicetile” e gli vengono somministrate bustine scadute. Di qui il suo aggravamento. 
La moglie –allarmatissima – invoca la concessione degli arresti domiciliari anche perché presso il centro dove è ricoverato non è sottoposto ad alcuna terapia… se non quella della detenzione ospedaliera.
Ecco la missiva: “Gentile Ministro Le scrivo per informarla che a mio marito Monaco Antonio 22/09/1966, detenuto presso il Centro Diagnostico Terapeutico di Secondigliano, affetto da molteplici patologie, hanno somministrato medicinale scaduto. In data 03/09/2013 l'ortopedico gli ha prescritto NICETILE 500 mg, ma le bustine che mio marito ha preso avevano scadenza 08/2013. Il Dirigente Sanitario scrisse al Gip Rovida e alla Xll sezione del Riesame, in risposta alla compatibilità con il regime: "Le condizioni cliniche attuali appaiono discrete ma per le pluripatologie non possono escludersi eventi acuti cardiovascolari e non anche a esito infausto. Allo stato attuale, le condizioni cliniche appaiono compatibili con regime carcerario". Cioè mio marito può morire da un momento ad un altro ma è COMPATIBILE. l Giudici asseriscono che mio marito è monitorato... non è affatto vero. Sig. Ministro, somministrare farmaci scaduti è monitoraggio??? Mio marito si trovava agli arresti domiciliari per incompatibilità al regime carcerario, non ha mai mancato a questa misura alternativa, era a casa a curarsi; ma è stato ristretto per un nuovo ordine di custodia cautelare e in questa ultima detenzione la sua situazione di salute si è aggravata: ha avuto un infarto, ha delle placche in entrambe le gambe, la retinopatia si è aggravata e nel mese di agosto è stato immobile sulla sedia a rotelle per un dolore fortissimo che gli impediva di camminare... solo dopo circa un mese ha avuto la visita ortopedica. Ministro sto qui a chiederle di fare qualcosa affinchè mio marito non MUOIA DI CARCERE. Tutti hanno diritto ad essere curati... La pena dì morte in Italia non esiste, ma spesso ì detenuti sono CONDANNATI A MORTE. Faccia qualcosa prima che ciò accada.  La ringrazio già da ora per quello che farà Allego in copia: la lettera che mio marito ha scritto al Garante dei diritti del detenuto; la prescrizione medica del farmaco NICETILE; la bustina recante la data di scadenza”. F.to Italia Farina -



sabato 23 novembre 2013

SIANI FU UCCISO PERCHE' SCRIVEVA LE VERITA' E NON ERA FALSO E VENDUTO COME MOLTI GIORNALISTI DI OGGI

LA MEHARI DI SIANI VA AL 

PARLAMENTO DAL 26 AL 29 

NOVEMBRE

In ricordo dei giornalisti uccisi e minacciati. Inaugurazione martedì a Piazza Montecitorio con Laura Boldrini e giovedì al Senato con Pietro Grasso
ROMA – In ricordo dei 26 giornalisti italiani uccisi e per parlare dei cronisti italiani minacciati, la Mehari del film Fortàpasc, l’auto scoperta guidata dal giornalista del Mattino Giancarlo Siani quando fu assassinato, sarà esposta davanti all’ingresso delle Camere da martedì 26 a venerdì 29 novembre.
L’esposizione sarà installata martedì 26 e mercoledì 27 in Piazza Montecitorio, accanto all’obelisco, e giovedì 28 e venerdì 29 novembre in Piazza Sant’Eustachio. Sarà visitabile dalle 10 alle 19.
La mostra, dal titolo In viaggio con la Mehari, promossa da Fondazione Polis, Ossigeno per l’Informazione, Libera e Comitato vittime innocenti della camorra, proviene da Napoli dove è stata esposta al Palazzo delle Arti per iniziativa del sindaco Luigi De Magistris.
Accanto alla Mehari ci sarà, fra gli altri, un pannello dal titolo 26 nomi una sola storia. Un filmato mostrerà le storie più recenti di minacce nei confronti di giornalisti.
La mostra sarà inaugurata in Piazza Montecitorio alle ore 12 di martedì 26 novembre dalla presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, che poi riceverà i promotori e una delegazione dei familiari delle vittime. Il presidente Pietro Grasso inaugurerà l’esposizione a Palazzo Madama giovedì 28 alle ore ore 11.
Il 30 novembre la mostra sarà custodita presso il Comando Generale dei Carabinieri di Roma, poi proseguirà per Bruxelles, dove sarà ospitata nella sede del Parlamento Europeo dal 4 al 6 dicembre.
- See more at: http://www.ossigenoinformazione.it/2013/11/la-mehari-di-siani-va-al-parlamento-dal-26-al-29-novembre-34881/#sthash.KGXbfP9X.dpuf

ITALIA: E' TUTTO FALSO, GLI UOMINI, L'AMORE, LA POLITICA, LE DONNE, LE STATISTICHE: I GIORNALISTI, GLI AVVOCATI I GIUDICI E GLI IMPUTATI...




Falsificare tutto fisso


Dai biglietti Atac a Roma alle tessere del 

Pd. Ecco chi c’è dietro a questi scandali

GALLERIE IMMAGINI:
Dispiace dirlo, ma lo scandalo dei biglietti falsi dell’Atac è il più potente scandalo della storia. A questo punto voglio dire tutto: noi siamo tipografi e stampatori dal 1901. Siamo ed eravamo i più stimati del mondo. Le tessere della loggia massonica P2 le facevamo noi. Anche quelle del Grande Oriente d’Italia e della loggia massonica del rito scozzese. Già allora giravano tessere false. Persone che si vantavano di essere massoni della sezione di Città del Messico senza esserlo. Noi come stampatori autorizzati siamo ed eravamo al corrente di tutto quello che è contraffazione cartacea sul pianeta. Dei biglietti falsi dell’Atac di Roma lo sapevamo dal 1997. Avevamo avvertito le autorità, ma nemmeno tanto. Motivo della nostra reticenza? Tutte le aziende di trasporto locale d’Italia e del mondo hanno in giro il 20 per cento di biglietti falsi. Come faccio a saperlo? Li stampiamo noi. Ci vantiamo e faremo sempre peggio. La democrazia ha un costo. La politica anche. Vogliamo tornare alla pastorizia? Ditelo, per me va benissimo. Però poi dite a Gabanelli, Santoro e Travaglio di non venire a romperci le balle su quanti ovini abbiamo, se li alimentiamo con farine Ogm e se la lana appena tosata viene messa in contabilità. Di solito le popolazioni che vivono di pastorizia dichiarano al capo tribù il 75 per cento in meno di tutta la produzione. Volete fare gli studi di settore anche sull’uomo primitivo? Perché se non lasciate un po’ correre (tollerare l’evasione fiscale al 100 per cento) il futuro del mondo occidentale è arco e frecce, altro che Michael Moore e le sue inchieste demenziali. 


Ma torniamo all’argomento biglietti falsi. Ecco l’elenco che ho dato agli inquirenti (procura di Durazzo e, per conoscenza, procura di Liegi, che è la prima ad avere aperto un fascicolo per procedimento analogo: biglietti falsi di Standard Liegi-Inter del 1987, semifinale di Coppa Uefa). Aziende di trasporti coinvolte:
- Atm di Boston
- Atm di Tokyo
- Atm di Valona
- Atm di Lilla
- Atac di Nancy
- Atac di Dublino
- Atac di tutte le capitali europee e del mondo.
Faccio prima a dire quelle non coinvolte: una, l’Atac di Gibilterra. Noi avevamo proposto al direttore dell’Atac di Gibilterra di stampare un milione di biglietti del tram falsi. Lui ha detto: “No grazie, vogliamo fare tutto regolare, anche i biglietti per annuncio fidanzamento”. A quel punto, vista la persona onesta, gli faccio: “Scusi, ma le tessere del Pd sezione Gibilterra chi le stampa?”. Lui: “Arrivano direttamente dall’Italia”. E certo, avrei voluto rispondergli, le stampo io. Però per non sembrare maleducato ho lasciato correre. Questo per dire che chi crede di essere in regola poi è dentro nella grande truffa. Bella, completa e sincera. Birra Moretti (una bella pubblicità occulta è sempre gradita. E voglio dirlo già adesso: non parlerò mai male della birra Moretti e delle birre in genere. In cambio non voglio niente. Certo, ho un nipote disoccupato, non pretendo che sia assunto dalla Moretti, ma tramite Confindustria qualcosa deve saltar fuori. Altimenti, parliamoci chiaro, faccio un’inchiesta su una ditta che non compra la pubblicità sul Foglio. Siamo mica qui a fare beneficenza. Siamo in commercio. Commercio equo e solidale a km zero ma commercio. Fisso).

Ecco alcune parti del mio memoriale come tipografo pentito di documenti di viaggio. La prima truffa ci venne proposta nel 1971. Falsificare tutti i biglietti della Navigazione laghi lombardi. Sono 500 traghetti che notte e giorno vanno sui laghi di Garda, Como e Maggiore. Solo di turisti sono un milione al giorno. Un giro di svariati miliardi di lire. I fondi neri così raccolti dovevano servire per acquistare il centravanti del Varese Giacomo Libera, il più potente attaccante della storia del campionato cadetto. In quell’estate di calciomercato se lo contendevano Milan e Inter a suon di miliardi. Dopo una disputa che non si è mai più vista, il giocatore andò all’Inter. L’anno dopo i fondi neri dei biglietti servirono per organizzare il Mondiale di pugilato dei pesi massimi corono unificata Wba-Wbc. Incontro tenuto sul lago di Varese. Il più bel match della storia. Vinse Bud Spencer: con un pugno buttò nel lago Foreman. Anzi, vince Foreman, che quando sembrava tutto finito entrò sul ring insieme a Hulk Hogan. In due legarono Bud e lo ridussero in schiavitù. La rivincita fu finanziata l’anno dopo sempre dalla mia tipografia (abusiva, ma nemmeno tanto). Per far fronte all’organizzazione – solo di giornalisti parliamo di 1.500 – ci inventiamo le quote latte. La maggior parte erano solo di carta. In breve si creò un mercato parallelo di compravendita di queste quote latte. Alla fine il commissario europeo all’Agricoltura da Bruxelles disse: “Come mai in giro ci sono 400 milioni di quote latte (una per ogni mucca) e nelle stalle d’Europa ci sono solo 50 milioni di bovini?”. Subito risposi: “A noi non risulta. Verificheremo, ma ci vuole due anni per fare un controllo molto bello e completo”. Dopo due anni il Parlamento europeo era scaduto e quindi non si ricordavano più le interrogazioni di prima. Arrivano i nuovi deputati a Strasburgo. Tanto che giurano, trovano la casa e si abituano passa ancora due anni. Alla fine però uno si sveglia e fa: “Come mai in Lombardia girano 25 milioni di quote latte e risultano 10 mucche?”. Io: “Eccellenza, le quote latte riguardano la produzione, non il singolo capo di bestiame. In Lombardia abbiamo poche mucche, ma ognuna fa una tonnellata di latte al giorno”. Il commissario europeo: “Tutte balle, mando gli ispettori a vedere. E non spostare le mucche da una stalla all’altra, non siamo scemi”. A quel punto ci hanno scoperti. Per me il fatto non sussiste. Comunque i soldi per organizzare la rivincita Bud Spencer-Terence Hill vs. Foreman-Hulk Hogan c’erano. Che bell’incontro. Anche qui nell’arena che ospitava l’incontro ci fu il solito problema: 280.000 biglietti venduti in prevendita, capienza arena 1.500 posti. L’incontro è finito pari. A distanza di anni, anzi ieri, è saltato fuori che si erano messi d’accordo. Qui venimmo truffati noi, però non sono andato a dirlo alla difesa dei consumatori. Anche perché cosa vado a dire, “volevamo truffare e ci hanno truffato”? Anzi, ho cambiato idea: voglio subito andare a lamentarmi per far valere i miei diritti di cittadino. 

Non per mancare di rispetto all’autorità, ma la mia fidanzata è latitante dal 1996. Motivo? E’ ricercata per aver fatto ballare un orso nel mezzanino del Metrò della stazione di Precotto a Milano. Orso con museruola, vestito da scemo. 

Ecco i biglietti che stiamo già falsificando portandoci avanti:
- Biglietti per l’Expo 2015. Solo per il padiglione dei boscimani sono previsti 30 milioni di biglietti. Il biglietto d’ingresso per lo stand dei boscimani dà diritto all’ingresso alla mostra di Andy Warhol a Palazzo Reale. Anche qui ci conviene falsificare direttamente le opere d’arte. Infatti ci sono artisti che hanno fatto talmente tanti quadri che nemmeno loro sanno quelli veri e quelli falsi. 
- Biglietto per entrare in tutti gli stand dell’Expo tranne quello degli eschimesi.
- Biglietto Expo per entrare a visitare lo stand dei nomadi, che praticamente è quello che c’è adesso.
- Biglietto completo con documento di viaggio per la finale di tennis truccata del torneo dei drogati (valido per il Grande Slam).
- Biglietto del pullman falso per visitare lo stretto dei Dardanelli: partenza da Milano domani ore 7. Arrivo a Istanbul non previsto. Chi vuole può scendere prima e con lo stesso  biglietto prendere il treno che va a Francoforte. Arriva in piazza a Francoforte alle 5. Qui chiedere di Piero Vietti. Chiaramente non sarà lui ma uno che usa la sua identità a sua insaputa. Da Francoforte conviene tornare in Italia, anche qui tramite pullman messo a disposizione dell’Atm di Milano. Se c’è sciopero c’è un servizio sostitutivo organizzato da persone che poi salta fuori che sono legate al Partito popolare europeo. 

A questo punto non mi interessa ma voto Ppe, basta. Che tutto rimanga così com’è. W l’Italia, W l’euro, W l’Uefa, W la grande coalizione, W l’economia di carta che nel mondo è 1.200 volte il valore dell’economia reale. Certo, dispiace. E cosa facciamo? Lasciamo tutto così, archiviamo tutto. Il fatto non sussiste. 

CAPITOLATO PER ALLESTIMENTO PADIGLIONE EXPO DEGLI ESCHIMESI
Uno dei più difficoltosi da realizzare. Trattasi di creare una superficie ghiacciata di 2 km per il lungo e larga 1 km. Il ghiaccio deve essere spesso 50 cm. La profondità totale del tutto 14 metri. Questo per permettere ai due eschimesi ospiti dell’Expo (di più no perché è inutile) di mettersi in mezzo al lastrone di ghiaccio, fare il buco e aspettare di agganciare lo squalo balena. Visto che è tutta una finta, lo squalo balena lo dobbiamo mettere noi dell’Expo. Uno squalo balena appena appena bellino costa 500.000 dollari canadesi. Poi bisogna aspettare che abbocchi. Secondo me può passare tutta la durata dell’Expo (sei mesi) senza vedere una mangiata. Per sicurezza metterne uno di polistirolo, guidato da chi curerà gli effetti speciali dell’Expo. Se dopo mezza giornata lo squalo balena vero non abbocca, si interviene con lo squalo balena fatto dagli artigiani della Scala, anche perché il pubblico si stufa nel vedere fissi due eschimesi che aspettano di tirar su qualcosa dal buco. Al Polo nord questo ha un senso. Anche aspettare dei mesi. Ricordiamo che catturare uno squalo balena dà sostentamento a un intero gruppo di eschimesi per un anno. All’Expo di Milano questo no.

Sempre nel padiglione degli eschimesi si pone il problema dei biglietti. Loro vogliono usare delle scaglie di barriera corallina (protetta). Noi come Expo vorremmo fargli usare delle scaglie di pesce persico, pesce tipico lombardo e che non è vincolato come la barrierona corallina. 

Per quanto riguarda lo stand dei beduini, abbiamo pensato di ricostruire 100 km esatti di deserto, da Milano Pero Fiera a Vercelli, al posto della pista ciclabile (che per motivi istituzionali viene abolita). Tutti i giorni la gente potrà vedere i cammellieri andare e venire da Milano a Vercelli e viceversa con i dromedari carichi di spezie, tappeti e unguenti. I biglietti per lo stand dei beduini sono abbastanza costosi: 5 euro per entrare. Chi ha qualcosa da trasportare da Milano a Vercelli può usare i cammelli. E’ compreso nel prezzo del biglietto (mobilio fino a 200 kg). Per quanto riguarda il padiglione dei pigmei, all’Expo sarà sicuramente il più bello. Verrà fatto in modo da riprodurre i luoghi dove sono i pigmei, che saranno portati a Venezia, la città dove hanno detto di voler andare per poi giocare al casino gratis fisso per tutta la durata dell’Expo. Qui la convenzione tra Milano Expo e comune di Venezia si può fare benissimo. Per cui ogni pigmeo nel periodo Expo potrà in ogni momento andare al casino di Venezia, di Sanremo e di Campione d’Italia a giocare a spese dell’ente Expo. Se dovessero vincere, la vincita la tengono i pigmei. C’è solo una tassazione dello 0,5 per cento, ma possiamo lasciar correre. 

Per quanto riguarda la falsificazione di diplomi e lauree, rivolgersi a mio cognato. E’ in grado di riprodurre qualsiasi titolo di studio di qualsiasi ateneo del pianeta. Anche qui i dati sono discordanti: l’Onu dice che ci sono in giro poche lauree false. A noi risulta che il 95 per cento dei diplomi di laurea appesi ai muri sono falsi. Ci è anche capitato un vero laureato a Cambridge che ha voluto farsi stampare una laurea falsa uguale a quella conseguita regolarmente. Chissà perché. Forse per averne due. 

Finiamo dicendo che, anche avendo potuto, mai abbiamo falsificato carta moneta. Tranne una volta che si è stampato 50 miliardi di fiorini olandesi falsi. Motivo? Non chiedo mai a un cliente. Era un uomo distinto sui 65 anni. Ci fa: “Stampate fiorini olandesi?”. Noi: “Certo! Siamo qui apposta”.

Per quanto riguarda il bagarinaggio, ci interessiamo anche di questo. Un vero bagarino spaccia biglietti veri (comprati a stock nelle rivendite autorizzate). Io sono più per fare due pirlate insieme: bagarinaggio e nello stesso tempo venderti biglietti falsi.

La più completa collezione di biglietti falsi di spettacoli e avvenimenti sportivi c’è. Allestita dal 15 novembre al 16 nella casa di Alessandro Manzoni a Milano. Tanti si lamentano per aver concesso tale spazio ai bagarini, ma parliamoci chiaro: i bagarini oggi sono sia davanti alla casa di Giacomo Leopardi sia di altri. Ecco perché tutte le regioni dovrebbero fare dei corsi (con contributo statale) per formare la figura professionale del bagarino. Ricordiamo che la città al mondo con più bagarini è Amsterdam. La città con più bagarini donne è Milano. La donna bagarino è molto ambita come fidanzata:
a) Perché è bella.
b) Perché ha già i biglietti per entrare al parco di Yellowstone. Ricordiamo che il parco di Yellowstone è stato al centro di uno scandalo di biglietti al contrario. Ieri infatti risultavano venduti 5 biglietti mentre nel parco c’erano 780.000 turisti.


L'ON. NICOLA COSENTINO PER LA PRIMA VOLTA DA LIBERO AL PROCESSO IL PRINCIPE E LA SCHEDA BALLERINA

Udienza del processo 

il Principe e la (scheda) ballerina



ASPRI CONTRASTI TRA ACCUSA E DIFESA SULLE  DICHIARAZIONI DEL COLLABORATORE LUCARIELLO SU ALCUNI EPISODI RIGUARDANTI LA CENTRALE ELETRICA DI SPARANISE E IL RUOLO DELL’ON. CASENTINO   PER LA COSTRUZIONE DEL CENTRO COMMERCIALE IL PRINCIPE
PROSSIMA  UDIENZA DI SCENA IL PENTITO ROBERTO VERGAS

  di  Ferdinando Terlizzi

Caserta – Ha fatto il suo ingresso, da uomo libero, in questo processo l’on. Nicola Cosentino,  per la prima volta, da quando fu tratto in arresto.  Contro di lui l’accusa sostiene che si adoperò per pilotare le finanze per la costruzione di un centro commerciale in località “Principe” a Casal di Principe, con lo scopo di favorire, poi, ditte vicine alla camorra.  Questo è il troncone del processo che vede alla sbarra 21 imputati ( tutti coloro i quali non hanno scelto la via del processo abbreviato già conclusosi con pesantissime condanne ) e coinvolge anche protagonisti delle elezioni comunali ( la scheda elettorale ballerina ) portate avanti con promesse di posti di lavoro e con brogli elettorali.

Contro Nicola Cosentino, difeso dagli avvocati Stefano Montone e Agostino De Caro si è costituito parte civile la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Interno. L’accusa è sostenuta dal pubblico ministero della DdA Dr. Antonello Ardituro.
Di scena – nella udienza di ieri – innanzi alla prima sezione del tribunale (Presidente Orazio Rossi ) il collaboratore di giustizia Orlando Lucariello dal carcere di massima sicurezza di Parma, accusato di reato connesso e quindi testimone assistito dall’avv. Giovanna Romano del Foro di Nola.
In apertura il collaboratore – come da prassi – ha ricostruito il suo “spessore” criminale, la sua partecipazione ai delitti ( è accusato di omicidio ed è
stato condannato con la sentenza Spartacus)  la sua militanza al clan dei casalesi fazione Schiavone  introdotto nel “gotha” della camorra dal “padrino” Giuseppe Russo, tra l’altro imparentato con Nicola Cosentino ( Mario Cosentino ha sposato una sorella del padrino).
“Uscito dal carcere di Carinola – ha detto Lucariello – fui nominato capo zona per il tenimento di Aversa, Succivo e Orta di Atella. Noi facevamo eleggere i sindaci e tutti ci dovevano ubbidire. Oltre gli appalti ci interessammo anche della raccolta dei rifiuti e delle relative gare di appalto con la costituzione di ConsorziO e con la connivenza dei sindaci (  Andrea Moretti,  Andrea  Lettieri,  Angelo Brancaccio ) e di nostri affiliati ( Stefano Di Ronza, Salvatore Munno, Raffaele Letizia, Giuseppe Diana, Giuseppe Di Caterina, Enrico Martinelli, Sebastiano Panaro, Sebastiano Corvino, Domenico Feliciello, Antimo Perreca  ) tutto era coordinato però da Giuseppe Russo molto vicino a Sandokan”.
Ha narrato di un episodio accaduto durante un processo allorquando Enrico Martinelli gli riferì che il prossimo sindaco di S. Cipriano sarebbe stato il suo  omonimo e cugino.
“A Nicola Cosentino – ha precisato il Lucariello – non l’ho mai conosciuto o incontrato. Posso dire che Peppe Russo ci diceva di appoggiarlo perché era “cosa-nostra”.

In definitiva Lucariello ha riferito per la massima parte su fatti che non sono contestati.  Su specifica domanda della pubblica accusa il collaboratore ha parlato di Mario Cosentino e del presunto interessamento dell’On. Nicola per i lavori della centrale elettrica di Sparanise ( Sorgenia) affidati al fratello di Russo e a suo fratello.
Su questo punto,  in sede di controesame,  vi è stato un violentissimo scontro tra Montone e Ardituro. La difesa ha contestato al Lucariello di aver riferito circostanze al di fuori del periodo utile per il suo pentimento, e che sia stato pilotato leggendo appunti precostituiti ( domanda del pm: “Che cosa sa di Nicola Cosentino?” )  di aver travisato fatti e circostanze, di diversità,  tra quanto reso in udienza e quanto invece risulta dai verbali trascrittivi ( costellati di omissis  e suggerimento del nome Michele riferito ad Orsi da parte del poliziotto presente all’interrogatorio). 

Dopo alcune domande degli avvocati Giuseppe Stellato e Agostino De Caro l’udienza è stata aggiornata e nel corso della prossima sessione sarà ascoltato il pentito Roberto Vargas. 

venerdì 22 novembre 2013

L'AULA DEL GUP FIERRO A NAPOLI

A NAPOLI  INNANZI AL GUP FIERRO  UDIENZA PER IL PROCESSO ALL’AVV. GERRY CASELLA  ACCUSATO DI AVER FATTO FALSIFICARE LA PERIZIA CHE PERMISE A GIUSEPPE SETOLA DI EVADERE –
HANNO DISCUSSO GLI AVVOCATI VITTORIO GIAQUINTO, ALESSANDRO BARBIERI  E ANGELO RAUCCI – LA SENTENZA PREVISTA PER L’11 PROSSIMO –

Aspra critica di Giaquinto sulla requisitoria del PM Milita – La Giudice Fierro prende la difesa di ufficio

( dall’inviato )






Napoli  - Si è tenuta l’altro giorno, presso il Gup del Tribunale di Napoli,  Dr.ssa Francesca Fierro,  la terza udienza del processo,   col rito abbreviato,  a carico dell’avv. Gerry Casella, detenuto presso il carcere di Bellizzi Irpino e tradotto per l’occasione ( non mi è sembrato molto abbattuto, anzi sorridente,  ha salutato  tutti dalla gabbia; indossava  un pantalone di velluto,  un pullover blu  ed un piumone ) il quale è accusato di aver partecipato al clan dei casalesi con la falsificazione della perizia che consentì a Giuseppe Setola di evadere dalla clinica di Pavia e di aver tramesso all’esterno pizzini di estorsioni.
Come si ricorderà,  nella precedente udienza – al termine della sua requisitoria – che non poche polemiche ha suscitato nell’ambito degli avvocati – il PM della DdA Dr. Alessandro Milite,  chiese per il professionista casertano 15 anni di reclusione. Ieri, però, la pubblica accusa  era rappresentata dalla Dr.ssa Anna Maria Lucchetta. Assieme al Casella  sono accusati di vari reati anche Gabriele Brusciano ( difeso dall’avv. Angelo Raucci che ha concluso la sua arringa per iscritto ) e
Massimo Alfiero ( detenuto a Cuneo, difeso dall’Avv. Giuseppe Stellato, sostituito dall’avv. Claudio Sgambato, che ha rinunciato all’udienza). Il primo a prendere la parola è stato l’avv. Alessandro Barbieri,  in difesa di Casella,  il quale ha tracciato un lungo “excursus” sulle attività svolte prima che il Casella prendesse la difesa.  Il primo difensore ha molto criticato la requisitoria del dr. Milita,  definendola “dura ed aspra”. Barbieri ha detto che la massima attività truffaldina sarebbe stata comunque opera degli avvocati precedenti: Camillo Irace, Alfonso Martucci e Salvatore Maria Lepre.
Ha preso quindi la parola Vittorio Giaquinto che ha esordito mettendo in rilievo la durezza della requisitoria e l’esagerazione delle accuse a Casella. Nel corso della sua arringa, però, Giaquinto è stato interrotto dal giudice Feirro,  la quale ci ha tenuto a precisare che certamente il Dr. Milita,  nella sua requisitoria,  non intendeva generalizzare sul comportamento  degli avvocati e non ha inteso minimamente offendere gli avvocati di Napoli o di Santa Maria. 
Giaquinto,  nel corso di oltre due ore,  - citando le famose sentenze della Corte di Cassazione che hanno fatto giurisprudenza in materia di 416 bis e concorso esterno ovvero  quella del Ministro Mannino e del sen.  Dell’Utri - ha smontato parzialmente l’accusa chiedendo alla fine una pena mite che comprendesse quantomeno il favoreggiamento e non già la partecipazione attiva al sodalizio dei casalesi. Ho detto che Gerry Casella è stato minacciato e che setola gli ingiunse di fare quello che lui voleva altrimenti sarebbe stato pestato a sangue come avvenne all’avv.  Camillo Irace
L’avv. Giaquinto ha poi fatto cenno alla condanna di Riccardo Iovine ( 4 anni ) indicandolo come vero fiancheggiatore e sminuito l’episodio della cocaina ( delazione di Francesco Cantone ) che Casella avrebbe introdotto nel carcere con l’orologio. In proposito l’Avv. Gerry Casella in una dichiarazione spontanea ha voluto ribadire che,  essendo padre di  2 figli,  ci  teneva a rimarcare la circostanza della cocaina come una falsa accusa.
Il processo è stato aggiornato all’11 dicembre allorquando dopo l’arringa di Giuseppe Stellato per Alfiero sarà emessa la sentenza.



giovedì 21 novembre 2013

SIT IN DEI RADICALI DI CASERTA DAVANTI AL CARCERE DI S. MARIA C.V.

Nella mattinata di giovedì 21 novembre 2013, 

davanti a molti carceri italiani si sono tenuti dei sit-

in Nonviolenti promossi dalle varie associazioni 

riconducibili a Radicali Italiani.




L’Associazione “Legalità&Trasparenza”-Radicali Caserta, ha promosso l’iniziativa “ Con Marco Pannella per l’Amnistia! Basta stato fuorilegge!” con un sit-in davanti La Nuova Casa Circondariale  di Santa Maria Capua Vetere, dove i militanti e i dirigenti dei Radicali Caserta, hanno raccolte diverse adesioni dei parenti dei detenuti, al sostegno dello sciopero della fame e della sete di Marco Pannella.
“ E’ da diverso tempo, ormai, che organizziamo sit.in davanti al carcere di Santa Maria Capua Vetere e ringraziamo i parenti dei detenuti che hanno sostenuto la nostra iniziativa.” A dichiararlo è Luca Bove, Segretario dei Radicali Caserta che continua.” Nella Nuova casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, come nella maggior parte dei penitenziari italiani, è presente un numero considerevole di detenuti in attesa di sentenza definitiva e sottoposti a provvedimenti di custodia cautelare, è questa una delle tante crudeltà della giustizia italiana, è contro ogni principio,  incarcerare un cittadino che ancora non ha avuto una sentenza definitiva e per cui secondo la nostra costituzione è da considerare innocente. Di custodia cautelare se ne parla poco e male e capita solo quando viene applicata al politico di turno ma spesso e volentieri, questo provvedimento viene applicato a cittadini comuni che non hanno le possibilità di difendersi legalmente.”
Bove conclude:” Nelle prossime settimane organizzeremo altri sit.in davanti a questa struttura e cercheremo di promuovere, insieme ai parenti dei detenuti, un’iniziativa per la mattinata del prossimo 24 dicembre, dove inviteremo tutte le forze politiche ad intervenire”

Presente al sit.in dei Radicali era presente anche il militante e iscritto a Radicali Italiani, Domenico Letizia, che dichiara “"Siamo a fianco delle decine e decine di parenti che quasi ogni giorno sono fuori le mura del carcere di Santa Maria Capua Vetere, in pessime condizioni, per poter parlare con i propri cari. Stamane abbiamo anche ribadito la nostra posizione per l'abolizione dell'ergastolo che riteniamo una simbiosi della pena di morte con l'aggravante che è allungata e crudelmente vissuta nel corso di tutta l'esistenza. Chiediamo semplicemente il rispetto della dignità umana e di qualsiasi individuo".

mercoledì 20 novembre 2013

NELLE CARCERI ITALIANE SI CONTINUA A MORIRE E I RICOTTARI CHE ABBIAMO MANDATO A ROMA CONTINUANO A DROGARSI CON LE CAZZATE POLITICHE: LE PRIMARIE LE SECONDARIE LE CORRENTI E IL POPOLO MUORE DI FAME. L'ITALIA CONDANNATA ANCORA UNA VOLTA DALLA COMUNITA' EUROPEA

Valter Vecellio

Carcere. Tre storie “esemplari”. L’Europa condanna nuovamente l’Italia

21-11-2013
Tre storie esemplari. Gaetano Bottigliero, 25 anni, condannato in primo grado a nove anni di reclusione, è detenuto nel carcere romano di Regina Coeli. Nel gennaio scorso gli viene diagnosticata un'insufficienza renale cronica. In attesa di un trapianto di rene, è sottoposto a dialisi tre volte alla settimana. Le richieste di termine o quantomeno di attenuazione delle misure cautelari, sono state rigettate dal magistrato competente perché sussisterebbe a suo carico un "pericolo di fuga". Vincenzo Di Sarno, 35 anni, condannato in via definitiva, detenuto nel carcere napoletano di Poggioreale, è affetto da un tumore al midollo spinale. Gli è stata rigettata l'istanza di scarcerazione per incompatibilità con lo stato detentivo. Vito Manciaracina, 78 anni, condannato in via definitiva all'ergastolo, detenuto presso il Centro clinico del carcere di Bari, affetto da paralisi degli arti inferiori, epilessia e demenza senile. Il 7 novembre scorso, la Procura della Repubblica ha chiesto il rigetto dell'istanza di sospensione della pena.
Giornalista professionista, attualmente lavora in RAI. Dirige il giornale telematico «Notizie Radicali», è iscritto al Partito Radicale dal 1972, è stato componente del Comitato Nazionale, della Direzione, della Segreteria Nazionale.

Tre storie di sofferenza e di agonia. Importa poco sapere di cosa si siano resi colpevoli Bottigliero, Di Sarno e Manciaracina. L’articolo 27 della Costituzione sancisce che “l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte”. Uno Stato che viola per primo la sua legge suprema, come può chiedere e pretendere che i suoi cittadini la rispettino?
In Italia troppo spesso accade che persone fermate dalle forze dell'ordine o incarcerate subiscano maltrattamenti e che le indagini su questi episodi, quando condotte, finiscano senza l'individuazione di precise responsabilità. Questa, in sintesi, la denuncia contenuta nei due rapporti pubblicati dal Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d'Europa sulla situazione in Italia. Nei rapporti, redatti sulla base di visite condotte nel nostro Paese tra il 2010 e il 2012, oltre che sui maltrattamenti, il Cpt torna sulla questione del sovraffollamento dei penitenziari, definito nel caso della prigione di Bari "inaccettabile"; e sul regime del 41bis, che va rivisto. Ma è sui maltrattamenti subiti da persone arrestate o incarcerate e sulle misure che l'Italia deve adottare per individuare, indagare e condannare questi casi che i due rapporti si concentrano. Per dimostrare che le autorità non stanno facendo tutto ciò che dovrebbero contro i maltrattamenti il Cpt elenca nei due rapporti una serie di casi. Dalle denunce ricevute soprattutto da persone straniere percosse nella maggior parte dei casi dalle forze dell'ordine nella zona di Milano, a quelle ricevute nella prigione di Vicenza sui maltrattamenti inflitti dalle guardie penitenziarie, o quella di un tunisino picchiato perché, per non essere rimpatriato, aveva ingoiato delle pile. Nel rapporto 2010, pur non facendo i nomi (a cui però si può risalire facilmente in base ai particolari riportati) ma riferendosi solo al "caso A" e "caso B", il Cpt analizza nel dettaglio anche le vicende di Stefano Cucchi e Mario Gugliotta, oltre a quella, indicata come "caso C", di un detenuto maltrattato nella prigione di Castrogno (Teramo); e si sottolinea che l'inchiesta è stata chiusa nonostante ci fosse una registrazione che provava i maltrattamenti. Il penitenziario abruzzese viene così descritto: "con una capacità ufficiale per 231 detenuti, la struttura che si trova alla periferia della città, costruita nel 1986 comprende una piccola sezione per un massimo di 21 donne e quattro blocchi di detenzione per gli uomini. Al momento della visita era sovraffollato: ospitava 29 donne e 360 uomini". Attraverso tutti questi esempi il Comitato mette in luce il fatto che spesso i maltrattamenti passano inosservati. E anche quando sono oggetto di indagine, queste raramente portano a delle condanne.
Il Cpt punta poi il dito sulla mancata apertura di un'inchiesta nonostante che nel 2012, nell'arco di due mesi, al carcere di San Vittore vennero redatti ben 18 referti medici su altrettante persone che quasi certamente erano state maltrattate prima di arrivare lì. Infine il Comitato, nel rapporto 2010, critica in modo esplicito il processo sulla vicenda di Bolzaneto e della Diaz durante il G8 di Genova. Secondo il Comitato "il risultato del processo mette in dubbio l'efficacia del sistema che deve determinare le responsabilità delle forze dell'ordine e del personale penitenziario per i maltrattamenti".
 

martedì 19 novembre 2013

PAUSA CAFFE': NICOLA COSENTINO CONVERSA CON SANDRO DIANA PRESIDENTE ORDINE DEGLI AVVOCATI

                                 

L'UDIENZA   DEL 18 NOVEMBRE DEL PROCESSO  A NICOLA COSENTINO


 di Ferdinando Terlizzi


Si è svolta ieri, (Presidente Gianpaolo Guglielmo )   una ulteriore udienza del processo a carico di Nicola  Cosentino che puntualmente – così come aveva promesso appena liberato – è venuto per difendersi. L’ex coordinatore del PdL è apparso sereno e sorridente e si è intrattenuto con il Presidente dell’Ordine degli Avvocati Avv. Sandro Diana. ( vedi foto)
Cosentino,  che era difeso dagli avvocati Stefano Montone, Ferdinando Letizia e  Agostino De Caro,  indossava un completo diplomatico blu. Non ha voluto rilasciare dichiarazioni. E’ accusato –  come è noto – in questo processo  - più conosciuto come processo Eco4,  di  concorso in associazione camorristica di stampo mafioso.
In video conferenza,  da un sito remoto,  è stata ascoltata la testa della lista della DdA ( rappresentata dal P.M. Alessandro Milita ) Anna Carrino, collaboratore di giustizia, accusata di reato connesso e concorso in omicidio, ed ex moglie di Francesco Bisognetti alias cicciotto e mezzanotte.
 In apertura di udienza su precise domande della pubblica accusa la Carerino ha tracciato un exursus della potenza criminale del marito con il convolgimento del “ghota” della camorra  locale: Luigi Guida, Alessandro Cirillo, Giuseppe Setola, Domenico Bidognetti, Antonio Iovine, Michele Zagaria e Francesco Schiavone. La Carrino ha spiegato che nell’organigramma del clan dei Casalesi esiste già una predisposizione per chi deve subentrare nel comando  ogni volta che un elemento del vertici viene arrestato o ucciso.
Anna Carrino ( che è anche accusata di concorso in omicidio per il delitto del giovane Antonio Petito ) ha spiegato che ogni volta che andava ai colloqui con suo marito Francesco Bidognetti sottoposto a regime di 41 bis, parlavano con segni convenzionali. Lei, in particolare, si occupava soltanto di pagare le famiglie degli affiliati che erano carcerarti e i relativi avvocati ( tra questi ha più volte indicato L’Avv. Michele Santonastaso ).
Ha poi spiegato che un avvocato – addetto alla difesa degli affiliati – le aveva spiegato che dovevano considerare il fatto che tutti i colloqui in carcere erano intercettati e registrati sia audio che video.
Su precisa richiesta del P.M. ha chiarito che per indicare Francesco Schiavone detto Sandokan il marito si toccava il mento per indicare la barba. Per parlare di Luigi Guida detto Ndring Cicciotto indicava il dito ove si mette la fede per dire il “compare” ( pare che la Carrino avesse battezzato un figlio di Guida ). Per indicare, invece, Alessandro Cirillo si toccava la spalla inmdicando i gradi da “sergente” ( lui  infatti era agnominato o’ sargente ).
Mentre per indicare Bernardo Cirillo bastava dire il figlio di zia Lina. Insomma un codice che nessuno poteva intercettare per portare all’esterno i “pizzini” di morte e gli obiettivi per le estorsioni.
Si è parlato poi di una preseunta visita di Nicola Cosentino a casa Bidognetti, della raccomandazione del figlio di Raffaele Stolder che doveva parteire per militare e del concorso nell’omicidio di Antonioi Petito.
Nel 2003, ha detto ancora la Carrino nel corso della sua lunghissima deposizione -  attraverso un processo che mi fu consegnato dall’Avv. Michele Santonastaso appresi che mio marito aveva un’amante che era la signora Angela Barra. Da allora – nonostante la mia burrascosa esistenza con la conduzione di 5 figli – di cui tre della precedente relazione –mi lasciai con mio marito e maturai il pensiero della collaborazione.

Il processo è stato poi aggiornato al 2 dicembre udienza nella quale dovrà deporre il commissario di polizia dr: Mario Mauro che si occupò delle intercettazioni. 

LA QUESTIONE DELLA RACCOMANDAZIONE  DI COSENTINO PER IL FIGLIO DI STOLDER CHE DOVEVA PARTIRE MILITARFE


  Anna Carrino si è molto soffermata sulla circostanza della raccomandazione dell’on. Nicola Cosentino per Roberto,  figlio di Patrizia Ferriero e Raffaele Stolder,  che doveva partire quale militare. La Carrino ha detto che in occasione di un suo colloquio in carcere con il marito Francesco Bidognatti,  questi gli raccomandò la signora Patrizia Stolder ( moglie di Raffaele che era ristretto con lui in regime di 41 bis ) alla quale doveva consegnare uno stipendio di euro mille al mese. Cose che lei ha detto di aver sempre fatto nella circostanza che la incontrava nell’anticamera delle sale colloqui.  Alcune volte incontrava la signora Stolder vicino alla Chiesa di Capodimonte a Napoli. Poi un giorno, mentre era a colloquio ed era presente anche il genero Giovanni Lubello ( che ha sposato Katia Bidognetti ) sentì che il marito diceva al genero di rivolgersi all’on. Nicola Contino per la raccomandazione del figlio di Stolder che doveva partire militare,  ma che non voleva raggiungere una destinazione lontana da  Napoli.
Nei giorni seguenti lei seppe per bocca del Lubello, però, che la raccomandazione ( a suo tempo inoltrata a Cosentino tramite  Bernardo Cirillo ) era stata revocata perché in quel periodo vi era in atto una guerra nei Paesi Arabi e il figlio di Stolder aveva paura di partire.
La Carrino ha poi raccontato di un episodio che si sarebbe verificato tra il 1987 e il 1988 ( tutto da verificare e parzialmente smontato in sede di contro esame dall’avv. Montone ) secondo il quale l’On. Nicola Cosentino si sarebbe recato presso la sua abitazione per salutare Francesco Bidognetti che all’epoca era agli arresti domiciliari.
Infine la Carrino ha parlato dei rapporti che il marito aveva – per i ricavi dei rifiuti ( due sacchi per la spazzatura pieni di soldi  che Gaetano Cerci dopo averli esibiti a Cicciotto li portò a casa sua in una cassaforte ) con l’avv. Cipriano Chianese e con Gaetano Vassallo. 


L’ACCUSA DI OMICIDIO DI ANTONIO PETITO E LA MARCIA INDIETRO DEL CAMORRISTA GAETANO CERCI CHE SI STAVA PER COLLABORARE


Nel corso dell’udienza sono venuti alla ribalta molti fatti inediti e sconcertanti. Tra questi l’omicidio del giovane Antonio Petito e la marcia indietro del presunto pentimento di Gaetano Cerci. Su impulso della difesa di Nicola Cosentino è venuta fuori la circostanza secondo la quale Anna Carrino sarebbe accusata di concorso in omicidio aggravato ai danni del giovane Antonio Petito,  fatto uccidere dal figlio Gianluca,  semplicemente perché aveva avuto una animata discussione con lo stesso per fatti di viabilità. Il delitto avvenne nel 2002 ma soltanto nel 2012 la Carrino è stata iscritta nel registro degli indagati. La difesa di Cosentino ipotizza un trattamento “premiale” e di favore,  tanto è vero che la stessa Carrino ha detto addirittura di non essere  a conoscenza della accuse. Esecutore materiali del delitto sarebbe stato in un commando composto da Emilio Di Caterino, Luigi Grassia  Luigi Guida. Il giovane che aveva 20 anni fu ucciso all’interno della sua auto.
Poi Anna Carrino ha ricostruito le fasi del presunto pentimento di Getano Cerci. Ha detto che mentre era ad un colloquio nel carcere aveva appreso  che Gaetano Cerci stava per collaborare con la giustizia. Subito – da parte di Francesco Bidognetti – fu informato l’avv. Michele Santonastaso suo difensore che dopo un colloquio fece marcia indietro.
Su specifica domanda del pm Alessandro Milita la Carrino ha poi spiegato  perché una figlia di Cerci si chiama Wanda ( in onore del nome della villa di Licio Gelli, appunnto Villa Wanda ). Ha anche spiegato che Cerci si è incontrato con il maestro venenerabile Licio Gelli insieme ad Alfonso Diana e Guido Mercurio da Villa Loiterno.